10 ottobre 1982
La parola di Dio che è stata proclamata ci giunge come luce che illumina il cammino e come forza che ci aiuta a percorrerlo. La prima lettura, il salmo responsoriale e l’acclamazione al Vangelo ci fanno chiedere lo spirito di sapienza, la sapienza del cuore.
La chiediamo per tutti e per ciascuno, ma non vi pare che tutta la Santa Chiesa che è in Nola debba chiederla oggi in modo particolare per il suo nuovo Pastore?
Chiedete per me un cuore che “sappia ascoltare” (così pregò anche per sé il giovane re Salomone e piacque tanto a Dio); chiedete un cuore saggio. L’uomo non è saggio per nascita. La Sapienza non è un dono congenito. Ci può essere conoscenza senza sapienza. Non sempre la scienza matura in saggezza. Lo sappiamo. Perciò occorre pregare, implorare, supplicare Dio che ce ne faccia dono.
Chiedete per il vostro Vescovo la sapienza del cuore, cioè la perfetta identità di visuale con le intenzioni di Dio, la totale adesione ai suoi pensieri e ai suoi progetti. Implorate ogni giorno per lui un cuore docile, un cuore che “sappia ascoltare”, discernere, promuovere, valorizzando tutte le energie armonizzando tutti i carismi, facendo tesoro di tutte le ricchezze che lo Spirito suscita per costruire, nella comunione, la comunità.
La terza lettura tratta dal Vangelo di Marco ci presenta un giovane serio, uno che chiede indicazioni per impegnarsi maggiormente con la vita. Un giovane che stava nel profondo e che mira in alto. Ha al suo attivo l’osservanza dei comandamenti fin dalla sua giovinezza. Cristo lo fissa con uno sguardo di tenero amore e gli dice che occorre un salto ulteriore: non basta essere giusti secondo i precetti, bisogna essere totali come richiede la misura dell’amore. La sequela di Cristo esige il distacco da tutti i propri beni. Ma lui non ce la fa. Il cammello non riesce a passare per la cruna di un ago. Meglio: lui non si lascia amare fino a questo punto, “perché tutto è possibile presso Dio” (Marco 10,27). “Rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni”.
Afflitto:
- per la delusione della risposta che non si attendeva così esigente come se Gesù davanti alla sua buona volontà avesse alzato troppo il prezzo.
- per la constatazione, forse, di non avere la forza di quella liberazione, a causa del fascino che i suoi beni esercitavano sul suo cuore.
- per l’amarezza che resta nell’animo quando la coscienza ci avverte che abbiamo detto di no ad una chiamata e che abbiamo trascurato una grazia e spento lo Spirito.
Quel giovane amava Dio, però meno della ricchezza, della salute e della bellezza; amava la gemma di inestimabile valore, ma rimaneva attaccato ai beni che si vedono e che danno sicurezza; amava l’avventura del discepolo, ma temeva la sequela che conduce alla morte. E così, di fronte all’esigenza del taglio netto, della scelta radicale, non ebbe coraggio. Peccato! Perché uno come lui, Levi il pubblicano, aveva accettato l’invito ed era lì tra i Dodici. Altri si trovavano stupefatti e sbigottiti, ma erano rimasti; lui se ne va, per non ricomparire più. Fa tanta tristezza. Non ha capito che in confronto al tesoro del Regno tutto si trovava svalutato; non ha capito che la sola cosa che gli mancava era quella decisiva in ordine alla comunione con Gesù; non ha capito che a tutti quelli con cui il Signore vuol fare cose grandi chiede strazianti rinunzie. Si è scandalizzato perché il centuplo già qui in terra è dato “insieme a persecuzioni” (Marco 10, 30).
Ai giovani qui presenti e a tutti i giovani della mia Diocesi vorrei dire: vincete la paura, lottate contro ogni egoismo, siate generosi, dilatate i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, amate la Chiesa, seguite Cristo, il profeta della verità e dell’amore, il compagno e l’amico dei giovani.
La seconda lettura tratta dalla lettera agli Ebrei, ci insegna la strada della Sapienza: la parola di Dio. Essa è viva ed efficace. Essa cambia il corso delle cose. E’ potenza di Dio che ci ha rigenerati, è potenza di Dio per la salvezza di quanti credono. Essa ci fa conoscere il cuore del Padre, ci manifesta i suoi pensieri di amore e i suoi disegni di pace. Dissipa le tenebre, dissipa i dubbi, snida dagli egoismi, giudica senza appello. Alimenta in noi la mentalità di fede, forma in noi un cuore saggio, ci fa capaci di pensare secondo Dio.
E sarà la Parola di Dio, letta nella Chiesa, studiata con fedeltà, meditata dentro la storia, pregata nella vita, contemplata nel mistero, la stella polare del nostro cammino, quella che ci fornisce continuamente l’indirizzo verso la casa del Padre.
Nel metterci al lavoro ricordiamo e facciamo nostra la preghiera di questa domenica: “Ci preceda e ci accompagni sempre nella tua grazia, Signore, perché sorretti dal tuo paterno aiuto non ci stanchiamo mai di operare il bene”.
Nell’ora di lettura della liturgia delle Ore, abbiamo letto stamani il brano del profeta Aggeo, che, in nome di Dio, rincuora un popolo deluso di fronte alle difficoltà della ricostruzione materiale e spirituale: “Coraggio, Zorobabele (il re)… coraggio Giosuè (il sommo sacerdote); coraggio popolo tutto del paese, dice il Signore; coraggio e al lavoro, perché io sono con voi… il mio spirito sarà con voi, non temete”.
Nola, 10 ottobre 1982
Giuseppe Costanzo
Vescovo
