Una fede pensata

•

Esercizi spirituali 

Parrocchia   S. Lucia   Augusta

23 marzo 2010

Pensare è bene,

        Carissimi vi rivedo con gioia, vi saluto con molto affetto, sono contento di stare ancora una volta con voi. Ringrazio Padre Angelo per l’amabile invito che mi ha rivolto a riflettere con voi e aiutarvi a riflettere. Con lui saluto il carissimo Don Luca, suo collaboratore che con me è cresciuto.

Entriamo subito nel tema. Mi chiedevo di che cosa potrò parlare e mentre cercavo come stimolare la riflessione, mi è venuta in mente una frase di Elisabetta Léseur la quale dice così:

Pensare è bene, pregare è meglio, amare è tutto,

ecco i temi di queste tre sere.

Una fede pensata

Pensare, riflettere, porsi delle domande è un’attività dell’uomo dotato di intelligenza. Oggi molti hanno rinunciato a pensare, lasciano che siano altri a pensare, altri che pensino come organizzarti la crociera, la vacanza, la settimana bianca. Stiamo attenti a non delegare troppo gli altri, stiamo rinunciando al senso critico. Ci sono problemi ineludibili, domande profonde, inquietanti, interrogativi che ci interpellano profondamente: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? c’è un futuro per noi al di là dell’angusto orizzonte terreno? o davvero come canticchiava amaramente Petrolini: “L’uomo è un pacco, campione senza valore che l’ostetrico spedisce al becchino”? Terribile! Dobbiamo prendere posizione!

Qualcuno ha paragonato la nostra condizione a quella di chi  improvvisamente si sveglia su un treno che corre nella notte. Da dove è partito questo treno, quando e perché è partito e dove è diretto? C’è chi tra questi viaggiatori, magari si accontenta di dare uno sguardo al suo scompartimento, di esaminarlo, di verificare le dimensioni dei sedili, di analizzare i materiali con cui sono fatti per poi riaddormentarsi tranquillo. Ha preso coscienza dell’ambiente che lo circonda, il resto non è affar suo, se poi qualche volta l’angoscia lo afferrerà ci sarà modo per scacciarla. Questa è la situazione di molti in questo mondo. Le persone riflessive però sono piene di domande: ”chi sono io? Che cosa è la persona umana? Cosa è questa mia vita? Questo treno su cui un giorno mi sono svegliato da dove è partito? Dove è diretto? Che cosa è questo mondo? E’ un ammasso di cose senza senso? O è una culla preparata da un Padre per i suoi figli? Che cosa è la vita? Un insieme di fogli senza senso o è un miraggio verso una meta fissata da chi mi ha regalato la vita?

E ancora! Perché il male nella vita? Perché l’egoismo, la prepotenza, la malvagità, perché il dolore, l’infelicità? Che cosa possiamo fare per liberare la famiglia umana da questa croce che a volte schiaccia. Ci sarà una pace, una festa che non finirà mai? Ognuno di noi è qui per caso o è creatura di qualcuno che ha messo nella nostra mente e nel nostro cuore, la sete di giustizia, di libertà, di uguaglianza. C’è una via, una persona, una maniera di vivere che ci liberi dal male, dal peccato, dalla morte, dall’infelicità. Tutta questa serie di domande è il problema numero uno dell’uomo che pensa, che viene anche chiamato: problema religioso.

L’uomo non è solo l’uomo faber, prudens, cogitans è anche l’uomo religiosus. La religiosità è una dimensione fondamentale del nostro essere di persone umane.

Noi cristiani abbiamo un libro che risponde a queste inquietanti domande della vita: è il libro della Bibbia. Un esegeta francese dice: La Parola di Dio ha tre grandi dimensioni:

                                       “la Parola di Dio è:

rivelazione, è promessa, è norma di vita”

La Parola di Dio è rivelazione. 

Dio ha parlato a noi uomini come ad amici, ci ha manifestato il suo pensiero, ci ha fatto conoscere il suo  cuore, ci ha rivelato i suoi disegni d’amore. Il Dio nostro non è il dio di Aristotele, cioè il motore immobile, tutt’altro che immobile! Il Dio in cui crediamo è venuto a liberare il suo popolo dalla schiavitù di Egitto e tutta la storia della salvezza è una serie infinita di prodigi d’amore, operati da Lui che si china sulla sua creatura, che ascolta il gemito dell’umanità e interviene a soccorrerla, a liberarla. Noi abbiamo questo libro che è rivelazione: chi siamo noi, chi è Lui, qual è il senso della storia, da dove è partito questo treno e dove sta andando.

La Parola di Dio è promessa.  

Cosa ci attende oltre la morte? Lo dice la Bibbia, nessun altro ce lo può dire. A certe domande inquietanti come quelle della morte, del dolore, solo la Bibbia può dare risposte, neanche la filosofia. Solo la Bibbia ci può dire che cosa Dio ha preparato a quelli che lo amano. San Paolo dice: “Occhio non vide, né orecchie mai udì, né mai le trovi in cuore di uomo”.

 L’uomo non riesce ad immaginare che cosa Dio ha preparato. Noi attendiamo questa sorpresa dell’amore di Dio. San Giovanni nella sua prima lettera dice: “Noi ancora non sappiamo, perché non ci siamo entrati, saremo simili a Lui perché lo vedremo così come Egli è.” Questo fu il grande desiderio di Mosè: “Mostrami Signore il tuo volto” desiderio mai esaudito; è esaudito con la venuta di Cristo e Giovanni nel primo capitolo del suo Vangelo dice “Noi abbiamo veduto la sua gloria in Cristo che è l’immagine del Dio invisibile” 

La Parola di Dio è norma di vita.

Dio ci dice come dobbiamo comportarci se vogliamo raggiungere il fine che Lui ha sognato per noi. Queste tre dimensioni della Parola infuse nel Battesimo sono importanti, perché sviluppate attraverso la riflessione sulla fede e professione di fede a Dio che parla e si rivela, ed io rispondo credendo, a Dio che promette; rispondo sperando a Dio che mi indica la strada, rispondo ubbidendo: “Chi mi ama, osserva i miei comandamenti”.

        Questo libro prezioso che è la Bibbia non lo conosciamo mai abbastanza eppure, non dimenticatelo, sono tre le cose che ci rivelano Dio: il libro della natura da contemplare; il libro della Scrittura da meditare; e il volto dell’uomo, del fratello fatto a immagine e somiglianza di Dio da amare.

        Io non mi faccio illusioni: c’è gente che nella vita si domanda solo che cosa dice il suo oroscopo, non gli interessa nulla di nulla, anzi si gloria di dichiararsi atea, però proprio quella gente, così sicura di sé, non mette piede fuori se prima non ha consultato il suo oroscopo. C’è gente che è preoccupata solo di sapere chi vincerà il campionato di calcio o il prossimo Sanremo. C’è gente che si accontenta di così poco … beati loro … per fortuna non tutti sono così, c’è gente intelligente che pensa, che si fa anche altre domande, quelle domande per le quali ci aiuta la Bibbia a dare risposta.

  1. Che cosa è la vita, è la prima grande domanda. E’ un susseguirsi di giorni senza senso e basta?
  2. Che cosa è la morte? E’ la fine inesorabile di tutto, è un essere che finisce nel nulla?
  3. Che cosa è questo mondo? Un ammasso di cose senza senso, frutto del fato, del caso, del capriccio?
  4. Chi sono io? Una combinazione di molecole capitate per caso sulla terra?
  5. La vicenda della sofferenza dei malvagi tutto sommato mi sta bene, ma gli innocenti perché soffrono? Perché il dolore innocente? Una pausa di felicità, di pace per loro non ci sarà mai?
  6. La persona umana è solo un animale evoluto e niente di più?
  7. Quando sento la voglia di impegnarmi per la pace, per la giustizia, sono solo un illuso, un idealista, uno che vive con la testa tra le nuvole, che non poggia i piedi per terra, come tanti ogni tanto ci dicono?
  8. Il grande desiderio di verità, di senso, di felicità che io porto con me, di una festa che non finisca mai, è un’illusione?
  9. Ci sarà qualcosa al di là della morte, di questa realtà così conturbante e angosciante? Oggi la morte è diventata un tabù; prima era il sesso, ora è la morte, l’argomento da censurare.

La morte è un pensiero rimosso, della morte non bisogna parlare perché la gente si impressiona, come se non pensandoci la morte non arrivasse; arriva lo stesso solo che ci trova impreparati: chi non pensa alla morte vive alienato e muore espropriato.

  1. Ci sarà qualcuno che consolerà chi nella vita ha sofferto, che punirà chi nella vita ha fatto soffrire? Che darà un premio a chi nella vita è stato onesto e ha aiutato chi soffriva?

A tutte queste domande e a tantissime altre che spuntano nella nostra mente nei momenti più intensi dell’esistenza, la Bibbia risponde perché Dio ci ha parlato, non è rimasto nel suo silenzio, nel suo olimpo impassibile, indifferente, cinico nell’abbandono. No, Egli veglia, ci coinvolge, interviene, un Dio che sa tutto, può tutto e ci ama. Allora c’è una prima risposta di carattere universale che la Bibbia ci dà: l’uomo non è solo in questo mondo, esiste Dio

 che ci ha parlato, ha scelto un popolo e man mano che queste domande fondamentali affioravano nella sua mente ha risposto così:

  1.     La vita non è un insieme di giorni senza senso, ma un dono del Signore del mondo. Lo narrano in maniera poetica le prime pagine della Bibbia, lo conferma il profeta Isaia: “Così dice il Signore Dio che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l’alito a quanti camminano in essa. Io, il Signore, ti ho chiamato”   (Isaia 42, 5 ).
  2. La morte non è la fine inesorabile di tutto ma è lo sbocciare, il fiorire ad un’altra vita come il sole che quando tramonta in questo emisfero, spunta nell’ altro emisfero. Noi lasciamo questo mondo per approdare in un mondo che non ha più fine né confine: è l’eternità in comunione con Dio: siamo tutti gli eredi, santi. Sulla soglia di questa vita eterna ci attende il Figlio di Dio che ci domanderà conto dei nostri giorni, del modo in cui abbiamo investito i talenti che Lui ci ha dato. Ci domanderà se gli abbiamo dato da mangiare quando era affamato nei poveri; se gli abbiamo dato da bere quando aveva sete nei malati riarsi dalla febbre; se lo abbiamo vestito quando tremava di freddo nei vecchi abbandonati.
  3. Questo mondo non è un ammasso di cose senza senso, ma è una grande casa preparata dal Padre per i suoi figli, una casa ricca e bellissima come dice la Bibbia, ma che la nostra malvagità, unita a quella del maligno, inquina. Oggi il problema dell’inquinamento, in particolare qui ad Augusta, è così sentito, ed anche il problema ecologico. Mi permetto di suggerire in un mare di problemi, che il primo modo per eliminare l’inquinamento atmosferico è quello di eliminare l’inquinamento del cuore: la prima ecologia è l’ecologia del cuore: quando cambia il cuore dell’uomo, quando capisco che l’altro va rispettato, che le generazioni future dovrebbero trovare la terra ancora abitabile, allora mi comporterò in un certo modo.
  4. Io non sono una combinazione sapiente di molecole, ma una creatura che Dio ha voluto a sua immagine, una creatura che Egli segue, comprende e perdona con amore. Ricordiamo Isaia (49, 15 ) “Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”.

Il Libro della Sapienza (11,23) ha una pagina stupenda che dice: “Hai compassione di tutti perché tutto tu puoi”. Lui è onnipotente ed anche compassionevole a differenza dell’uomo che più è potente, più diventa arrogante, prepotente. Ed ancora dal Libro della Sapienza: “ … non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento, poiché Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita” (Sap. 11, 23-26 ). Questa è la definizione più bella di Dio: è il Signore, amante della vita.

Io sono una creatura che in Gesù, è diventata figlia di Dio destinata a vivere per sempre nella gioia e nella pace: “Venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi.” Siamo troppo abituati a chiamarci figli di Dio. Questo è dono, puro dono, noi siamo creature di Dio che non si è limitato a lasciarci a livello di sue creature, ci ha voluto suoi figli, figli adottivi, figli nel Figlio. Non si è accontentato di averci suoi figli, ci ha voluto amici: “… non vi chiamo più servi, ma amici”. Non solo, non si è accontentato di averci amici, ci ha voluti suoi commensali. Ecco la mensa eucaristica: “Prendete e mangiate questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue sparso per voi…” Questo è quello che Dio ha fatto per noi, questa è la nostra grandezza, la nostra dignità. Lui ha detto:” A chi più è stato dato, più sarà richiesto”.

  • Perché gli innocenti soffrono? Qui tocchiamo un tasto molto delicato e la risposta è articolata.

La prima cosa che dobbiamo dire è che una buona parte della sofferenza che c’è nel mondo, è nostra responsabilità perché noi opprimiamo i deboli. Il profeta Amos se la piglia con i potenti e dice: “… calpestano i poveri come si calpesta la polvere della terra …” (Amos 2, 7 ) Queste sono le sofferenze degli innocenti e del povero, la cui dignità, i cui diritti inalienabili, fondamentali, imprescrittibili, non contano.

La seconda cosa che dobbiamo dire è che noi usiamo enormi ricchezze per fabbricare armi, non per debellare la malattia, la povertà, la miseria ma facciamo la corsa agli armamenti.

La Terza cosa: non abbiamo ancora voluto realizzare la profezia di Isaia, una cosa bellissima che dice: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra. Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore.”(Isaia 2,4-5) Una promessa stupenda e non dimenticatelo: nonostante tutte le difficoltà, le tortuosità della storia, essa avanza verso questa meta di una pacificazione e fraternità universale. E’ come il discorso dell’Esodo dall’Egitto e la conquista della Terra Promessa. Una volta usciti dall’Egitto per arrivare nella Terra Promessa bastavano a conti fatti quindici giorni ed invece il popolo ha impiegato quaranta anni.  Dice il Salmo 106: “Non hanno creduto alla sua parola, hanno disprezzato i suoi disegni”. Quando l’uomo non si fida di Dio, il cammino diventa più lungo, più tortuoso, più faticoso. Dio ha realizzato il suo piano e noi con la nostra cattiva volontà causiamo sofferenza soprattutto ai più piccoli, ai più deboli. Tuttavia dobbiamo essere onesti fino in fondo; qualcosa di profondamente misterioso nella sofferenza degli innocenti rimane, non è che tutto è così lineare, così chiaro. Non dimenticate una cosa: la fede non è una certezza sfolgorante, verrebbe meno l’atto di libertà del credere se tutto fosse così evidente, di una evidenza razionale, allora tu non è che credi, constati. Il credere comporta il “non vedo ma mi fido”; nel constatare che per non fidarmi dovrei avere colto l’evidenza della ragione. Nella fede ci stanno luci e tenebre, notti buie e distese immense di luce. Giobbe è l’esempio dell’uomo che affronta i suoi problemi: è lui che rinfaccia a Dio il problema della sofferenza e come sapete Dio non risponde direttamente, ma rivela a Giobbe la sua grandezza e sapienza che superano la mente umana. Ricordate come reagisce Giobbe: “ora mi metto una mano sulla bocca, io taccio. Capisco una cosa: finora ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono, perciò mi ricredo” e Giobbe comprende che bisogna accettare con fede il mistero dell’agire di Dio, perché se Dio è Colui che sa tutto, può tutto e mi ama, quella volta che non capisco, mi fido e mi affido a Dio. E’ arroganza, è superbia, è orgoglio intellettuale mettere Dio sotto processo.

Se Dio è Padre, è l’Amore, mi fido e a Lui consegno fiduciosamente tutta la mia vicenda, perché Dio garantisce al di là della morte una vita di serenità e di pace come Gesù l’ha promessa nientemeno che al ladro che era crocifisso accanto a Lui al quale dice: “oggi stesso sarai con me in paradiso”.

La vita di Gesù, e la parola dei Profeti danno ancora una risposta tonante e profonda al problema della sofferenza degli innocenti. Il dolore degli innocenti provoca l’uomo a lottare per una giustizia e una pienezza di umanità. Dinanzi a queste sofferenze, la mente dell’uomo si industria a pensare, a cercare, per cui progredisce la scienza, la tecnica, viene risuscitata questa gara di solidarietà che è umanità, è fraternità. Ancora, la sofferenza sollecita l’amore dei figli di Dio verso i più deboli, esorta gli uomini di buona volontà ad accrescere la civiltà del progresso e non dimentichiamo la cosa più importante: la sofferenza degli innocenti è la partecipazione alla sofferenza di Gesù per la salvezza del mondo e Gesù era l’Agnello incontaminato, immacolato, il vero innocente che si è caricato delle nostre colpe, le ha espiate per noi. Gesù crocifisso, morto, è risorto perché se fosse solo morto e non fosse risorto sarebbe stato solo un grand’uomo, uno generosissimo per gli altri, ma non il Salvatore. E’ il Salvatore perché morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. Per questo è il Salvatore! La persona umana secondo gli scienziati è il termine di una lunga evoluzione. Domanda: è solo un animale evoluto?

E’ il figlio di Dio l’uomo, non un animale. L’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato comincia con quella confortante parola: Padre nostro che sei nei cieli! Noi siamo i figli del Padre celeste, altro che semplici animali pur evoluti, siamo figli di Dio.

6)    Quando sento voglia di impegnarmi per la pace e per la giustizia non sono un illuso, sono tra coloro ai quali Gesù ha detto: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”.

7)   Il grande desiderio di felicità che ogni persona porta in sé, di una festa che non finisca mai, non è un’illusione. Isaia ci porta la promessa di Dio: “Ecco io faccio nuovi cieli e nuova terra, ci sarà serenità e gioia sempre, non si udranno più voci di pianto, né grida di angoscia”(Isaia 65)

Ricordiamo anche Apocalisse 21 “Nella Gerusalemme celeste non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate … io faccio nuove tutte le cose”

Il cristiano se conosce la Bibbia ha la possibilità di attingere speranza e forza a non finire. Purtroppo noi abbiamo il complesso di inferiorità se non abbiamo letto l’ultimo romanzo di cui si parla nelle riunioni salottiere; e non abbiamo la minima vergogna se non abbiamo letto e meditato la Bibbia. Lì ci sono le risposte alle domande di fondo.

    8)    Ci sarà qualcosa al di là della morte? L’ha chiesto anche Marta dinanzi alla tomba del fratello Lazzaro e Gesù le ha risposto:  “Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore, vivrà e chiunque vive e  crede in me non moriràmai” Anche nel Vangelo di Giovanni Gesù dice: “Io sono il pane della vita, chi mangia di questo pane, vivrà in eterno”

Questo bisogno, questo anelito profondo, insopprimibile che abbiamo ad una vita che non finisca mai, ce lo ha messo il Signore dentro e Lui non si smentisce perché è fedele.

9)     Ci sarà qualcuno che consolerà chi ha sofferto? Che   punirà chi ha fatto soffrire? La risposta più nitida e concreta la troviamo nel capitolo 25,34 ss del Vangelo di Matteo: “Venite benedetti del Padre mio,…, andate via da me dice ai malvagi, maledetti perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare… Tutto quello che avete fatto o non avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto o non l’avete fatto a me”. C’è questa misteriosa identificazione di Cristo col debole, col povero, con l’ultimo. Giustamente San Giovanni della Croce dice: “Al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore”. Su nient’altro, sull’amore!

Ecco fratelli e sorelle queste risposte che in maniera superficiale, a volo di uccello ho cercato di formulare sono un frammento minimo di un messaggio progressivo, entusiasmante che percorre tutte le pagine della Bibbia. La Bibbia però non risponde solo a domande, ma dà anche delle regole di vita che occorre assolutamente osservare se vogliamo che ognuno di noi funzioni bene e che il mondo non si trasformi in una giungla dove il più forte, sbrana il più debole.  La prima rudimentale stesura della regola di vita fu data a Mosè, i dieci   comandamenti.  

Un cardinale italiano, Giacomo Biffi, fa questo discorso a proposito dei comandamenti: “I comandamenti sono come il libretto di istruzione che la casa         automobilistica dà a colui che acquista un’auto. In questo libretto ci sono scritte le      caratteristiche della macchina: che ogni diecimila chilometri devi fare il tagliando, che     va a benzina o a gasolio o a metano, che bisogna mettere l’olio nel motore. Tu sei       libero di metterci benzina o acqua ossigenata o metterci olio di semi o di merluzzo anziché l’olio per motori, però se la macchina non funziona non prendertela con la casa automobilistica, pigliatela con te stesso. Sei libero! Questi sono i comandamenti!

Nel   libretto di istruzione, la Bibbia, Dio ha scritto: guarda tu sei fatto così, se vuoi funzionare bene, se vuoi raggiungere la meta, la felicità eterna, questi sono i binari entro i quali devi camminare. Se un treno non sta nei binari deraglia e un treno che deraglia non arriva a destinazione. Uomo avvisato mezzo salvato!

        La più grande sfida che Dio ha fatto a se stesso è l’aver creato ognuno di noi libero e accetta anche che noi possiamo snobbare il suo disegno, però non pigliamocela con Lui, perché Lui è il primo che ci soffre, è Lui che ci dice: riflettete, convertitevi, allontanatevi dal male e vivrete.

Gesù poi nel Nuovo Testamento apportò profondi e sostanziali cambiamenti. Questa regola di vita è la chiave del vivere umano sulla terra. Praticamente Gesù la convertì in una sola parola: AMA, AMA DIO, AMA e capirai. AMA e vivrai, AMA e sarai felice, e farai felici quanti incontrerai sulla tua strada.

† Giuseppe Costanzo