Con Maria in ascolto della Parola – Maria negli Atti degli Apostoli

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Basilica Santuario Madonna delle Lacrime

4 dicembre 2010

Anzitutto una Parola su questo libro. È la seconda opera dell’evangelista Luca.

L’ha dedicata – come aveva fatto col Vangelo – a Teofilo, personaggio prestigioso, di cui noi non sappiamo nulla. L’ha scritta in un greco accurato e con indubbie capacità narrative. Gli Atti degli Apostoli mettono insieme e con sapienza due cose: una serie di memorie storiche riguardanti la diffusione del cristianesimo delle origini e una vera e propria riflessione teologica sulla Chiesa e sull’anima della chiesa, che è la Parola di Cristo e lo Spirito Santo. Proprio per questa fusione tra storia e interpretazione religiosa il libro degli Atti è stato considerato come una specie di quinto Vangelo.

Il racconto si apre con la stessa scena gerosolimitana dell’Ascensione di Gesù al cielo con cui si era chiuso il Vangelo. Il progetto dell’opera di Luca è il “testamento” di Gesù: “Di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1, 8).

Uno sguardo al contesto. Siamo a Gerusalemme. Gesù è asceso al cielo. L’Ascensione pone termine alla presenza terrena di Gesù. La promessa del dono dello Spirito Santo non si è ancora compiuta (1, 4). La comunità entra così in una fase intermedia di “speranza”, di “attesa”.

Nel “cenacolo” (= “la stanza al piano superiore”) ci stanno gli apostoli, di cui Luca riferisce i nomi, e subito dopo afferma: “Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui” (1, 14). Sono parole tanto care al nostro cuore di cristiani. È un riassunto narrativo che spesso Luca ci offre negli Atti.

Maria è puntualmente presente in quest’ora solenne, decisiva per la Chiesa.

Luca ce l’ha presentata nel cap. 1° del suo Vangelo, quando, al momento dell’Annunciazione, diede il suo consenso all’Incarnazione del Verbo; ce la ripresenta adesso quando, con la discesa dello Spirito Santo ha inizio la missione ufficiale della Chiesa. Nel primo caso si tratta del Cristo fisico, nel secondo del Cristo Mistico. Ma sempre è presente Maria e sempre vi è operante lo Spirito Santo. Come Gesù nel Giordano, mentre era in preghiera, ricevette lo Spirito Santo e quindi diede inizio al suo ministero (Lc 3, 23), così il primo nucleo della Chiesa del Nuovo Testamento è in preghiera prima di ricevere lo Spirito che l’abiliterà alla sua missione di testimone del Signore Risorto.

Dal momento che Maria non è mai ricordata in nessuno degli altri riassunti narrativi (né altrove negli Atti) non può non esserci una volontà precisa perché Luca abbia citato qui Maria. Luca ha voluto offrirci un ritratto coerente della Madonna, dal momento del primo annuncio della buona novella fino alla vigilia della venuta dello Spirito Santo, che avrebbe dato la forza necessaria all’annuncio del Vangelo da Gerusalemme fino ai confini della terra (1, 8). La prima risposta di Maria di fronte all’annuncio era stata: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Atti 1, 14 vuole ricordare al lettore che Maria non aveva cambiato idea. Il sì della prima ora – un sì pensato, voluto, senza ritorno – è stato continuamente rinnovato, fiduciosamente confermato, fedelmente mantenuto. Maria non aveva cambiato idea, nonostante le terribili prove e le immancabili oscurità. Giovanni Paolo II, nella “Redemptoris Mater” ha parlato di “unione (di Maria) a Cristo nella sua spoliazione” (n° 18).

Ora questa spoliazione, che si consumò sotto la Croce, cominciò ben prima, anche a Nazareth e soprattutto durante la vita pubblica di Gesù.

Qualche esempio:

  • Già prima della vita pubblica, in occasione dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù nel tempio (cfr. Lc 2, 41 ss.), Maria cominciò a vivere il mistero della spoliazione quando si sentì dire: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Parole dure, che mettevano tra Gesù e lei una volontà diversa, infinitamente più importante, la volontà del Padre, che faceva passare in second’ordine ogni altro rapporto, anche il rapporto filiale con lei.
  • A Cana, proprio quando Gesù sta iniziando il suo ministero pubblico, Maria, che aveva avanzato una discreta richiesta di intervento, cosa si sentì rispondere da Gesù? “Che c’è tra me e te, o donna?”. Comunque si vogliano interpretare queste parole, esse indubbiamente suonano dure, in qualche modo mortificanti, sembrano di nuovo porre una distanza tra Gesù e sua Madre.
  • C’è un episodio riferito da tutti e tre i Sinottici. Un giorno, durante la vita pubblica di Gesù, mentre Egli stava predicando, giunsero sua madre e alcuni parenti per parlargli. Forse la Madre era preoccupata per la sua salute – cosa naturalissima per una mamma – perché aveva saputo che il Figlio non poteva neppure prendere cibo a causa della folla. (cfr Mc 3, 20). Notiamo un particolare: Maria, la Madre, deve mendicare perfino il diritto di poter vedere il Figlio e parlargli. Non si fa largo tra la folla, facendo valere il fatto che era la Madre. Restò invece fuori in attesa e altri andarono da Gesù a riferirgli: “Fuori c’è tua madre che ti vuole parlare”. Anche qui la risposta di Gesù è apparentemente dura: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” Immaginiamo l’umiliazione e la sofferenza della Madonna per quelle parole. Noi sappiamo oggi che in quelle parole è contenuto più un elogio che un rimprovero per la madre, ma ella non lo sapeva, almeno in quel momento. In quel momento c’era solo l’amarezza di un rifiuto. Il Vangelo non dice che Gesù sia uscito fuori, dopo, per parlarle; probabilmente Maria dovette allontanarsi senza aver potuto vedere il figlio;
  • Un’altra volta una donna, tra la folla, al colmo dell’ammirazione e dell’entusiasmo per Gesù, esclamò: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Era uno di quei complimenti che bastavano da soli a far felici una mamma. Ma Gesù si affrettò subito a correggere: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 27-28).
  • Un ultimo particolare sempre su questa linea. S. Luca parla (c. 8, 2-3) di un certo numero di donne che seguivano Gesù e lo “assistevano con i loro beni”, cioè accudivano ai bisogni materiali suoi e degli apostoli, come preparare un pasto, lavare o rammendare un vestito. Quanto sarà costato a Maria, la Madre, non poter prendersi cura personalmente del figlio. È il sacrificio totale del cuore. Giustamente Giovanni Paolo II parla di “una particolare fatica del cuore, unita a una sorta di notte della fede” (R. M. 17).

Ebbene, nonostante tanta fatica del cuore, nonostante la sofferenza che l’ha terribilmente torchiata, nonostante la notte dello spirito, Maria ha perseverato fedelmente, filialmente abbandonata agli imperscrutabili disegni del Padre, maternamente unita alla missione del Figlio e ora è lì, nel Cenacolo, a dirci con la sua presenza che non ha cambiato idea, fermamente convinta che “la parola di Dio non passerà” che “è fedele Colui che ha promesso”.

Proviamoci ad indovinare i sentimenti, le attese, le invocazioni del suo cuore immacolato, mentre sta lì in mezzo a quell’assemblea orante. Ella aveva già l’esperienza dello Spirito. Aveva goduto di una sua straordinaria ed ineffabile effusione sulla sua persona, quando – nell’annunciazione – lo Spirito Santo era sceso su di lei (cfr Lc 1, 35) e aveva prodigiosamente fecondato il suo grembo verginale. Maria, per opera dello Spirito Santo, era diventata la Madre Vergine, la Madre di Dio. Questo evento aveva cambiato la sua vita, ribaltando i suoi progetti, modificando il suo destino. Ed ella aveva acconsentito.

Questa adesione ai disegni di Dio aveva permesso l’incarnazione del Verbo, ed il compimento dell’opera salvifica del Figlio, di cui ella è stata la “compagna eccezionalmente generosa” (L.G. 61).

Ora, dopo il mistero agghiacciante della morte e l’evento esaltante della risurrezione, Maria è ancora più aperta alla novità di Dio, alle sorprese del suo inarrestabile amore. Presagisce che qualcosa di inedito sta per accadere, che la potenza di Dio sta per visitare la terra, trasformare i cuori degli uomini e cambiare il volto della storia. Ricorda le parole del Figlio, i suoi insegnamenti, le sue promesse… Conosce le profezie sul dono dello Spirito (cfr. Gl 3, 1-5; Ez 36, 27), sul cuore nuovo (Ez 36, 26), sulla vita nuova mediante lo Spirito (cfr Ez 37, 14) e sa che Dio è fedele. Ricorda il comando di Gesù ai “suoi” di non allontanarsi da Gerusalemme ma di attendere che si adempisse la “promessa del Padre” (At 1, 4), ed aspetta fiduciosa, recettiva, piena di speranza “lo Spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di Dio” (Ef 1, 17).

Sa per esperienza che Dio è grande e compie meraviglie (Sal 86, 10) e si prepara ad accoglierle con cuore dilatato dalla fede e purificato dall’ardente attesa.

Tutta la sua vita è già un grido di preghiera, un fremito di speranza, un’invocazione di pienezza che attraggono irresistibilmente lo Spirito e ne affrettano l’irruzione sulla Chiesa e sul mondo.

Ciò che Maria aveva predetto nel Magnificat sta per compiersi: Dio si serve dei piccoli, dei deboli, degli umili per fare meraviglie e per confondere i sapienti ed i potenti di questo mondo, “perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1 Cor 1, 29).

In preghiera nel Cenacolo, Maria, memore delle “grandi cose” fatte dall’Onnipotente (cfr Lc 1, 49), consapevole della missione materna affidatale dal Figlio morente (cfr Gv 19, 26 ss), mossa dallo Spirito, diventa l’animatrice silenziosa della comunità, l’orante per eccellenza, la memoria illuminante e discreta del gruppo dei discepoli, il punto di riferimento degli apostoli. A proposito degli apostoli, ci chiediamo: quali erano i pensieri, i sentimenti, i dubbi, le paure di costoro circa il loro futuro? Chissà quanti rimorsi, quale senso di indegnità per la loro condotta, quali perplessità di fronte alla missione che Gesù aveva loro affidato (“di me sarete testimoni…” e inoltre: “da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli”, se vi amerete come io vi ho amato e se sarete uniti come io e il Padre mio; e poi “come hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”)! Guardando Maria, memoria viva del Figlio, sia fisicamente che spiritualmente, comprendono meglio Gesù, il Maestro, che spesso essi avevano deluso e le sue parole risuonano con particolare forza ed efficacia; inoltre la Madre è presenza che consola, incoraggia, esorta. Davanti alla madre si smorzano i contrasti, cadono le rivalità, si addolciscono gli animi. Diventano “tutti concordi”. Venendo a noi, alla luce di questi fatti, comprendiamo come Maria nella Chiesa non può essere segno di divisione, ma di unione dei cuori. Se le divisioni permangono è segno della nostra infedeltà a Gesù e a Maria. E questo vale anche fra noi cattolici.

Luca insinua questa verità quando dice che è presente nel Cenacolo “insieme con alcune donne”, ma aggiungendovi la qualifica di “madre di Gesù”.

Con ciò egli vuol dire che la Madonna non è lì come una di esse, né più né meno, ma che ella è lì come “la madre di Gesù”, e questo vuol dire che lo Spirito Santo che sta per venire è “lo Spirito del Figlio suo”. Tra lei e lo Spirito Santo c’è un legame oggettivo e indistruttibile, che è lo stesso Gesù che hanno generato insieme: Egli – come professiamo nel Credo – si è incarnato “per opera dello Spirito Santo, da Maria Vergine”. Maria non è dunque nel Cenacolo semplicemente come una delle donne, anche se all’esterno nulla la distingue dalle altre, né lei fa nulla per distinguersi dalle altre.

Scrive P. Cantalamessa: “Maria, che sotto la croce ci è apparsa come Madre della Chiesa, qui, nel Cenacolo, ci appare come sua madrina. Una madrina forte e sicura. La madrina, per poter svolgere questo ufficio, deve essere una che ha già ricevuto, per parte sua, il battesimo. Così era Maria: una battezzata dallo Spirito Santo che ora tiene al battesimo dello Spirito la Chiesa. Se i battezzandi sono degli adulti, la madrina li assiste nella preparazione, e così fece Maria con gli apostoli e fa con noi” (op. cit. p. 77).

Nel Cenacolo la Madonna chiede per i presenti la sua stessa fede e docilità, la sua pronta obbedienza, la sua umiltà di cuore, perché possa compiersi il progetto di Dio sul nuovo Israele e sull’umanità intera.

I discepoli riconoscono in lei la donna forte, la guida saggia, la madre spirituale.

Come prega Maria? Quali i tratti caratteristici della sua preghiera?

  • Una preghiera silenziosa. Nessuna parola. Nessuna espressione. È preghiera del cuore. È adesione della volontà.
  • Una preghiera umile. Non si distingue da quella degli altri. Si confonde, invece, con essa e la sostiene e la anima.
  • Una preghiera fiduciosa. Maria sa che “il Signore fa prodigi per il suo fedele” (Sal 4, 4) e sa anche che “con Dio noi faremo cose grandi” (Sal 60, 14).
  • Una preghiera perseverante, Luca, che era stato colpito dal modo in cui Gesù pregava (cfr Lc 11, 1) e dal suo costante dialogo col Padre, ci mostra una comunità che segue l’esempio del suo Maestro. Chi crede sa attendere. Chi spera non si arrende. Chi crede nei disegni di Dio più che nei propri progetti, non scalpita, non si scoraggia, si fida. Dio non delude. Ha i suoi tempi, i suoi modi, i suoi silenzi. Basta essersi educati ad accettarli.
  • Una preghiera comunitaria. Nasce dalla concordia dei cuori – come dice il testo (“erano… concordi”). Una concordia così intesa da tendere a realizzare e manifestare quell’unità che Cristo aveva chiesto e per cui aveva pregato (cf Gv 17, 22) in essa trova la sua efficacia: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 19 sg).
  • Una preghiera testimoniale. Maria, che aveva già beneficiato della prima effusione dello Spirito, attinge da quell’esperienza fiducia nell’operato di Dio e sostiene i discepoli con il suo esempio e con il suo incoraggiamento. Le meraviglie che Dio ha compiuto in lei sono il segno di ciò che Dio può fare e la caparra di ciò che ancora farà per il suo popolo.
  • Una preghiera aperta alle sorprese di Dio. La Madonna aveva goduto della presenza fisica del Cristo: nel periodo della gestazione e nel tempo della vita nascosta e pubblica; dopo la sua Ascensione restava a lui unito col ricordo affettuoso e col cuore anelante all’incontro; ora è in attesa di una nuova presenza, di un nuovo modo di vivere con Lui: sarà la sua unione col Cristo mistico nel suo Spirito.Quindi nel Corpo mistico, vivificato e santificato dallo Spirito del Cristo Risorto, Maria continua la sua maternità vigile e tenera. Comincia dunque per lei la nuova maternità: la maternità spirituale nei confronti della Chiesa, che, nata dal Cuore squarciato di Cristo, vive e cresce avvolta dall’amore e dalle premure del suo cuore trapassato dalla spada del dolore nel sacrificio del Figlio. Da Maria vogliamo imparare ad accogliere lo Spirito, e da Lui animati, nel Corpo mistico della Chiesa, imparare ad amare e a servire ogni fratello e sorella, l’umanità intera.

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Infine, vogliamo chiederci quale sia stata la vita della Madonna dopo la Pentecoste. Il libro degli Atti non dice più nulla. Però è molto importante per noi gettare uno sguardo sulla vita di colei che è per noi modello di santità.

P. Cantalamessa, nel suo volume sulla Madonna, fa delle considerazioni molto pertinenti ed edificanti. Partendo dalla costatazione che nelle lettere degli Apostoli si parla di molti personaggi e anche di donne della primitiva comunità cristiana (Lidia, Aquila, Priscilla…), ma non si dice nulla di Maria, egli ama pensare che la Madonna sia stata la prima claustrale della Chiesa. Maria scompare nel più profondo silenzio. “Dopo la Pentecoste, ella è come entrata in clausura. La sua è ormai “una vita nascosta con Cristo in Dio” (Col 3, 3)… Maria ha inaugurato nella Chiesa quella seconda anima, o vocazione, che è l’anima nascosta e orante, accanto all’anima apostolica o attiva. Gli apostoli, ricevuto lo Spirito Santo, vanno subito in piazza a predicare; poi partono, fondano e governano Chiese, sostengono processi, convocano anche un Concilio. Di Maria nulla; ella resta, idealmente, con le donne nel Cenacolo in preghiera, mostrando che nella Chiesa l’attività, anche per il Regno, non è tutto e che non può fare a meno di anime oranti che la sostengono. Maria è il prototipo di questa Chiesa orante”. (op. cit. pag. 172 sg).

La vita di Maria dopo la Pentecoste era intessuta di preghiera. La sua anima dovette essere come un fuoco d’amore. Il desiderio di ricongiungersi col Figlio dovette consumarla interamente. Pensate: cosa doveva provare Maria quando recitava il Salmo 42 che dice: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (v. 3). Quando verrò, quando? Gesù dice che dov’è il nostro tesoro, lì è anche il nostro cuore (Mt 6, 21): e dov’era ormai il tesoro di Maria? Dov’era Gesù?… cosa avrà provato quando le capitava di recitare i Salmi di pellegrinaggio che dicono: “A te anela la mia carne… L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore” (Sal 63, 2; 84, 3)…

Sant’Agostino, nel libro delle Confessioni, ci racconta l’esperienza di sua madre Monica dopo l’estasi di Ostia, in cui col figlio aveva pregustato qualcosa della vita eterna. S. Monica andava ripetendo: “Che faccio più io qui?”. Queste parole, impregnate di nostalgia del cielo, possono aiutarci a comprendere i sentimenti che alimentavano la preghiera di Maria: “Che faccio più io qui?”. S. Paolo ci viene in aiuto: “Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo siamo del Signore” (Rm 14, 7-8).

Maria ci aiuti a vivere e a morire – come lei – per il Signore!

† Giuseppe Costanzo