Acireale, Novembre 2001
Dal vangelo di Luca (1,26-38).
Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da Lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
Allora Maria disse all’angelo “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: ” Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto“. E l’angelo partì da lei.
Lettura esegetico – spirituale
Lc 1,26-38
Il brano che abbiamo ascoltato è quello dell’Annunciazione: una delle pagine più belle e più profonde del Vangelo. Maria vive a Nazareth, paese sconosciuto e disprezzato, un paese senza importanza, al punto che l’Antico Testamento non lo nomina nemmeno una volta. Ebbene, Dio sceglie proprio questa fanciulla, semplice e sconosciuta per farne la madre del Messia, del Salvatore del mondo.
Evidentemente i criteri di Dio sono così diversi dai nostri! Noi andiamo dietro alle persone note, a quelle che sono sempre in prima pagina, Lui va a cercare questa fanciulla di un paese che la Bibbia non ha mai nominato nell’AT.
Qual ‘è il genere letterario di questa bellissima pagina? Qui le risposte sono tante, diversificate; però è importante passarle rapidamente in rassegna.
- Per alcuni questo brano è un racconto di vocazione e di missione, come il racconto della vocazione di Mosè, di Gedeone, di Geremia. I tratti che caratterizzano questo genere sono: l’iniziativa di Dio, il turbamento dell’uomo, l’offerta di una prova convincente, l’assicurazione della presenza del Signore.
Sono tratti riscontrabili anche in questo nostro racconto, il quale, però, contiene tre caratteristiche che ne sottolineano la singolarità: cioè il concepimento senza concorso d’uomo, la descrizione delle imprese del nascituro, il ritratto della madre che nel verso 34 viene chiamata “vergine” e nel verso 38 viene chiamata “serva” da se stessa.
b) Altri ravvisano in questo brano la struttura del rinnovamento del patto, tipo Giosuè cap. 24. Due i tratti fondamentali: il messaggero espone le esigenze di Dio, la comunità esprime il proprio assenso di fede.
L’assenso di Maria in questo caso assurge a figura, a simbolo, della risposta del popolo a Dio.
c) Altri vi vedono il genere delle nascite prodigiose per esempio quella di Isacco e di Samuele. Il tratto saliente di questi racconti è la gratuità: il figlio che nasce è il dono di Dio, che vince l’impotenza dell’uomo: “nulla è impossibile a Dio” si dice anche qui. Nell’Annunciazione la gratuità è assoluta. Non precede alcuna domanda dell’uomo, ne alcuna preghiera. L’iniziativa di Dio compare all’improvviso, senza alcuna premessa, ne merito, ne invocazione. E’ Dio che fa irruzione nella storia!
La conclusione di questo primo approccio è che ci troviamo di fronte ad un racconto che si apparenta a diversi generi letterari già noti, ma, come abbiamo visto, non si identifica con nessuno.
Ora, proprio questa novità letteraria può essere indicativa di una singolarità teologica.
Un noto biblista italiano, Bruno Maggioni, ritiene che questa pagina di Luca non è propriamente un racconto ma un dialogo.
I tratti narrativi infatti sono pochissimi: una annotazione temporale “nel sesto mese”.
Una annotazione spaziale “in una città della Galilea chiamata Nazareth”. Qui sono collocati i due personaggi: l’Arcangelo Gabriele e Maria.
Terzo tratto narrativo l’affermazione che l’Angelo “è inviato da Dio”.
Quarto tratto narrativo l’affermazione che Maria è “vergine” e fidanzata ad un uomo “della casa di Davide”.
Il silenzio totale, poi, sugli elementi narrativi.
La conclusione per chiudere la scena “l’Angelo partì da lei”; per cui Maggioni afferma che non si tratta di una narrazione, ma di un dialogo. Leggiamolo come dialogo, vediamo cosa contiene. Comincia con una parola che in italiano non è tradotta adeguatamente. Dice, in greco, l’Angelo ” kaire” che significa rallegrati, esulta, gioisci … Prima di chiamare ad una missione, Dio invita alla gioia: rallegrati, chaire. La lieta notizia precede sempre ogni missione. Il contenuto della lieta notizia è la certezza della presenza del Signore (“il Signore è con te”) ed è la certezza del Suo amore gratuito e fedele. L’altra parola, questa più intraducibile in italiano, “Kecharitomene” che è tradotta `piena di grazia” ma di per se dovrebbe tradursi “amata gratuitamente e stabilmente”. E’ participio perfetto, non aoristo. Il perfetto indica un’azione che si è compiuta nel passato, il cui effetto perdura nel presente. E’ questo il nome vero di Maria, il suo nome davanti a Dio, il nome che indica la sua missione.
“Il Signore è con te” affidando una missione Dio assicura sempre la Sua presenza, presenza che non toglie le difficoltà, ne elimina le debolezze. Dio, quando ama i suoi figli, non li libera dalla sofferenza, ma come dice Hans Kung “li libera nella sofferenza’; nel senso che accresce la forza per affrontare il dolore e restare fedeli.
Maria, dice l’evangelista, “fu turbata”. Questo verbo indica un turbamento che rasenta l’agitazione e lo sconcerto. E’ la reazione normale dell’uomo di fronte al divino e alla missione che gli viene proposta. L’uomo davanti al divino, al numinoso, al fascinoso, al tremendo, si turba. Al turbamento si accompagna, in Maria, il dibattito interiore, un dibattito prolungato (il verbo è all’imperfetto); è il dibattito interiore che sorge di fronte a qualcosa che lascia perplessi, che ci sgomenta di fronte alla grandezza che magari intuiamo.
“Non temere, Maria”, le dice l’Angelo. La risposta dell’Angelo è anzitutto un invito a superare la paura, e il motivo è questo “hai trovato grazia presso Dio”. L’Angelo spiega, poi, il senso della sua venuta dichiarando l’evento che è venuto ad annunciare “Ecco concepirai e darai alla luce un Figlio e lo chiamerai Gesù… … e il suo regno non avrà fine”. Come vedete l’Angelo fa una sequenza di citazioni veterotestamentarie; l’Angelo dice “vedi queste profezie si compiono, il tempo dell’attesa è finito”.
Reazione di Maria “come è possibile”? Notate, non dice “perchè”? Nessuno di noi ha il diritto di dire “perchè” a Dio; Gli può porre la domanda “come”, per comprendere e quindi per rispondere con consapevolezza, libertà e generosità. Anche l’assenso, pronto e totale di Maria, non esclude la domanda. Tale domanda non manifesta
incredulità “perché” è una domanda ispirata da una fede che cerca di avere più luce. La fede è un assenso incondizionato, ma anche ragionevole e motivato. Maria chiede una spiegazione per offrire la sua collaborazione consapevole e convinta.
L’Angelo risponde ricordando a Maria “che nulla è impossibile a Dio”.
Maria, però, dice, e questo è il suo vero problema, non è mancanza di fede è un problema grave, dice “come è possibile non conosco uomo”. Questo è il motivo che induce Maria a porre la domanda sul “come”? La domanda non avrebbe senso se il “non conosco uomo” non nascondesse un’intenzione duratura. “Non conosco uomo“. E’ come se uno dicesse “non fumo”, che non significa “non sto fumando”, ma “non ho l’abitudine di fumare”. Maria dicendo “non conosco uomo” intende affermare il suo proposito di verginità, quindi di non conoscere mai uomo. In ogni caso, è proprio questo il punto che l’Angelo si premura di spiegare: il concepimento di Gesù avverrà per opera dello Spirito Santo, non per concorso di uomo. Scrive Giancarlo Bruni in maniera efficace e laconica: “lo Spirito Santo, potenza dell’Altissimo, coprendo Maria con la Sua ombra svolgerà il ruolo di principio creatore e produrrà la vita nel seno di Maria. Tale vita è Gesù, il Santo, cioè Figlio di Dio, Colui che da sempre è capace di rivitalizzare grembi sterili, è capace, andando oltre, di far emergere la vita da una vergine”. In poche pennellate c’è tutto il discorso della maternità verginale di Maria.
Alla luce di tutto il contesto, il messaggio che ci è dato è il seguente:
a) la nascita del Messia è un puro dono della Grazia e della potenza di Dio;
b)per comprendere l’identità di Gesù non basta considerare la Sua discendenza
davidica (la linea orizzontale), ma occorre sapere che Egli proviene dallo Spirito, (linea verticale).
La linea orizzontale dice il realismo dell’umanità di Gesù, la linea verticale indica la Sua origine divina.
L’ultima battuta del dialogo è lasciata a Maria ed esprime la fede piena, l’obbedienza pronta e la disponibilità totale: “Eccomi, avvenga di me secondo la tua parola”. Maria mette in gioco tutta se stessa, tutta la sua persona, tutta la sua esistenza, non solo un gesto o un compito. “Sono la serva del Signore“. Serva (doùle): è questo il terzo nome che compare nel racconto. Il narratore la chiama Maria, l’Angelo la chiama “Kecharitomene” (amata gratuitamente per sempre), Maria, ella stessa, si chiama “serva” (doùle), serva del Signore.
Il primo nome, Maria, è il nome dell’anagrafe e serve a distinguere Maria dalle altre donne, ma non dice chi Ella sia davanti a Dio, ne dice qualcosa della sua missione; il secondo nome, “amata gratuitamente“, è invece, il nome davanti a Dio, il nome che ne dice la profonda identità: amata, favorita, ricolma di grazia (questa la traduzione di Kecharitomene); il terzo “Serva” è il nome che dice la missione di Maria, il suo modo di stare davanti a Dio e agli uomini.
Serva, infatti ha tre eccezioni nella Bibbia: serva è colei che adora; serva, è colei che ubbidisce; serva è colei che accetta un compito, una missione da Dio e la compie fedelmente fino in fondo.
Grazia e servizio sono due termini che si corrispondono: grazia viene da Dio, servizio è la risposta dell’uomo. Due facce della stessa gratuità. L’amore gratuitamente ricevuto deve essere gratuitamente donato.
Questo è un modo di leggere questo brano.
Similitudini e differenze tra Lc 1,26 – 38 e Lc 1,5-25
Ce ne potrebbe essere un altro, che può essere quello di confrontarlo con l’annuncio a Zaccaria (Lc 1,5-25). Dal confronto emergono molte rassomiglianze e molte differenze.
Le somiglianze: Il messaggero, l’annuncio di un figlio, il linguaggio ricco di riferimenti biblici.
Queste sono cose comuni. Le differenze, invece, tra l’annuncio a Zaccaria e l’annuncio a Maria: l’annuncio a Zaccaria è sostanzialmente agiografico. Zaccaria ed Elisabetta sono presentati come “giusti davanti a Dio”, “osservanti rigorosi di tutte le leggi del Signore”. Ma, nonostante la loro giustizia, non hanno figli e allora pregano il Signore e il Signore li esaudisce. Siamo davanti ad un racconto edificante, un racconto agiografico. Nulla invece di agiografico nell’annunciazione a Maria. Nessun cenno alle virtù di Maria, nessun cenno a preghiere e ad attese di Maria. L’evento viene dall’Alto, senza alcuna premessa. Pura Grazia di Dio. E’ Dio che irrompe gratuitamente nella storia dell’uomo per salvarlo. In Zaccaria è l’osservanza della legge che viene premiata; in Maria è la Grazia che viene proclamata.
La legge e la Grazia: due parole che già dicono la differenza tra l’antico e il nuovo testamento.
Lo scenario dell’annunciazione a Zaccaria è uno scenario grandioso, solenne: nel tempio durante la liturgia, un sacerdote nell’esercizio della sua funzione, sullo sfondo il popolo in attesa.
Lo scenario dell’annunciazione a Maria è invece uno scenario totalmente spoglio. Dove va collocata Maria? Probabilmente in casa dal momento che si dice che l’Angelo “entrò”. Che cosa stava facendo? Il testo parla semplicemente di Nazareth, una località che le Scritture, dicevo, neppure conoscono.
Nel primo quadro Gabriele si rivolge ad un Sacerdote.
Nel secondo caso si rivolge ad una donna, pensate quanto era tenuta in considerazione nella cultura ebraica del tempo! Si rivolge ad una donna sconosciuta! Questi sono i criteri di Dio.
Nel primo quadro si racconta che Zaccaria entrò nel tempio del Signore e qui gli apparve l’angelo; nel secondo si nota che l’Angelo fu inviato a Maria, incontrandola là dove ella si trovava.
Il confronto mostra dunque un continuo alternarsi di grandezza e piccolezza, di solennità e di semplicità, che già lascia intravedere i tratti nuovi e inconfondibili del volto di Dio che si è manifestato in Gesù di Nazareth.
Da una parte il divino si mostra con tratti di grandiosità e di solennità; dall’altra si mostra nella più assoluta semplicità, e proprio per questo svela un volto inatteso e sorprendente.
Da una parte l’osservanza della legge, dall’altra la Grazia; da una parte l’uomo che entra nella casa di Dio, dall’altra Dio che entra nella casa dell’uomo.
In ambedue i racconti dell’annunciazione l’uomo pone all’angelo una domanda ma la valutazione è completamente diversa: Zaccaria è rimproverato per la sua incredulità e diventa anche muto, Maria è lodata perla sua fede. Perchè? Dove sta la differenza tra le due domande? Di fronte alla promessa di un figlio Zaccaria resta incredulo e chiede un segno, una garanzia. La risposta dell’angelo è al tempo stesso un segno dell’efficacia della Parola di Dio e un castigo per la poca fede dell’uomo. Maria, invece, non chiede un segno e per questo le sarà dato il segno (Elisabetta è già al sesto mese). Già crede alla promessa dell’angelo, ma si interroga sul “come”, dal momento che la promessa divina pare contraddire la sua intenzione di “non conoscere uomo”. Maria non si interroga sulla potenza di Dio, ma si chiede quale sia la Sua volontà. E’ diverso.
Ecco, abbiamo fatto due tipi di lettura. Come vedete si integrano, e ci aiutano anche a scoprire la abissale profondità della Parola di Dio.
I tratti caratteristici di Maria nell’Annunciazione (Lc1,26-38)
Adesso vediamo, per concludere, i tratti caratteristici di Maria nell’annunciazione. Prefigurata nella giovane donna di Isaia 7,14, nella Vergine dei LXX e nella figlia di Sion dei profeti, Maria chi è? E’ l’amata, cioè avvolta dal Padre (kecharitomene), l’esistenza di Maria è tutta sotto il favore permanente di Dio.
E’ la “serva del Signore”. Il servizio di Maria è il punto di arrivo di un itinerario spirituale che comprende diverse tappe (sarebbe importante poterle approfondire con calma, in altra sede). L’itinerario spirituale parte dall’ascolto, passa al turbamento, alla ricerca di senso, all’interrogazione, alle risposte chiarificatrici; dopodichè “eccomi, sono la tua serva”. Un servizio a Dio che Maria inizia con il “fiat”, portandolo poi a compimento, attraverso una vita donata totalmente per il Signore, a Lui intimamente unita, di Lui compagna eccezionalmente generosa (scriverà il Concilio).
Maria è Madre di Gesù, annunciatrice di Gesù, discepola di Gesù, maestra di Gesù in una sequela fino alla croce e alla dimora celeste (l’Assunta).
Terza caratteristica di Maria in questo brano: Vergine e Madre. Il “si” di questa donna a Dio e al suo messaggio matura di fatto nel contesto esistenziale, della verginità. Vergine nel corpo, vergine nella psiche, vergine nel cuore, Maria è la totalmente povera, la totalmente disponibile. Ella è terreno sgombro, povertà assoluta perchè Dio possa iniziare in Lei una nuova creazione. Il grembo di Maria è “carta bianca” su cui Dio scrive una storia nuova. Con la concezione verginale viene affermata la potenza di Dio, cui “nulla è impossibile”, e viene indicata la divinità del Figlio. Da una terra vergine Dio creò Adamo, mediante il suo soffio, da una carne incontaminata Dio creò Gesù, il nuovo Adamo, mediante il Suo Spirito (“Ruah” = soffio). Dall’atto di fede di Abramo era nato il figlio della promessa, dall’atto di fede di Maria nasce il figlio di Dio, di cui Isacco era figura. L’attesa secolare iniziata con Abramo, padre dei credenti, si conclude con l’annuncio a Maria, madre dei credenti.
– Colei che disse “sì”, il sì d’amore, Colei che rispose con l’adesione totale “Eccomi si compia in me la tua parola”. “Ecce”, “fiat”. Entrò così, senza riserve, nel disegno del Padre. Maria con quel suo “sì”, entrò nell’orbita trinitaria: figlia del Padre, madre del Figlio, tempio vivo dello Spirito Santo. Si consegnò consapevolmente, liberamente, totalmente alla parola di Dio e all’azione dello Spirito. Lo Spirito operò prodigiosamente nel suo grembo verginale. Della parola udita Ella, a mano a mano, misurò la portata e verificò la fedeltà. Questo è quello che tocca anche noi, se ne abbiamo voglia: misurare la portata della Parola di Dio e misurarne la fedeltà. Parola, Spirito, Maria tre cardini della vita nuova. Sarebbe illuminante uno studio comparato tra Lc 1-2 e gli Atti degli Apostoli che a buon diritto possono essere definiti: l’uno il Vangelo dell’infanzia di Cristo e l’altro il Vangelo dell’infanzia della Chiesa, presente Maria in ambedue i casi.
Madre del Cristo fisico, madre del Cristo mistico.
Chiudiamo con un ultima, rapida, riflessione in cui vorrei mostrare Maria come l’archetipo della vita cristiana.
1. Maria la donna chiamata per nome: “la donna si chiamava Maria”. Dio non ama l’umanità in genere: amare e chiamare per nome sono la stessa cosa, ma quasi ciò non bastasse l’angelo rivela a Maria la singolarissima simpatia di Dio, perchè le dice “sei piena di Grazia”, perchè “il Signore è con te”, perchè “hai trovato grazia presso Dio”. Espressioni pregnanti e vive. Anche per noi è vero ciò che per Maria si verificò in grado sublime: Gesù conosce, ama e chiama per nome le sue pecorelle. Anche noi, come dice San Paolo all’inizio della lettera ai Romani, siamo “amati da Dio” (agapetòi) e siamo “chiamati alla santità” (cletòi aghioi). Anche a noi il Signore sta accanto
fino “alla fine dei secoli” (cfr. Mt 28,20).
2. Maria la “Kecharitomene”, l’amata, la favorita da Dio. Anche noi, come Chiesa, siamo umanità avvolta nell’amore del Padre. Siamo la sposa che Egli ha amato e per cui ha sacrificato se stesso.
3. Maria “la serva del Signore”. Maria è l’immagine dell’ Israele “servo di Javhè”, figura della Chiesa diacona di Dio e di Cristo, icona compiuta del servo di Javhè che è Gesù. Il servizio della Madonna conclude un itinerario spirituale che parte, dicevamo, dall’ascolto della parola, passa per il “fiat” e arriva al dono totale di sè. Maria, pertanto, ci è donata come archetipo nel quale possiamo scoprire la nostra vocazione ecclesiale Anche noi siamo “servi del Signore” perchè popolo dell’ascolto -e perchè Chiesa del “sì” responsabile ed irrevocabile alla parola udita. Ancora una volta Maria precede la Chiesa ed è per lei memoria vivente che il proprio specifico mandato sta nel generare il figlio al mondo mediante la triplice testimonianza, della sua parola, della sua vita, del suo sangue.
Parola –vita – sangue, presenti e nascosti nelle nostre parole, nella nostra vita, nei nostri martiri a lui totalmente dediti.
4. In quanto “vergine e madre“, Maria è il tipo di come una verginità possa, fecondata dallo Spirito, sfociare in una maternità. E’ il “tipo” della Chiesa vergine e madre, chiamata a liberarsi dalla contaminazione con gli idoli e con la mondanità, in vista di un cuore puro reso capace dallo Spirito di vedere Dio e generare al mondo la Parola, il Signore Gesù, l’uomo nuovo, l’unico che veramente vale la pena di conoscere e nel quale è dato di comprendere l’uomo secondo Dio. Maria ricorda ai cristiani che per concepire, generare, conoscere e testimoniare il Cristo la verginità del cuore è condizione indispensabile. A tale verginità del cuore tutti, sposati e celibi, siamo chiamati e da essa in definitiva trae senso e valore anche la verginità del corpo.
Solo una Chiesa vergine, unicamente sposata alla Parola e allo Spirito può generare e mostrare al mondo il Signore fino al compimento del Regno di Dio.
†Giuseppe Costanzo
