Pomigliano D’Arco, Natale 1985
Aderisco cordialmente alla manifestazione alla quale avete avuto la cortesia di invitarmi. Anche se gli impegni dell’odierna solennità mi fanno temere di non poter essere fisicamente presente, sono, però, spiritualmente con voi, sicuro di rappresentare i sentimenti dell’intera comunità diocesana.
Vi siete mobilitati per una causa nobile e degna, per dare il contributo della vostra sensibilità alla soluzione di uno dei problemi più dolorosi e sconcertanti del nostro tempo. Sa dell’incredibile, infatti, che il nostro mondo, così sensibile al valore dell’uguaglianza universale degli uomini, possa ancora registrare fenomeni di discriminazione motivati dal colore della pelle o da una diversa appartenenza etnica.
La vostra manifestazione cade in un giorno che rappresenta per noi cristiani il radicale superamento di tutte le divisioni. Il Natale non è soltanto il più grande fatto religioso, ma anche il più grande fatto umano della storia. Esso ci ricorda che Dio, nel piccolo bambino nato a Betlemme duemila anni fa, ha scelto la condizione dell’uomo, fino a farsi Egli stesso uomo. Da questo momento la persona umana ha visto innalzarsi infinitamente la sua dignità. Ogni uomo è stato posto a livello di Dio stesso, con una vocazione divina e un valore infinito.
Dal Natale dunque la fraternità universale attinge nuova luce, un motivo più alto, un fondamento più sicuro. Il cristianesimo ha segnato proprio in questo una grande svolta storica, anche se ogni generazione è chiamata a confrontarsi con questo messaggio e a tradurlo in coerenza di vita. Il problema del razzismo che è oggi al centro della vostra attenzione, ha certamente tanti risvolti: culturali, politici, economici…
Ma consentite ad un Vescovo, nella sua qualità di annunciatore del Vangelo, di portare il suo contributo a livello più radicale: quello dei “valori”.
E permettete che lo faccia, in modo forse un tantino provocatorio, ponendo una domanda: ma tutti noi che siamo contro il razzismo siamo veramente contro ogni discriminazione, contro ogni ingiustizia, divisione tra uomo e uomo, contro tutti i pericoli e le minacce che incombono sulla comunità umana? Il problema, infatti, non è soltanto quello di dire dei “no”. I “no” vanno certamente detti, e con forza, con decisione senza reticenze, escludendo soltanto quelle soluzioni violente che sono un controsenso e costituiscono un rimedio peggiore del male.
II problema è soprattutto dire un “sì”. Un sì fondamentale, senza di cui tutti i “no” anche generosi, perdono il loro senso e diventano fragili, incoerenti, demotivati. Il sì che dobbiamo dire è il sì al valore dell’uomo. Un valore che non è legato al colore della pelle o a un territorio o a una classe sociale.
L’UOMO VALE PERCHÉ UOMO
Dev’essere dunque sempre rispettato ed amato: quando è nato e, già prima, quando si prepara a nascere; quando nasce bianco e quando nasce nero; quando ha studiato e quando disgraziatamente, rimane incolto; quando fa un lavoro intellettuale o quando ne fa uno manuale; quando è giovane e vigoroso, e quando è vecchio e decrepito.
L’UOMO È UOMO E BASTA
La sua umanità basta a motivare la lotta per l’eguaglianza, la lotta per la pace, la lotta per un giusto salario, la lotta per la partecipazione democratica, la lotta per i diritti civili, la lotta per la libertà, la lotta per la salute, la lotta per la vita.
Lottiamo dunque per l’uomo, senza dimenticare nessuno dei suoi diritti: l’uomo è indivisibile.
E l’augurio che vorrei far giungere in tutte le famiglie di Pomigliano, nelle fabbriche, ma soprattutto nei cuori delle persone, è che mentre ci battiamo contro i razzismi più clamorosi che ancora dividono il mondo, ci adoperiamo a superare le divisioni e le discriminazioni che più silenziosamente si verificano intorno a noi.
