3° Pellegrinaggio Giovani della Diocesi

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28 Agosto 2004

BASILICA SANTUARIO MADONNA DELLE LACRIME

“FISSATOLO LO AMÒ”

Eccoci al nostro ultimo momento di riflessione e al mandato apostolico. Abbiamo ascoltato questo brano bellissimo e densissimo (Mt.28,18-20). Prima vi do’ le idee fondamentali. Vediamo cosa ci ha consegnato questo brano di Vangelo.

Ci sono tre cose fondamentali:

  • 1) la Signoria universale di Cristo: “mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”.
  • 2) l’universalità della missione: “Fatemi discepole tutte le genti, ammaestrate tutte le nazioni”.
  • 3) la presenza di Gesù risorto nella sua comunità: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli”.

Vedete, queste sono le tre grandi idee presenti in questo brano: l’universale signoria di Cristo, l’universalità della missione, la presenza di Cristo nella sua comunità.

Ora vorrei farvi notare alcune piccole cose, brevemente. La prima, questo brano come prima parola di Gesù contiene una rivelazione su stesso. Gesù si presenta e dice di sé: “mi è stato dato ogni potere”. Egli quindi è il Signore del mondo. Egli è il Signore della storia. Egli è il Signore di ognuno di noi, di ogni uomo, di ogni donna. Gesù è il Signore di tutti e di tutto. Perciò deve essere annunciato a tutti e dappertutto, fino agli estremi confini della terra: “Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura”. Vedete, la radice della universale missione che ci è affidata è la signoria di Cristo.

È giusto che la sua signoria sia annunciata a tutti, perché si tratta di una signoria particolare: è la signoria dell’amore e del servizio, non del dominio. Ecco perché è grande la signoria di Cristo, perché è la signoria dell’amore e del servizio. Lui è il Signore che si è cinto il grembiule ed ha lavato i piedi agli apostoli. Signoria del servizio. Notate ancora come questo brano – poche righe – è attraversato da un senso di pienezza e di universalità. Quattro volte ricorre l’aggettivo tutto: “mi è stato dato tutto il potere, (ogni potere mi è stato dato”); “ammaestrate tutte le genti”; “insegnate tutto ciò che vi ho ordinato”; “io sono con voi tutti i giorni”. Notate: tutto, tutto, tutto, tutto, perché è Lui la pienezza, è Lui il Signore, a Lui tutto appartiene, per questo ci può mandare a dire: Gesù è il Signore, Gesù è il Salvatore, Gesù è il Maestro, Gesù è l’amico, Gesù è il compagno di viaggio, Gesù è la Via, la Verità e la Vita.

Qual è lo scopo della missione? È stato detto: “Fate discepole tutte le genti”. C’è qui la definizione, potremmo dire, la più compendiosa, la più sintetica dell’esistenza cristiana. Il cristiano è un discepolo. Ieri avevamo dato un’altra definizione, pure bella del cristiano: “un peccatore perdonato”. Stasera diciamo: il cristiano è un discepolo. Dunque, se è un “discepolo”, non si tratta soltanto di un messaggio, ma di una stretta relazione col Signore, una relazione personale e una sequela. Il discepolo si lega alla persona del maestro, e si impegna a condividere il suo progetto di vita. E c’è un’altra cosa: al discepolo, solo in questo testo, è chiesto da Gesù di insegnare. Discepolo che insegna: “fatemi discepole tutte le genti”. Il cristiano è maestro e simultaneamente discepolo. Questo è il vero missionario, questo è l’autentico testimone: uno che è discepolo e maestro; maestro perché discepolo, prima discepolo e poi maestro. Non puoi insegnare se non ciò che hai ascoltato da lui. Dice Gesù: “insegnate tutto ciò che io vi ho ordinato”. E quindi quello nostro deve essere un insegnamento che si fa’ nell’assoluta fedeltà a Lui e dipendenza da Lui. Un insegnamento dunque che nasce da un ascolto. Volete essere testimoni? La Bibbia la dovete avere in mano tutti i giorni, la dovete meditare, assimilare, deve formarvi una mentalità di fede. Prima di essere testimoni e maestri, dovete essere discepoli e ascoltatori. E l’ultima cosa: “Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo”. Questa è l’ultima parola di Gesù secondo Matteo. Il Signore quindi non è partito, il Signore resta, cammina sulle strade del mondo, cammina con i suoi missionari, i suoi testimoni, mantenendo la promessa che è inclusa nel suo nome: Emmanuele. Emmanuele l’abbiamo detto, vuol dire “Dio-con-noi”. Ecco Lui mantiene la promessa, Lui è con noi tutti i giorni.

Carissimi giovani, andate. Io vi guardo con immensa fiducia, con immensa speranza, con tanta commozione. Vi ho seguito in questi giorni, vi ho osservato, talora mi sono commosso davanti alla vostra freschezza, alla vostra gioia, alla vostra disponibilità, alla capacità di camminare, di pregare, di amare, di stare insieme. C’è un mondo di vostri coetanei che ha bisogno della vostra testimonianza, del vostro esempio. Non chiudetevi nel gruppo che vi rassicura. Abbiate il coraggio di andare verso chi è triste, verso chi è ai margini, verso chi è sfiduciato, diffidente, verso chi non crede più in Dio, in Gesù Cristo, nella Chiesa. Andategli accanto, parlategli di Gesù, ditegli la vostra gioia, la vostra fierezza di appartenergli; date il vostro messaggio con semplicità, con amore. Allora sarete testimoni! E la nostra Chiesa in voi ha il futuro. Voi siete il futuro della nostra Chiesa. Voi siete il futuro della società. Voi siete quel pugno di lievito buono che può far fermentare la storia, che può lievitare la nostra società, la nostra comunità cristiana. Ed è con questi sentimenti che vi dico: Sentitevi amati dal vostro vescovo, sentitevi accompagnati da lui, e sappiate che, in qualunque momento voi mi diate un fischio, io vi sarò accanto.

Evviva Maria!

Affidiamo alla Madonna quello che in questi giorni avete maturato nella meditazione, nella preghiera. Vi sono sorti sentimenti, desideri, deponeteli tutti nel cuore della Madre, Lei vi accompagnerà ed ogni giorno della vostra vita ricorrete a Lei con fiducia. C’è un modo molto semplice, che io questa sera vi consegno; io lo faccio abitualmente, perché è un modo che mi consente di pregare senza bisogno di aprire Bibbia e breviario, qualunque cosa stia facendo: “Madre mia, fiducia mia”. Fatelo spesso. Solo questo vi voglio dire. Tutti i propositi che vi sono venuti in questi giorni attraverso la meditazione, l’Eucarestia, le discussioni, il deserto, tutto questo affidatelo a Lei. Ricordate? Mi avete posto una domanda: Che cosa significa “che c’è tra me e te, o donna”; io l’ho tradotto: “ma come devo fare con te?”. Suo figlio davanti alla madre si arrende “ma comu haia fari cu tia”,e fa’ subito quello che Lei vuole. State tranquilli, Lei poi è la mediatrice potente.

†Giuseppe Costanzo

Arcivescovo