Santi, cioè fari di luce in un millennio carico di ombre

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Roma Parrocchia di “Ognissanti

18. 08. 2000

Questo nuovo millennio – così carico di risorse e di rischi – chiede a voi giovani un’esistenza cristiana qualitativamente significativa, capace di rispondere ai bisogni e alle attese dell’uomo di oggi. Di qui il vigoroso appello del Papa:

“Siate santi, com’Egli è Santo” – Siate, cioè, l’umanità nuova, che deve far risplendere la presenza di Cristo in questo millennio.

Questo nostro tempo non ha bisogno di cristiani mediocri, ma di personalità cristiane forti, coerenti, coraggiose, capaci di trasformare la realtà con la potenza dello Spirito.

Santi, per l’appunto!

Questa parola “santi” quale eco ha nel tuo cuore? Quali reazioni suscita? Ti fa vibrare o ti raggela? Ti interessa o ti lascia indifferente? Ti scuote o ti rende critico?

La domanda non è oziosa. Ha invece la pretesa di fare da “test” sul tuo cammino di maturazione umana e spirituale. Prima di sentire il desiderio della santità devi avere scavato dentro di te, avere ascoltato le domande più urgenti e più vere, avere colto l’anelito profondo verso l’Infinito, avere scoperto che la santità è l’unica risposta adeguata alle tue aspirazioni di senso e di pienezza.

Questo è il senso del progetto del Padre, che dall’eternità “ci ha scelti perché fossimo santi e immacolati al suo cospetto” (Ef. 1, 4).

Per questo ci ha rivolto l’invito perentorio: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lev. 19, 2).

Dire di sì a questo disegno e a questo invito del Padre, vuol dire dichiarare guerra all’indifferenza, all’apatia, alla superficialità, alla mediocrità, alla sfiducia. Vuol dire prendere in mano la propria vita, afferrare con decisione il volante della propria esistenza e camminare “tenendo fisso lo sguardo su Cristo (Eb. 12,1) e mai perdendo di vista le frecce direzionali che lo Spirito colloca lungo il nostro tragitto. La santità è imparentata con l’eternità e quindi si oppone alla diffusa mentalità del “carpe diem”.

A questo punto suppongo che vogliate chiedermi: “ma che cos’è la santità?”.

Prima di dirvi che cos’è, vorrei sgomberare il terreno dicendovi che cosa non è.

Santità non è devozionismo, non è moralismo, non è spiritualismo. Santità non è splendida teoria né squallida evasione né sdolcinato sentimentalismo.

Non è frutto solo di ascesi personale né esito di pigra passività. Non è accanito volontarismo né debole acquiescenza senz’impegno.

La santità è frutto della mirabile sinergia tra la libertà dell’uomo e la grazia di Dio. Ed è per questo che non c’è un santo uguale ad un altro.

La santità è “perfezione della carità”, è “pienezza di vita cristiana”, è tensione onesta e quotidiana alla perfezione (cfr. 2 Cor. 13, 11), è impegno a farsi recipienti dell’Amore di Dio.

E qui tu scopri quanto la santità ti è profondamente congeniale. Non è, l’amore, l’aspirazione più forte del tuo cuore?

Amare ed essere amato non è l’esigenza più viva ed irrinunciabile della tua esistenza? Tutte le devianze giovanili non sono, in fondo, tentativi falliti di cercare e di donare amore? Che cosa sono la droga, l’Aids, i suicidi se non tragici esiti di una sete d’amore rimasta inappagata?

Il santo è colui che si è lasciato afferrare da Cristo e non gli ha opposto resistenza, si è innamorato di Cristo e gli è rimasto fedele fino alla morte, ha creduto al Vangelo e lo ha gridato con la vita.

 Il santo, ogni santo, interpreta e dà voce al Vangelo. Senza i santi esso rimarrebbe una pagina muta, come uno spartito musicale senza chi lo suona e lo canta.

Il Vangelo è la grande opera musicale: ogni santo ne suona un brano. Da qui la grande varietà di santi: tutti han fatto la scelta radicale di Cristo, tutti ardono d’amore per il Regno, ma ognuno vive il proprio carisma in modo originale e risponde alle urgenze del tempo con genialità e forza profetica. I santi che noi conosciamo e amiamo sono quelli che hanno creduto all’amore del Padre;

 Quelli che han dato la vita per amore; Quelli che han saputo volare ad alta quota; Quelli che han saputo cambiare la storia.

Ora il Papa invita voi ad essere i santi del nuovo millennio.

A questo punto sento il dovere di segnalarvi prima gli ostacoli e poi i mezzi per la santità. Lo farò molto sobriamente.

 Gli ostacoli

Anzitutto il rumore, che stordisce e impedisce il raccoglimento e la concentrazione. La santità è frutto di una seria vita interiore, ma senza silenzio c’è solo dissipazione e superficialità.

 Il silenzio, invece, “è l’attività nascosta dell’amore in ascolto” (G.Courtois).

Altro grave ostacolo è il consumismo, che fiacca il carattere, toglie vigore alla volontà, smorza gli slanci del cuore. La santità chiede la sobrietà della vita e la vigilanza del cuore.

Un terzo ostacolo è l’edonismo della vita, cioè la ricerca spasmodica del piacere, il rifiuto di ogni disciplina, l’incapacità di far posto – nel programma di vita – al sacrificio e alla rinuncia.

Il santo non è un mollusco, un invertebrato, ma un uomo dal carattere forte e temprato dalla sofferenza.

Infine, vorrei segnalare uno stato d’animo assai diffuso, un clima culturale che svigorisce e stempera la tensione alla santità: è l’irrequietezza di una ricerca che promette risposte appaganti a poco prezzo e in poco tempo: New Age, “beauty farm”, scuole di stampo pseudo-orientale … ecc.. La santità non è un prodotto da supermarket, né un bene che si possa barattare. La santità ha il sapore della vetta. Non si raggiunge una vetta portandosi dietro televisore, frigorifero, giradischi …. Chi scala una montagna si accontenta dell’essenziale e si libera di tutto ciò che pesa e ingombra. Il santo ha il cuore libero, lo stile sobrio, la vita austera. Come Gesù, il Maestro, che non aveva dove posare il capo.

Il nostro tempo, amici, ha bisogno di testimoni, di santi, di martiri. Una fede tiepida non convince, non coinvolge, non trasforma la storia.

Ed ecco, allora, rapidamente, l’indicazione di alcuni mezzi essenziali.

1) La parola di Dio, che suscita e nutre la fede, orienta e giudica la vita, accende la speranza e stimola la carità. Dice Paolo: “La parola di Dio abiti in voi abbondantemente”.

2) La preghiera assidua, non umorale; continua, non intermittente. “Pregate senza stancarvi“, dice ancora l’Apostolo.

La preghiera è sorgente di luce e di forza, è generatrice di intimità e di fedeltà.

3) La docilità allo Spirito Santo.

E’  Lui il Maestro di vita interiore. E’  Lui l’agente misterioso e discreto della nostra santificazione. “Senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa”.

4) L’imitazione di Maria.

E’ Lei la Regina di tutti i Santi. Da Lei impariamo il silenzio e l’ascolto, la fede e il discepolato, l’amore e il servizio, la speranza e la fedeltà operosa. “Fate tutto quello che Gesù vi dirà”, continua a dirci come Madre vigile ed affettuosa.

5) L’abbandono umile e fiducioso alla volontà di Dio.

Dio ha su ciascuno di noi un disegno d’amore. E Dio è fedele.

Non illude e non delude. Non inganna né s’inganna.

6) L’esempio e la comunione dei Santi, cioè dei nostri fratelli migliori. Non siamo soli: siamo in cordata! Non siamo i primi: ci precede e ci sostiene un esercito di eroi e di Santi, di martiri e di confessori della fede, di vergini e di apostoli. Non sei solo. Da solo non ce la faresti. C’è tutta la comunità ecclesiale che cammina con te: ti rigenera, ti corrobora, ti accompagna e sostiene il tuo cammino con la forza e il fascino della testimonianza.

7) Il sacramento della penitenza o confessione.

E’ fondamentale ed irrinunciabile. Siamo fragili e pecchiamo molte volte e in molte cose. Abbiamo continuamente bisogno del perdono di Dio e della riconciliazione con la Chiesa. La Confessione ci immerge nella piscina dove vengono lavate le nostre colpe, ci fa attingere alla sorgente della misericordia, ci rende puro il cuore e candida l’anima. La Confessione è palestra dove ci si allena al dovere, alla coerenza, alla fedeltà, alla virtù difficile. La Confessione è fucina dove si educa la coscienza, si affina la sensibilità, si forgia il santo.

8) L’accompagnamento spirituale (o direzione spirituale).

E’ un aiuto che non può mancare. Il cammino verso la santità è irto di difficoltà: illusioni, tentazioni, inganni del maligno; esitazione davanti alle forti esigenze di Dio, paura di affidarsi incondizionatamente, rischio di esaltarsi o di deprimersi, e la difficoltà di operare un discernimento. Esso dev’essere fatto con l’aiuto di chi non è emotivamente coinvolto e può – in nome e con l’aiuto di Dio – darci una mano con dolcezza e fermezza. Ecco perché S.Bernardo dice che “chi si fa maestro di se stesso si affida alla guida di uno stolto”.

9) E da ultimo, un programma di vita.?

E’ la mappa per la tua scalata. E’ la bussola che orienta i tuoi passi. Non puoi camminare senza meta, né puoi abbandonarti all’umore cangiante. Datti una disciplina. Fatti un programma di vita. E vedrai … andrai lontano, e sarai felice! Sarai santo!

Mons. Giuseppe Costanzo
Arcivescovo di Siracusa