19 Aprile 2008
Santuario Madonna delle Lacrime
Prima parte
Dalla seconda Lettera di S. Paolo a Timoteo (3, 1-16)
In quest’ultima Scuola della Parola continuiamo la lettura di questa seconda lettera di Paolo a Timoteo.
Il primo punto importante da sottolineare è in Paolo quando dice in modo esplicito al discepolo Timoteo: “Devi sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili”.
Gli ultimi tempi sono quelli che stiamo vivendo noi. Paolo parla di un decadimento generale dei costumi, in questi ultimi tempi che iniziano con l’Incarnazione e finiranno con la Parusia, cioè con il ritorno di Gesù Cristo alla fine dei tempi.
Paolo dice: “Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore…(cioè incapaci di amare) sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio…” veramente una descrizione che ci fa inorridire, un quadro pauroso della condizione degli uomini.
Quali sono le radici di questa generale rovina dell’umanità?
Paolo mettendole al primo posto ce ne indica alcune che sono davvero le radici:
- l’egoismo,
- l’amore del denaro,
- la superbia,
- la voglia di autoaffermazione,
- il vivere come se Dio non ci fosse,
- il vivere dimentichi degli altri, solo concentrati su noi stessi,
e potrà accadere quello che Gesù ci aveva preannunciato per il dilagare dell’iniquità, e l’amore di molti si raffredderà.
Credo che Paolo abbia fatto una impietosa radiografia del nostro tempo e c‘è da chiedersi se sta parlando di noi o di ieri perché vediamo questa situazione in maniera paurosa e può capitare davvero che quando dilaga così tanto l’iniquità, l’amore di molti si raffredda.
La prima cosa a cui bisogna dare attenzione è il modo come impostare la nostra vita: se a comandare tutto è l’egoismo, tutto si spiega.
Diceva un prete di frontiera, morto negli anni ’50, Don Primo Mazzolari:” Sono due le possibili grandi avventure del cuore umano: l’egoismo e l’amore. Entrambi hanno una cosa in comune: non dicono mai: basta- però tra i due c’è un abisso: l’egoismo pretende, l’amore dona”.
Amici, il problema vero è: come è impostata la nostra vita? In maniera egoistica o in maniera oblativa? Se al centro di tutto ci sto io, solo io, ne derivano alcuni atteggiamenti. Se invece mi ricordo che io non sono il centro dell’universo, ma il centro è Gesù Cristo, allora ne derivano altri atteggiamenti, un altro modo di impostare e vivere la vita.
In un secondo punto che vorrei sottoporvi è quello che dice Paolo: “Tu sai bene quali persecuzioni ho sofferto”. Alcuni di voi mi hanno rivolto questa domanda:” Sì la chiamata, ma le difficoltà che incontriamo sono tante e spesso ci scoraggiano”.
Anche Paolo nell’esercizio della sua vocazione, ha trovato enormi difficoltà, ad Antiochia, a Iconio, a Listri. Molte di voi ricorderanno dal Libro degli Atti che Paolo ad Antiochia aveva avuto difficoltà tali che ne era stato addirittura scacciato, a Iconio a stento era sfuggito alla lapidazione, a Listri fu lapidato, trascinato fuori dalla città e lasciato mezzo morto. Questa è stata la via crucis di Paolo in queste grandi città nel suo primo viaggio missionario: “quali persecuzioni non ho sofferto…”e tuttavia queste persecuzioni, queste peripezie dell’apostolo non avevano spaventato Timoteo, né lo avevano trattenuto dal farsi suo discepolo, dal seguirlo.
Ecco Timoteo ha visto le difficoltà che ha incontrato Paolo e non per questo si è spaventato. Io sono convinto che oggi, tante vocazioni non ci sono, perché bisogna riscoprire una via più rigida.
Paolo in carcere ricorderà con commozione questo suo primo viaggio missionario con le sue stazioni dolorose …infatti aggiunge:
“Il Signore mi ha liberato da tutte queste sofferenze”.
La mirabile forza di Dio lo aveva sempre salvato in ogni situazione. Il Signore si era sempre dimostrato più grande e più potente di ogni cattiveria umana. A questo punto Paolo consegna a Timoteo e quindi anche a noi, un principio di importanza generale e dice: “Tutti coloro che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” Tutti vuol dire: nessuno escluso, se uno vuol essere un bravo cristiano prima o poi dovrà fare i conti con la mentalità di questo mondo. E’ un principio valido per tutti e per sempre e questa previsione non deve scoraggiare, non deve far vacillare. Il Signore ci ha detto: “Nel mondo avrete persecuzioni, abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”.
Il cristiano è uno che sa queste cose,
il cristiano è uno che sa che Cristo ha detto:”Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli”.
Il cristiano è uno che col salmista dice: “Nei momenti di difficoltà il nostro aiuto è nel nome del Signore”.
Il cristiano è uno che sa, come afferma il salmista, che l’angelo del Signore, si accampa cioè pone la tenda attorno a quelli che lo temono e li salva.
Niente di bello, di grande, di buono si può realizzare senza sofferenze, senza difficoltà, niente; solo ciò che non vale non costa; tutto ciò che vale, costa e dobbiamo essere fieri di pagare un prezzo.
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Paolo dice a Timoteo: “Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso e che fin dall’infanzia conosci le Sacre Scritture”. Tu persevera in quello che hai imparato, di cui sei convinto. Si tratta prima di tutto di avere imparato, in secondo luogo si tratta di avere delle convinzioni.
Ho l’impressione che oggi molti vagano senza bussola, senza meta, mancano le convinzioni, le certezze, ci si trascina, ci si accoda, si vive di slogan, di frasi fatte, di mode, di idoli.
Bisogna essere lucidi, determinati, generosi, convinti, avere delle certezze incrollabili. E’ quello che Paolo chiede a Timoteo:” Tu rimani saldo, non vacillare, non tentennare, non ti scoraggiare.”
Quali sono le radici delle convinzioni salde? Paolo ne addita due:
- sorgente: “sapendo da chi l’hai appreso”. Da chi? Dalla mamma, dalla nonna, da Paolo, da altri maestri. Sono i maestri quelli che ci hanno dato convinzioni, certezze, ci hanno preparato alla vita, ci hanno aiutato a capire che davvero dobbiamo accettare le difficoltà, le sofferenze. Non possiamo pretendere che tutto sia tranquillo, facile. Un mio amico di Floridia mi ha detto di dire ai giovani che “le strade pianeggianti non portano in alto” perché la strada pianeggiante vi lascia sempre a valle, se si vuole raggiungere la vetta, se si vuole aria fresca, bisogna salire, sudare. La vita facile non fa realizzare nulla di grande. I saggi maestri, i buoni educatori insegnano queste cose. Questa è la prima fonte di convinzioni salde.
- la seconda sorgente è negli Scritti Sacri cioè le Sacre Scritture “fin dall’infanzia conosci le Sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù”. Perché questi libri del Vecchio Testamento sono così importanti? Oggi noi con il Nuovo Testamento abbiamo un patrimonio, un tesoro.
Essi sono così importanti perché sono ispirati da Dio. Gli autori umani dei Libri sacri, non li hanno scritti di propria iniziativa né semplicemente con le loro forze. Essi sono stati strumenti vivi, intelligenti, liberi dello Spirito Santo, per cui ne è Dio stesso l’autore principale, ha influito efficacemente sulla composizione e sul contenuto della Sacra Scrittura per cui è Lui a parlare a noi uomini attraverso la Parola della Bibbia che diventa così veramente PAROLA DI DIO come diciamo alla fine della proclamazione delle Letture, che è PAROLA DEL SIGNORE alla fine della proclamazione del Vangelo.
Avere la sua origine in Dio, ed essendo realmente Parola di Dio, la Scrittura contiene una sapienza divina atta a istruire, a educare gli uomini sulla volontà di Dio, e questa è capacità didattica e pedagogica della Scrittura che è atta a riprendere, a correggere i peccatori, gli erranti, è atta a incoraggiare e rendere migliori i convertiti, a educare tutti alla retta condotta di vita corrispondente alla volontà divina.
In tal modo l’uomo di Dio e ogni cristiano viene dalla Scrittura, preparato alle sue responsabilità, per ogni opera buona, per ogni attività di carità. Paolo esprime un giudizio sugli scritti dell’Antico Testamento: viene affermato che sono stati scritti sotto l’influsso dello Spirito Santo e sono dunque “Parola ispirata da Dio”. Certo solo leggendoli alla luce di Cristo si scopre tutta la loro profondità ed essi diventano strumento di santificazione per i cristiani.
Con quale amore dovremmo leggere la Sacra Scrittura e ascoltare in essa la Parola di Dio per studiarla, meditarla, assumerla a norma della nostra vita. La Sacra Scrittura è fonte di ogni educazione e formazione alla fede e alla vita cristiana. Ecco perché Paolo insiste sulla Sacra Scrittura ed ecco perché da 18 anni tra voi, tutta la mia vita l’ho passata ad annunciare la Parola di Dio e ricordatelo e lo dico a fronte alta: “Ho dato le dimissioni da Vescovo di Siracusa e non darò mai le dimissioni da annunciatore della Parola di Dio.”
Seconda Parte
In questa seconda parte, ultima della Scuola della Parola, sento il bisogno di darvi una testimonianza personale: quella che per me è stata nella mia vita la Parola di Dio.
Non è una cosa elaborata e ieri mentre mi trovavo a Palermo ad accompagnare un corso per sacerdoti, in un’ora di adorazione ho pensato proprio a voi e mi sono detto che forse posso lasciare a voi come testamento questa mia testimonianza: Che cosa è la Parola di Dio?
Vi dirò non un trattato scientifico ma solo quello che è per me e forse potrà aiutare anche voi.
La Parola di Dio è quella che in me, ha suscitato e nutrito la fede, ha purificato la fede,.
La Parola di Dio è quella che in me genera la speranza nei beni eterni e continuamente purifica questa speranza liberandola dalle scorie, dalle incrostazioni, dalle illusioni.
La Parola di Dio mi fa conoscere il senso della vita, la direzione della storia, il valore del dolore, del dovere, della fedeltà, il significato della morte.
La Parola di Dio è quella che continuamente ci snida, ci inquieta, ci pungola, ci toglie la maschera, fa cadere le illusioni, rintuzza le pretese del nostro orgoglio, ci rivela il nostro vero volto, ci illumina la mente, ci riscalda il cuore, interpella la nostra libertà, giudica la nostra vita, guarisce le nostre ferite, ci fa conoscere il senso della nostra umana vicenda quaggiù, dà risposta agli interrogativi più inquietanti della nostra esistenza.
La Parola di Dio suscita ed evoca la domanda, purifica i nostri progetti conformandoli sempre di più al progetto di Dio, ci riconduce e ci concentra sull’essenziale. Chi vive ancorato alla Parola di Dio, non ha né tempo né voglia di divagare in cose stupide e inutili.
La Parola di Dio ci fa valutare rettamente le cose temporali e quelle eterne. Molti di una certa età si ricorderanno che prima c’era una preghiera nella Liturgia che per fortuna poi è stata modificata. Ci si faceva pregare per “disprezzare le cose della terra e amare quelle del cielo”. E’ stata corretta e adesso la Liturgia ci fa dire di “valutare correttamente le cose della terra, nella continua ricerca dei beni del cielo”.
La Parola di Dio ci dà la sapienza del cuore che è un’altra cosa della cultura o della semplice erudizione.
La Parola di Dio è maglio che spacca la pietra, è fuoco che divora, è spada che taglia, è corazza dello spirito.
La Parola di Dio rinfranca l’anima, rende saggio il semplice, fa gioire il cuore, dà luce agli occhi, è più preziosa dell’oro, è più dolce del miele. (tutte queste cose non le ho lette in nessun libro ma mi affioravano mentre stavo in preghiera.)
Questo vi dice che cosa è per me la Parola di Dio.
In più di 50 anni di sacerdozio (53 ad agosto) non mi sono mai stancato di annunciare la Parola e ovunque sono stato mai è mancata la Scuola della Parola perché sono convinto di queste cose e mi sembra bello consegnarvele nel momento in cui vi lascio.
La Parola di Dio rimane in eterno, è Parola che non passa “cielo e terra passeranno ma le mie parole non passeranno” dice il Signore.
La Parola di Dio è viva ed efficace, è come la pioggia dice il Profeta Isaia “non torna al cielo se non dopo avere irrorato la terra.”
La Parola di Dio ci ha ricordato il Concilio è per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale cioè mai inquinata e non si estingue mai.
La Parola di Dio ha il potere di salvare le nostre anime, è rivelazione, promessa e norma di vita.
La Parola di Dio plasma l’esistenza, ne fascia le ferite, ne risana i cuori spezzati.
Ascoltare la Parola di Dio diceva S. Girolamo, è dispiegare le vele dell’anima al soffio dello Spirito senza sapere dove approderemo. Una persona di fede non chiede dove approda, le basta sapere che è lo Spirito che la sospinge.
L’importante non è sapere dove andiamo, ma con chi andiamo, per questo, diceva il Concilio, bisogna stare in religioso ascolto della Parola di Dio. Gesù ci raccomanda di fare attenzione a come ascoltiamo e il modello di un ascolto autentico, fecondo è Maria di Nazaret , Maria di Betania e tutta la schiera di santi e di sante, di dottori, di contemplativi, di mistici, gente che ha passato tutta la vita su quella Parola piuttosto che essere preoccupato di conoscere l’ultimo romanzo di moda. Siamo stupidi!
Questa è Parola che non passa, è sempre viva, attuale che ci interpella sempre, ci ferisce, ci trafigge il cuore.
Prima di essere araldi della Parola dobbiamo esserne discepoli;
prima di esserne annunciatori, dobbiamo esserne ascoltatori;
prima di testimoniare la Parola, dobbiamo avere il cuore inabitato dalla Parola, dobbiamo come il giovane Samuele: “Parla Signore che il tuo servo ti ascolta”. Dobbiamo anche noi, come Samuele, che non vada a vuoto nessuna Parola di Dio.
La Parola di Dio è creatrice, dalla Parola del Signore furono fatti i cieli.
La Parola di Dio è rivelatrice, ci fa conoscere Dio, l’uomo, il cuore di Dio, il cuore dell’uomo, i disegni di Dio. E’ sorgente di conoscenze vere.
La Parola di Dio è anche consolatrice. Paolo ci assicura che mediante la perseveranza, e la consolazione che ci viene dalla Scrittura, possiamo tenere viva la nostra speranza.
E’ Parola di Dio, è Parola del Signore, è Parola di verità, è la lettera d’amore che Dio ci ha inviato, con cui ci ha parlato come ad amici, è il tesoro più grande accanto all’Eucaristia che Dio ha posto nelle nostre mani.
La Parola di Dio è bussola, è codice stradale nel viaggio della vita, è l’indicatore di direzione, è il navigatore perciò Paolo ci esorta a farla dimorare in noi.
La Parola di Dio abiti, dimori in voi abbondantemente.
Dobbiamo fidarci di questa Parola.
Gli Israeliti nel deserto furono puniti perché non credettero alla Parola di Dio, lo tentarono, si ribellarono, non obbedirono, lo tradirono. Quando uno invece è docile alla Parola e si lascia guidare, nutrire, giudicare allora cammina sulla strada che Dio gli ha tracciato.
L’augurio che voglio lasciarvi è questo:
amatela la Parola di Dio, studiatela, meditatela, assimilatela, sia la vostra compagna e la vostra maestra di vita. Non ve ne pentirete.
†Giuseppe Costanzo
