Lucia ha creduto all’Amore

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Erchie   (BR) 14.04.2010

  • Lucia ha creduto all’Amore, cioè si è fidata di Dio, ha confidato, si è affidata ai suoi imperscrutabili disegni, senza calcoli, senza riserve, senza paura.
  • Ha creduto che egli è l’Amore sempre fedele, che non illude e non delude, che non inganna e non tradisce; che mantiene infallibilmente le sue promesse! “Egli rimane sempre fedele perché non può rinnegare sé stesso”.
  • Ha creduto che Dio è sempre pronto a soccorrere, a perdonare, a salvare; al punto da dare, cioè da sacrificare suo  Figlio, da non risparmiarlo. Un amore sorprendente, inimmaginabile senza misura. Un amore folle!
  • Ha creduto che “tutto ciò che  vuole il Signore lo compie nei cieli e sulla terra”. Non ha mai dubitato che l’Amore di Dio ha una forza irresistibile.
  • Ha creduto che il Signore ama e libera, anche quando non preserva dal carcere, anche quando non ci risparmia la morte, anche quando le sue vie non coincidono con le nostre vie ed i suoi pensieri con i nostri pensieri.
  • Dio ha liberato Lucia non dalle tribolazioni e dalla morte, ma dalla pusillanimità e dalla viltà e l’ha resa forte nella fede ed incrollabile nella fedeltà.
  • Ha creduto che la Sua potenza abbatte ogni barriera, travolge ogni ostacolo, rintuzza e piega l’orgoglio e l’arroganza degli uomini (come fa con i sinedriti). Vince ogni menzogna.
  • E perciò Lucia non si scoraggia, non si deprime, non si arrende. Affronta con incrollabile fermezza il potere iniquo del prefetto Pascasio, gli risponde con una sapienza evangelica a cui egli non può resistere né controbattere; inerme e senza alcun potere sconfigge il potere; accetta il martirio per restare fedele al suo Signore; incarna fin dentro la morte la sua fede adamantina; preferisce la luce alla tenebre e diventa la santa della luce; diventa la testimonianza più toccante che la Parola non si lascia incatenare, che la luce non si lascia spegnere, che l’amore è la forza che tutto vince.

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  • La perfezione dell’amore è la santità.
  • La santità è l’urgenza primaria e decisiva. E’ il progetto di Dio, che “in Cristo ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità”(Ef 1,4). E’ la volontà di Dio su ciascuno di noi (cfr I Ts 4,3).
  • La santità è grazia per tutti e dovere di tutti.
  • La Chiesa ha diritto alla santità dei suoi figli.

      Il mondo- lo sappia o no- ne ha assoluto bisogno.

  • Il proposito di santità è il “consummatum est” che ogni cristiano deve desiderare di poter dire alla sera della sua vita.
  • Mi si può obiettare: ma è ancora l’ora dei santi in questo tempo dell’indifferenza religiosa, in quest’epoca che tace su Dio, in questi anni dell’eclissi dei valori, dell’emergenza educativa, e della notte etica? Non è esagerato parlare di santità? Non è essa una moneta fuori corso?
  • La risposta è netta: proprio oggi, proprio nella crepuscolare foschia di questo tempo, è l’ora dei santi. Oggi, infatti, tutti, più di ieri, desideriamo la testimonianza della vita più che le parole. O meglio si vuole prima constatare la coerenza della vita e poi, commento ad essa si accettano le parole.
  • Oggi c’è inflazione della parola. Essa perde forza,  luce, fascino. Attrae sempre meno e convince sempre più debolmente.

Ne avvertiamo spesso l’inconsistenza e la povertà di saggezza. “L’uomo contemporaneo- ha detto il Papa Paolo VI – ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (EN 41).

  • Di fronte ai testimoni si è tutti più pensosi, più rispettosi, giacche i testimoni parlano si, ma con il linguaggio non verbale della vita; fanno “teologia narrativa”, come oggi la si chiama.

Più che fare un “discorso su Dio” ci mettono di fronte alla loro “esperienza di Dio”.

  • Gridano il Vangelo con la vita.

 Senza i santi il Vangelo resterebbe una pagina muta: assomiglierebbe ad uno spartito musicale senza chi lo interpreti, lo suoni e lo canti.

I santi sono gli interpreti più geniali ed i cantori più affascinanti del Vangelo.

Per questo la loro autorevolezza   va crescendo mentre la parola è in crisi: perché i santi sono coerenti e perciò credibili. 

  • Gli uomini e le donne del nostro tempo che si rifiutano al sacro, sono ancora capaci di arrendersi alla santità, restano affascinati dalla “teologia dei Santi”.
  • Certo, non è facile essere santi, ma è molto più bello che non esserlo; giacche  il contrario della santità non è il peccato, ma il fallimento. 
  • Lucia è, invece, la nostra sorella pienamente riuscita. Ha accettato di giungere alla luce mediante la croce ed ora “ splende come il sole nel regno del Padre”(Mt 13,43).

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     A noi che l’amiamo e la veneriamo, Lucia fa una precisa consegna, quella dell’apostolo Paolo ai Filippesi:

“Siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo ad una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo; tenendo alta la Parola di vita” (2,15 sg).

  • Oggi non c’è- almeno dalle nostre parti- il tipo di persecuzione che subirono gli Apostoli, i primi cristiani e che portò Lucia a dare la vita e a versare il sangue. Non ci sono arresti e carcerazioni a causa della fede ma c’è un martirio più raffinato, più subdolo e pericoloso.
  • C’è il tentativo di zittire la Chiesa tutte le volte che nella sua missione di madre e maestra affronta temi e problemi che cozzano con altre visioni dell’uomo e del mondo.

C’è il tentativo di screditarla e di delegittimarla davanti agli uomini a motivo delle colpe dei suoi figli. Il maligno da sempre attacca la Chiesa attraverso le colpe dei suoi figli, a partire dal tradimento di Giuda, che era uno dei dodici Apostoli.

Sono scandali ma anche inviti alla conversione, alla revisione di vita, fatta con onestà ed umiltà di cuore, sinceramente contriti per i nostri ed altrui peccati, rispettosi dei diritti di tutti, specialmente dei più deboli; convinti che il male va espiato e che ognuno di noi deve impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa  e per il risanamento della società toccata da una generale corruzione.

Nessuno vuole negare eventuali colpe di questo o di

quell’ ecclesiatico. Quello che appare come detestabile e che ci si accorga e si enfatizzi solo le colpe di uno sparuto numero di persone e si ignori la fedeltà eroica, il servizio silenzioso e la generosa dedizione di migliaia di preti, religiosi e vescovi a cominciare dal Vescovo di Roma.

  • Ci è chiesta, dunque, una fede matura, lontana dalla creduloneria, dall’intolleranza e dal fanatismo. Ci è chiesto di rimanere saldamente ancorati alla grande certezza:

 Gesù è l’unico Salvatore del mondo, Gesù è il Signore del cosmo e della storia. Non c’è altra signoria. Non c’è altra salvezza (At 4,12). Tutta la Chiesa delle origini vive di questa certezza che la rende forte e gioiosa, intrepida e missionaria.

  • Noi -da questo punto di vista- viviamo tempi ricchi di potenzialità positive ma anche carichi di sfide e di rischi. C’è- giustamente- da rispettare le coscienze, c’è il dialogo interreligioso, c’è la pace da promuovere, c’è un certo relativismo serpeggiante, c’è la diffidenza per ogni forma d’integralismo…Eppure Cristo- ieri come oggi e come domani- resta l’unico Salvatore del mondo, il Primo e l’Ultimo ed il Vivente.
  • Si tratta di fare di questa certezza non un’arma contro qualcuno, ma una proposta rispettosa e ferma, serena e motivata, dialogante e paziente. In ogni ambiente, in ogni momento della vita, anche quando sembra inutile, anche quando sembra fuori moda od è irrisa. Da questa certezza nasce una forza nuova, vengono liberate nuove energie, non si temono più i giudizi degli uomini, si diventa uomini e donne interiormente liberi e lievito buono per una società rinnovata.
  • S. Lucia, modello di fede, di fedeltà e di fortezza, nostra amata Patrona, ottienici Tu dal tuo Sposo divino, la luce della fede, la coerenza della vita, la credibilità della testimonianza.

Proteggi questa città che ti ama e ti onora, fai fiorire la santità in ogni stato di vita, dona a tutti il coraggio di credere e disperare, di amare con cuore grande e di servire con gioiosa dedizione.

† Giuseppe Costanzo

Arcivescovo Emerito di Siracusa