Parrocchia S. Lucia – Augusta
24 – marzo – 2010
Eccoci carissimi di nuovo insieme, e vi ripeto che sono davvero contento di poter meditare con voi e ieri sera abbiamo riflettuto sulle domande fondamentali della vita.
In questa seconda parte, devo molto al carissimo Padre Raniero Cantalamessa.
Abbiamo detto: pensare è bene, pregare è meglio, amare è tutto.
Questa sera rifletteremo sull’affermazione: pregare è meglio e con questo non si intende sminuire l’importanza del pensare. Infatti solo una fede pensata può rendere ragione della speranza che è in noi, il vero cristiano, quello autentico è uno che crede pensando.
Con l’espressione: pregare è meglio, si vuole invece affermare che c’è un passo successivo al pensare ed è il pregare, ma non che si può fare a meno del pensare. In effetti chi pensa con umiltà, senza orgoglio intellettuale, chi sa stupirsi di questo prodigio dell’uomo che è sì una canna, ma “una canna pensante” diceva Pascal, non può non essere una persona che prega. Pensare è pregare; pensare è ringraziare il Signore di questo mondo stupendo che ha fatto. Un filosofo tedesco ha detto: “pensare è ringraziare” E’ vero che c’è gente che prega ma non pensa, ed è anche vero che c’è gente che pensa ma non prega e c’è gente che non pensa perché non gli va e non prega perché non è di moda.
Il mondo invece ha bisogno di un pensiero orante e di una preghiera pensante.
La preghiera è il distintivo degli uomini grandi. La vera grandezza sta nel sapersi inginocchiare davanti a Dio e adorarlo riconoscendo la propria creaturalità e la Sua grandezza.
Allora ci chiediamo subito: che cosa è la preghiera?
Santa Teresina del Bambino Gesù dice: “Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore, nella prova come nella gioia”.
In quanto creatura l’uomo è costituzionalmente bisognoso di Dio. Sant’Agostino lo definisce “un mendicante di Dio”. Anche Lutero lo diceva: “siamo tutti mendicanti”. La preghiera è stata definita da San Giovanni Damasceno: “elevazione dell’anima a Dio”. Nella preghiera ci lasciamo amare, purificare, guidare, aiutare da Dio che è la roccia su cui si costruisce tutto: la persona, la famiglia, la società, la Chiesa, il mondo intero.
San Gregorio di Nissa diceva: “chi prega tiene le mani al timone della storia”. Non è vero che non possiamo far nulla per cambiare le cose. Certo nessuno di noi ha il potere di Obama, lui può fare molto di più, però anche il più piccolo di noi, il più povero, il più malato, può tenere le mani al timone della storia perché nessuno mi può impedire di pregare e la preghiera è per tutti sorgente di luce alla mente e sorgente di forza alla volontà.
Charles de Foucauld ha detto che: “pregare è pensare a Dio amandolo, pregare è pensare a Dio con la mente nel cuore” non con la mente nella testa come accade frequentemente a noi.
Per pregare non c’è bisogno di sciorinare trattati di teologia. Un cuore semplice, umile, che si apre docile, si consegna. La preghiera sgorga dal cuore dell’uomo; cuore inteso in senso biblico cioè come centro propulsore e unificante di tutta la nostra persona, anche del pensiero, della volontà oltre che dell’affettività ed è il nostro centro nascosto che solo lo spirito di Dio può scrutare e può conoscere.
Il cuore è il luogo della verità e della libertà, della decisione perché lì si fanno le scelte e le opzioni fondamentali, lì scegliamo la vita o la morte. Dal cuore scaturisce il riconoscimento della nostra creaturalità, la confessione della nostra impotenza, la proclamazione della grandezza di Dio, la lode della sua misericordia, la richiesta accorata di salvezza. Tutto dal cuore parte, è la centralina fondamentale.
Pregare è la vocazione del cristiano vero che agisce mentre prega e fa partire tutto dal cuore il cui cuore non è inteso solo in senso biblico, ma anatomico in quanto questo muscolo cardiaco per garantire al nostro corpo la vitalità, fa due cose fondamentali: la sistole e la diastole. Nella sistole richiama il sangue a sé, lo raccoglie, lo purifica, lo ossigena, dopo lo rimanda in circolo. Un cristiano è uno che vive di questi due movimenti: la sistole cioè la concentrazione cristologica e la diastole cioè la dilatazione missionaria.
Il cristiano in quanto figlio di Dio ama parlare con suo Padre, vivere sempre in comunione con Lui e stare alla sua presenza. In questa vocazione alla comunione con Dio sta la più alta dignità dell’uomo che fin dal suo nascere è invitato, dice la “Gaudium et spes” al dialogo con Dio. Uno che ha potuto parlare con un personaggio celebre, è fiero e lo racconta a tutti; parlare con Dio non ci fa più impressione così banalizziamo le cose più serie. Per sgombrare subito il campo vorrei dire che la preghiera oggi non gode di buona fama, è ritenuta da molti un’attività alienante, è sospettata di favorire la fuga dal mondo, il disimpegno dalla storia, è guardata con diffidenza, quasi fosse una narcosi della coscienza. Tuttavia in giro c’è un gran bisogno di preghiera. Le associazioni, i gruppi, i conventi, cercano preghiere per un mondo diverso; quindi c’è una forte richiesta oggi di preghiera, per cui c’è la diffidenza sulla preghiera e allo stesso tempo c’è la richiesta di preghiera.
E’ tempo allora di vivere convinti che la preghiera non è né fuga, né devozionismo, né spiritualismo disincarnato. Chi prega non è un imboscato dalla storia, non è un disertore dall’impegno, ma uno che cammina al passo nell’oggi di Dio, rifiutando di lasciarsi imprigionare in orizzonti angusti. Chi prega è uno che accetta di sporcarsi le mani perché proprio nella preghiera riceve l’impulso ad immergersi nella storia vincendo l’indifferenza, superando la pigrizia della vigliaccheria. Paolo VI ha definito gli intellettuali che avevano certi atteggiamenti: “gli spettatori preziosi ed oziosi”. Preziosi perché sanno ragionare, discutere, sottilizzare ma … oziosi.
Questa è la logica paradossale della preghiera, per il resto siamo solidali con gli uomini e solitari con Dio come Mosè che riuscì ad essere così solidale con gli uomini da dire a Dio: “o mi salvi insieme con tutto il popolo o mi distruggi insieme a tutto il popolo”. Egli era così solidale col suo popolo perché viveva solitario con Dio.
Una preghiera fatta bene non porta mai all’intimismo, alla alienazione, al disimpegno.
Dopo queste premesse vorrei vedere alcune forme di preghiera.
La prima che troviamo più facilmente è:
- la preghiera di benedizione come nel salmo ripetiamo: “Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici” (Sal. 102).
La preghiera di benedizione che ha molte affinità con l’adorazione, il ringraziamento, la lode, è la risposta dell’uomo ai doni di Dio. L’uomo risponde alla benedizione ottenuta, benedicendo Colui che ne è l’origine. Io vorrei insistere su un’ altra forma di preghiera che è la più trascurata e la meno facile e la dobbiamo riscoprire e praticarla cioè :
- la preghiera di adorazione. Benedetto XVI il primo anno che era Pontefice parlò ai giovani a Colonia dell’adorazione e lo fece partendo dai due nomi con cui viene chiamata nel greco e nel latino. Nel greco viene chiamata: “prostrazione” che è il gettarsi a terra davanti a Dio. “Venite, prostrati adoriamo in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio” (Sal 95).. Nel latino invece diciamo “adoratio” che viene da “os ad os” cioè “bocca a bocca” come due che si amano e si baciano. E’ bellissimo questo modo di intendere la preghiera: bocca a bocca, cuore a cuore, faccia a faccia col Dio che ci ha creati e ci ama. La preghiera di adorazione è la preghiera più pura perché cerca Dio e lo esalta non per i benefici che ci elargisce, ma per ciò che Egli è in se stesso. In questo è grande educatrice la liturgia della Chiesa. Infatti ogni domenica tranne in Avvento e in Quaresima, c’è sempre il Gloria nella Messa: “Noi ti lodiamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti benediciamo, ti rendiamo grazie” non per i benefici che ci hai dato ma per la tua gloria immensa cioè per quello che Tu sei a prescindere dai doni che mi fai. Questa è preghiera pura, è prostrazione umile e la creatura umana cerca il suo Creatore per riconoscerlo e proclama la sua sovrana signoria. Venite … in ginocchio. Ormai la gente non si inginocchia neanche quando si confessa, quando si chiede il perdono dei propri peccati. Tante volte per non umiliare non si dice alla gente di non stare con le gambe a cavalcioni, e che non ci si confessa stando seduti ma si sta in ginocchio perché stiamo chiedendo perdono dei nostri peccati a Dio.A proposito dell’adorazione, della prostrazione, Dio preferisce all’inchino degli schiavi, la prostrazione degli uomini liberi.
L’adorazione è attrazione irresistibile, è sorgente, desiderio di unione, è rapimento di Dio “A te anela l’anima mia, a Te si stringe l’anima mia”. L’adorazione è riposo in Colui che è la sorgente dell’essere ed anche la meta del nostro pellegrinaggio. Il Salmista dice: “Solo in Dio riposa l’anima mia, da Lui la mia salvezza, da Lui la mia speranza” (Sal 62).
L’adorazione è sguardo amoroso al Padre che ci ama e ci salva: “Guardate a Lui e sarete raggianti … Signore chi ti guarda risplende”
(Sal 34). dice il Salmista giacché l’uomo diventa quello che contempla, diventa quello che ama. Sant’Agostino diceva:
“Ami la terra, sei in terra, ami il cielo, sei in cielo”.
L’adorazione è immersione nel mistero che ci trascende e ci avvolge come diceva il profeta Isaia 45,15: “Tu sei un Dio misterioso, Dio di Israele Salvatore.”
L’adorazione è silenzioso ascolto di Colui che ci parla anche quando tace, che ci guida con la luce della fede e ci nutre con la sua Parola. Per questo il Salmista ci dice: “Sta in silenzio davanti a Dio e spera in Lui “( Sal 37).
L’adorazione è dimenticare il proprio “io” per contemplare il “tu” di Dio. “Di Te ha sete l’anima mia, a Te anela la mia carne. Nel santuario Ti ho cercato per contemplare la tua potenza e la tua gloria” (Sal 62).
L’adorazione è il “cuore a cuore” con il Padre, con lo Sposo, con l’amore. La beata Elisabetta della Trinità pregava così: “Mio Dio Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in Te, immobile e tranquilla come se la mia anima fosse già nell’eternità”
E’ come vedete un naufragare in Dio in questo oceano di amore e di pace. Questa è l’adorazione e per questo invito a riscoprire questa forma di preghiera. Tanta gente è sempre indaffarata, agitata, incalzata da mille cose. Stiamo attenti al tranello; se uno non si dà una gerarchia di valori, se uno non si fa un programma di giornata, se uno non si dà dei tempi di preghiera, l’unica cosa per cui non c’è più posto, né tempo, è proprio la preghiera, perché viviamo in un tempo in cui le cose da fare sono diecimila e ognuno di noi fa le cose in cui crede. Se io credo che la preghiera è importante, allora stabilisco nella mia giornata un tempo di preghiera, anche solo di un quarto d’ora. Se invece non credo nell’importanza della preghiera, la metterò sempre in coda e non arriverà mai il suo turno. Non si prega non perché non c’è il tempo, ma perché manca questa convinzione. C’è gente che non ha tempo di pregare, ma poi sta fino a mezzanotte davanti al televisore.
3. La preghiera di domanda E’ questa la preghiera più praticata perché un figlio legittimamente si può rivolgere al padre e chiede ciò di cui ha bisogno. Chiedo a voi che siete la maggior parte mamme e papà: “Vi piace che i vostri figli si ricordino di avere un padre e una madre solo per chiedere le 50 o le 100 euro? Certo è legittimo che vi chiedano ciò di cui hanno bisogno ma non che si ricordino di voi solo allora. Un padre e una madre sono felici di accogliere il proprio figlio sulle proprie ginocchia, tra le proprie braccia e sentirsi dire: “Papà, mamma quanto sei buono, sei bella, quanto ti sono grato, per tutto quello che fai” Così non è solo preghiera di domanda ma anche di lode, di ringraziamento. La preghiera di domanda è quella che esprime la coscienza della nostra indigenza e della nostra infedeltà, ci fa chiedere anzitutto Il perdono dei peccati, poi il Regno di Dio e tutto ciò che ci occorre per accoglierlo e promuoverlo.
- La preghiera di intercessione. E’ importante perché ci fa simili a Gesù, il Grande Intercessore, Colui che -dice la Lettera agli Ebrei- è sempre vivo a intercedere per noi, a patrocinare la nostra causa. La preghiera di intercessione ci fa simili allo Spirito Santo che, come dice San Paolo, intercede per noi con gemiti inesprimibili. Chi sa intercedere ha il cuore sintonizzato col cuore misericordioso di Dio ed è consapevole di esercitare un ruolo sacerdotale di mediazione come Mosè.
Dio aveva deciso, dice il Salmista, di sterminare il suo popolo se Mosè, suo eletto, non fosse stato sulla breccia di fronte a Lui per stornare la sua collera. La preghiera di intercessione ci fa raggiungere le distanze più lontane, ci fa penetrare nelle situazioni più inaccessibili, ci fa accostare le persone più irraggiungibili, ci fa compiere i prodigi dell’amore. Se poi la preghiera di intercessione parte da un cuore umile, come dice il Libro della Sapienza, penetra le nubi ed è efficace, raggiunge il cuore di Dio e ottiene quello che gli chiediamo.
5. La preghiera di ringraziamento nasce nel cuore di chi sa accorgersi che il Signore lo ha colmato dei suoi doni e accogliendoli dalle sue mani alza la voce per dirgli “Grazie Signore! Tutto proviene dalla tua bontà infinita, tutto ciò che ho e che sono è tuo. Tutto è grazia”. Amici, dove non c’è capacità di dire “grazie” non c’è gratitudine né il senso della vita come dono. Manca il senso della gratitudine che, è stato detto, è la memoria del cuore. Un cuore nobile non dimentica.
6. La preghiera di lode E’ quella che più immediatamente riconosce Dio, lo canta per se stesso, gli fa festa, gli rende gloria per quello che Egli è a prescindere da quel che fa. La lode anticipa la beatitudine del cielo dove nella gloria vedremo e loderemo Dio per sempre. Tutta l’eternità è lodare, benedire, ringraziare, amare. Dice l’Apocalisse:
“I santi gettano le loro corone di gloria davanti al trono di Dio” per dire “tutto viene da Te”. Bellissimo!
Un cristiano può non praticare queste forme di preghiera? ma che cristiano è? All’anagrafe? ma non nella vita! Il cristiano è quello che guarda all’essenzialità della preghiera di Gesù. Gesù è il testimone e il modello della preghiera. Quando gli apostoli vedono Gesù in preghiera, sentono nascere dentro di sé il desiderio di pregare e gli dicono: “Signore insegnaci a pregare” perché loro non sanno pregare. Di fronte alla ricca umanità di Gesù, alla capacità di accogliere, di piegarsi sulle ferite dei poveri e dei peccatori, di fronte alla sua miracolosa potenza di guarigione, alla sua intensa determinazione, gli apostoli si interrogano: “da dove questa luce, questa compassione, questa capacità di collegare cielo e terra”. Intuiscono che la sorgente dissepolta di questa umanità tenera, serena, compassionevole, luminosa è appunto la preghiera.
Contempliamo Gesù in preghiera, egli è l’orante per eccellenza. Pregare, per Gesù, è un’esigenza irrinunciabile, un bisogno del suo cuore. Nei Vangeli vediamo spesso che Gesù si sottrae alle folle e si ritira in disparte, nella solitudine, su un monte a pregare e a lungo. Talora, soprattutto quando deve fare scelte decisive, come quando ha scelto i dodici apostoli, passa tutta la notte in preghiera, sta col Padre in un cuore a cuore ineffabile e inimmaginabile, sa di essere il Figlio prediletto, vive costantemente proteso verso il Padre, perciò lo cerca con la ragione del suo cuore, si lascia colmare dal suo amore e accoglie il progetto di salvezza. Gesù prima di fare scelte decisive passa notti intere in preghiera e noi? Noi facciamo indagine di sociologia quando dobbiamo fare scelte decisive o scelte di carattere pastorali. Noi facciamo l’indagine sociologica, invece di dire come comunità: ci mettiamo in preghiera, e chiediamo allo Spirito Santo la grazia del discernimento. Impariamo dal Signore.
Egli nella preghiera parla al Padre della condizione umana tiranneggiata dal maligno, devastata, alienata da Dio, gli dice tutta la sua pena, gli presenta i bisogni e le speranze, gli manifesta la sua disponibilità a sacrificare se stesso per gli uomini perché tornino a vivere. Benedice il Padre perché rivela ai piccoli la vera sapienza, lo ringrazia perché sempre lo ascolta e non lo lascia mai solo. Tutti gli avvenimenti importanti della vita di Gesù sono preparati nella preghiera. La preghiera è una necessità, è un bisogno dell’anima. E’ stato detto che la preghiera è il respiro dell’anima perché pregare è necessario come mangiare, dormire, bere. Occorre nutrire e ossigenare la propria vita spirituale. Senza preghiera non ci si eleva ma si rimane nella palude. Una volta in un Giovedì Santo ebbi a dire che la nostra vocazione è quella dell’aquila, volare e volare alto. In una sola cosa ci dobbiamo differenziare dall’aquila: essa vola sola, noi dobbiamo volare insieme e magari prestare qualche ala a chi ce l’ha debole o difettosa. Questa è la vocazione del popolo cristiano. Non si raggiungono le vette senza la preghiera.
San Paolo ripete che si può pregare dovunque, in ogni momento, incessantemente. Importante però è liberare la preghiera da una triplice schiavitù:
dalla schiavitù dei modi, dalla schiavitù dei tempi, dalla schiavitù dei luoghi.
Si può pregare parlando, tacendo, solo con la testa, col cuore, con la preghiera di benedizione, di lode, di adorazione, di domanda, di ringraziamento, di intercessione, di contrizione, di suffragio. C’è un mare di possibilità, di modi per pregare e tante volte uno vuol pregare con parole sue, lo faccia, è lo Spirito che soffia; altre volte non si sa cosa dire e viene voglia di andarsene, prenda un libro, prenda il libro dei Salmi, prenda qualcosa che possa fare da motorino di avviamento, poi chiuda il libro e continui da solo: questo è liberare la preghiera dalla schiavitù dei modi.
Liberare la preghiera dalla schiavitù dei tempi: debbo pregare da mattina a sera? “Padre non ho detto le preghiere della mattina e della sera” No, bisogna pregare dal mattino alla sera cioè bisogna pregare sempre, incessantemente.
Liberare la preghiera dalla schiavitù dei luoghi: non è che si può pregare solo in chiesa; si può pregare in chiesa, in casa, sulla strada, in macchina, in aereo, in autobus, dovunque. Si può pregare anche nei momenti quando è più difficile perdere la concentrazione, mentre studi perché non è una grande difficoltà, specialmente mentre studi teologia, la Bibbia, anzi fa bene un attimo dire: “Mio Dio quanto sei grande!” “Madre mia fiducia mia” “Mio Dio ti adoro!” “Grazie Gesù” E’ come intessere la giornata di preghiera se c’è l’allenamento, se c’è il desiderio, non mancherà la grazia dello Spirito Santo che ci dà il dono della preghiera continua.
Quando siamo al semaforo rosso e c’è una fila di macchine che attende il verde è perfettamente inutile, anzi idiota, suonare il clacson, quello serve solo ad aumentare l’inquinamento acustico non ad accelerare la comparsa del verde: utilizzare questa occasione per dire una preghierina: “Grazie Gesù ti offro questa giornata, ti offro questa famiglia, Signore oggi cosa vuoi da me, aiutami a fare quello che devo andare a fare, illuminami, dammi pazienza, sapienza”.
Attenti a non trascurare la preghiera col facile pretesto che tutto è preghiera sia il lavoro che il resto: questo è vero ed è falso. E’ vero se tu sei veramente abituato a pregare, se tu ti sai ritagliare dei tempi forti di preghiera, altrimenti è falso. Io porto sempre l’esempio dell’autostrada: su cosa si regge la rampa su cui passano le macchine? Su dei grandi pilastri, se li togli crolla tutto. Se togli i momenti forti di preghiera, la preghiera della tua giornata, scompare. Importante è darsi dei tempi di preghiera.
La difficoltà della preghiera oggi.
Noi siamo immersi in un mare di voci, siamo disturbati dai rumori, storditi dallo strapotere dei suoni, siamo assillati dai problemi, afflitti da preoccupazioni, bombardati dai massmedia, frastornati dalla situazione confusa della società. Spesso ci ritroviamo frettolosi, agitati, nervosi, incalzati da mille cose, siamo costretti a lottare contro la distrazione e la dissipazione contro l’abitudine e la noia. Non dimentichiamo che lo Spirito Santo intercede con insistenza con gemiti inesprimibili. Lui è il Maestro interiore, l’orante che dentro ci istruisce e prega con noi o dentro di noi.
Accenniamo ora ai frutti della preghiera.
1) La preghiera non ti fa sentire avulso (brutto segno) ma ti dà la pace interiore, la pace del cuore. Uno che ha pregato bene è in pace con Dio, con se stesso e con i fratelli. Quando uno non è in pace con Dio né con se stesso non va da nessuna parte.
2) La preghiera ci riconduce all’essenziale, ci concentra sull’essenziale, libera il cuore da fronzoli, ci conduce e ci concentra sull’essenziale. Questo naturalmente richiede il silenzio perché altrimenti non accade nulla. Diceva Bonhoeffer: “Nel silenzio è insito uno straordinario potere di purificazione, di chiarificazione, di concentrazione sull’essenziale”. Un altro grande ha definito il silenzio: “l’attività nascosta dell’amore in ascolto” Un teologo nato a Verona, Romano Guardini ma residente a Monaco di Baviera, diceva ”chi non sa fare silenzio assomiglia ad un uomo che volesse continuamente espirare senza mai inspirare”, viene l’angoscia solo a pensarci.
3) Uno sguardo sereno sulla realtà. Dio tiene le redini della storia, i suoi occhi sono aperti sul mondo, le sue pupille scrutano ogni cuore, eppure tu vedi l’affanno e il dolore, tutto tu guardi e tieni fra le tue mani.
4) Un altro frutto della preghiera è il non sentirsi soli, l’attingere coraggio, fiducia. Quante volte si arriva davanti al tabernacolo o nella propria stanza, scoraggiati, depressi, decisi a mollare tutto, tanto tutto è inutile, non concludo nulla, ho sbagliato tutto, non ce la faccio più. Fermati, concentrati un istante, mettiti davanti a Lui, vedrai che avviene un processo di chiarificazione, di purificazione, di distensione, di pacificazione. Bellissimo! Sono esperienze fa fare, non sono cose da capire con la testa.
Un altro frutto della preghiera è la conversione del cuore e il cambiamento della vita. Uno che prega davvero non può non arrivare alla conversione. Dio ti dà la grazia, se la chiedi.
5) Un altro frutto della preghiera è la benevolenza nei confronti degli altri. Chi prega non può essere una persona che va verso l’altro in maniera feroce, non può essere una persona dai giudizi severi continuamente nei confronti degli altri. Chi prega è più prudente, è più mite, è più comprensivo, è più indulgente. Sarà esigente con se stesso, ma indulgente con gli altri.
6) Un altro frutto della preghiera è una rinnovata capacità di discernimento, di distinguere il bene dal male, ciò che vale da ciò che è vile.
7) Ancora un altro frutto della preghiera è la forza e la voglia di ricominciare da capo. Dopo un po’ di preghiera ti ritrovi rimotivato, determinato, con un nuovo slancio, una nuova fiducia. Non dimentichiamo che nella vita di tutti, preti, coniugati, ci sono sempre tre momenti: l’incanto, il disincanto, il superincanto.
L’incanto ti fa dire: “ Che bello! ”poi col passare del tempo arrivano le varie esperienze, le delusioni immancabili, gli insuccessi, tutto qui? Che ti aspettavi? Questo è il disincanto, il momento più delicato perché ti puoi giocare tutto, non solo la santità ma anche la vocazione. Prega, supererai questo momento e per Dio sceglierai di ricominciare e ripartire e dirai “eppure nonostante tutto è così bello!”. La preghiera ti dà la forza di ripartire con nuovo slancio.
8) Altro frutto della preghiera è la voglia di impegnarsi nella storia. La preghiera non è evasione, non è fuga dal mondo ma è presenza al mondo, è simpatia per l’uomo, è impegno per il Regno, è lotta per la giustizia.
9) Altro frutto della preghiera è una sorta di rigenerazione spirituale, psichica e persino fisica, cambia l’umore e ti rigenera anche fisicamente. Quando uno arriva, in certi momenti, affannato, con i nervi a fior di pelle, si mette davanti al tabernacolo, seduto, in ginocchio in una posizione più comoda per pregare, (tranne con le gambe a cavalcioni perché non è una postura degna di chi prega) anche le pulsazioni del cuore man mano scendono. Hai 90, stai tranquillo, lasciati accogliere, consegnati a Lui, consegnagli tutto, la fatica, la lotta, qualche volta anche la rabbia e le situazioni, il cuore si placa, i battiti diminuiscono se avevi 90 di pulsazioni, ti alzi che ne avrai 60 – 65.
Ve lo auguro e buona preghiera.
† Giuseppe Costanzo
