La Madonna nella mia vita

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È ancora viva nel mio ricordo quell’immagine della Vergine di Lourdes che si venerava nella mia parrocchia, specialmente nel mese di maggio; è ancora vivo e grato il ricordo di quel parroco, ormai avanti negli anni, che quando parlava di lei si scioglieva in lacrime … Io ero fanciullo e facevo da ministrante. Non ricordo, evidentemente, i contenuti di quelle omelie, ma dalla sua commozione intuivo che doveva trattarsi di una persona importante, di una persona a lui cara e a noi tutti tanto vicina. Ci esortava a manifestarle il nostro amore con le giaculatorie, col rosario, coi fioretti: pie pratiche che si sono scolpite nel mio cuore e che mi hanno accompagnato per tutta la vita. Oggi capisco che con questi pii esercizi il mio amore si è alimentato e si è espresso in quegli anni in cui la devozione a Maria non attingeva ancora allo studio di trattati biblici o patristici o magisteriali o conciliari.

Quando all’età di diciassette anni, decisi di entrare in Seminario per diventare sacerdote, fu lei, la Madonna, a vincere le forti resistenze che c’erano in famiglia. Volli, infatti, che la chiusura della novena allo Spirito Santo fatta per l’ultimo discernimento, coincidesse con una grande festa mariana. Era l’Assunta del 1949. Quel giorno sperimentai sensibilmente come la Madre mi spianava la strada ed ottenni da mio padre, uomo saggio e mite, il consenso per il mio ingresso in Seminario. Furono gli anni decisivi per il mio rapporto con la Madonna, quelli che mi aiutarono a motivare teologicamente e ad interiorizzare spiritualmente la mia devozione verso di lei. Fu lo studio della mariologia ad innamorarmi di questa Donna, “umile ed alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio”.

Fu la lettura dei Padri a farmi sentire, per una specie di stupenda consonanza, che Maria è davvero “di speranza fontana vivace”. Fu la prolungata meditazione del “Trattato della vera devozione a Maria” del B. Luigi Grignon de Montfort a far maturare in me l’atto della consacrazione alla Madonna. E lei, forse, volle darmi un segno del suo amore tenerissimo ottenendomi come giorno dell’Ordinazione sacerdotale proprio la solennità della sua Assunzione in cielo. Dono stupendo! Regalo preparato dal suo cuore di Madre! Pegno della sua protezione ed impegno ad accompagnarmi nel cammino.

Era l’anno 1955. Ora, dopo cinquant’anni di vita e di ministero sacerdotale, sento che è dolce e doveroso dire a tutti: questa madre non mi ha mai lasciato, il suo amore mi ha sempre sostenuto, il suo esempio mi ha spronato. Lei è stata la stella che ha illuminato il mio cammino, la bussola che ha orientato la mia ricerca, la freccia direzionale che mi additava il Figlio, cuore del mondo e senso della storia. Da lei ho imparato che cosa vuol dire credere, anche nei momenti più caliginosi e tumultuosi dell’esistenza; da lei, perfetta discepola e maestra di vita, ho compreso che cosa vuol dire accogliere il progetto di Dio, anche quando sconvolge il mio; che cosa comporta l’obbedire anche quando la volontà è stritolata e il cuore è in tumulto; da lei, vivo modello di santità, ho appreso l’arte dell’”ecce” e del “fiat” che non chiede spiegazioni e non pretende garanzie, perché Dio è Dio e la sua parola è verità. Il suo “stabat” sotto la croce del Figlio, impietrita dal dolore ma aperta alla speranza, è l’illustrazione più eloquente e più convincente di quella fedeltà, che fa credito a Dio anche quando la realtà sembra smentire la sua promessa. E quando – troppo spesso, ahimè! – ho sperimentato l’umiliazione della colpa o la fatica della coerenza, è stato istintivo dire a lei  “Madre mia, fiducia mia” e al suo divin Figlio: “Signore, non stancarti di amarmi”, “perdonami, perché sono peccatore”.

Il ricordo della Madonna è dolcissimo: dilata il cuore, infonde fiducia, ridesta la nostalgia della santità. le visite ai Santuari dove Ella è venerata sono stati per me appuntamenti preziosi e incontri salutari. Lì tu ti senti atteso e accolto, amato e perdonato. Lì Maria ti avvolge col suo amore di madre, ti stringe tra le sue braccia se ti vede scoraggiato, ti rialza se sei caduto, ti rimette sulla giusta strada se ti sei smarrito. Ti dice: “Fa’ quello che Gesù ti dirà”. Ripenso con gioia al Santuario di Valverde in diocesi di Acireale, dove quegli occhi grandi e belli della Madonna, ti accolgono e ti accarezzano. Penso al Santuario di Loreto (Acireale), dove ogni sabato mi recavo a piedi per onorarla col Rosario. Penso al Santuario di Madonna dell’Arco in diocesi di Nola, dove la Chiesa, ogni lunedì da Natale a Pasqua, era gremita di donne e di uomini, che pregavano e cantavano in modo toccante, partecipando all’Eucarestia e affidando alla Madre le pene e le speranze. Penso al Santuario della Madonna delle Lacrime, al nostro Santuario, che fin dal primo momento ho definito “clinica dello spirito”. Mi sembra una grazia singolare, in certo sento un privilegio, l’essere stato chiamato a completarne la costruzione, l’aver ottenuto la visita pastorale del Papa Giovanni Paolo II°, che lo ha inaugurato e dedicato alla Madonna, l’aver potuto contribuire a comprenderne il messaggio e a diffonderne il culto. Sì, perché Gesù lo vuole, perché la Madonna lo merita, perché gli uomini ne hanno bisogno. “Donna, sei tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a Te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ali”.

E per quest’ultimo tratto di strada che mi rimane da fare, lungo o breve che sia, so di poter contare ancora su questa “Madre di misericordia”, su questa “meridiana face di caritate”, a cui affido fiducioso il mio cuore e la mia vita.

Giuseppe Costanzo Arcivescovo