Famiglia e responsabilità

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Risposte in tema di Educazione

7 luglio 2014

Un giorno un amico avvocato di Floridia in conversazione fraterna mi disse: “Lei che parla continuamente ai giovani dica loro che le strade pianeggianti non conducono in alto, perché per arrivare in alto, bisogna accettare di salire”.

        Su questa espressione io ho molto riflettuto e l’ho molto usata aggiungendo alcune riflessioni pratiche. Per arrivare in alto bisogna avere il gusto dell’essenziale, sapersi accontentare dell’essenziale. Avete mai visto un alpinista che fa una scalata portandosi dietro il televisore, il frigorifero … porta una borsetta con l’essenziale. Oggi è fondamentale educare alla sobrietà, alla solidarietà, alla condivisione. Queste sono cose fondamentali in un tempo di crisi in cui c’è tanto bisogno contro chi ha soldi a non finire, e chi non ha come comprarsi un tozzo di pane. Chi è sobrio trova sempre qualcosa da mettere da parte per l’altro.

        E’ importante anche il discorso dell’alleanza educativa perché ci sono bravi genitori il cui lavoro spesso viene vanificato e devono fare i conti poi con i figli che imparano da altri maestri nella scuola, nei luoghi di ritrovo, i cattivi compagni, quello che c’è nell’aria di avidità di avere, di possedere pensando che la felicità consiste nel possedere. La felicità è qualcosa di più intimo, profondo. Allora l’alleanza educativa va fatta tra la famiglia e la scuola, tra la famiglia e la comunità ecclesiale. Il fatto di non far mancare nulla ai figli, per un verso dice del cuore generoso di un genitore che però non deve essere solo cuore, ma anche testa, perché il cuore può portare a scelte sbagliate. Quando un padre e una madre dicono: “Non voglio che mio figlio debba soffrire quello che ho sofferto io” per un verso dicono una cosa bella che fa loro onore; per un altro verso commettono un gravissimo errore sul piano pedagogico, perché avere tutto, non fa crescere con una spina dorsale veramente solida, ma fragile dove le vertebre non stanno bene in ordine. Ai figli bisogna far capire, non imporre, che c’è bisogno anche di rinuncia, di disciplina, di auto dominio, di autocontrollo. E’ stato detto che è più facile conquistare un impero, che dominare se stessi. Questo non si improvvisa, è frutto di allenamento che nessuno dei ragazzi fa volentieri, ma solo se è guidato, consigliato amorevolmente da un padre, da una madre che gli vogliono bene e quindi esigere.

        Educare è anche scegliere con scelte veramente d’obbligo, altrimenti viene a mancare la chiarezza di idee al ragazzo e non riesce più a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male, cosa è peccato e cosa è grazia. Per tutto questo ci vuole una presenza costante accanto ai figli. Il padre che la sera quando torna a casa o si mette in pantofole davanti al televisore, o se ne va al circolo ricreativo per stare con gli amici e non ha tempo per stare con i suoi figli, non li aiuta a crescere, e i figli notano questa assenza del padre, il quale è l’interfaccia della madre. Un conto è la figura femminile che è materna, con più tenerezza, dedizione e allena al sacrificio, un conto è la figura del padre che dà il senso dell’autorità e dà sicurezza al figlio. Un figlio che in braccio a suo padre va sul pinnacolo del tempio, non ha paura. Queste cose vanno tenute presenti insieme alla coerenza di vita. Non ci sono discorsi che tengono. Un antico aforisma latino diceva: “Le parole volano, gli esempi trascinano”, cioè convincono e coinvolgono. Non dimentichiamo la frase di un grande: “L’amore è un lavoro a giornata, in cui si ricomincia sempre daccapo”.

        Molte coppie si sono scoppiate perché si dava per scontato che ci si amava, mentre l’amore ogni giorno va rispolverato, rinfrescato, rigenerato, rimotivato. Dico ai coniugi: l’amore ha due leggi fondamentali: ha bisogno di essere alimentato e ha bisogno di essere manifestato, in maniera anche piccola semplice: l’onomastico con un bacio, un augurio, un fiore, un’attenzione qualsiasi, e così per tutte le altre ricorrenze che servono a rinsaldare l’amore tra i coniugi.

 L’amore tra i coniugi fa un grande miracolo: dà sicurezza ai figli.

 I figli che vedono papà e mamma che si amano, crescono sicuri. Quando insegnavo religione al liceo classico ad Acireale, mi capitava spesso parlando di amore di sentire questa affermazione :“L’amore non esiste”. Questa frase mi insospettiva. Allora chiamavo il ragazzo, lo ascoltavo e scoprivo sempre che dietro a questi ragazzi che affermavano ciò, c’era una presenza di genitori che non si amavano tra di loro. Allora si cresce fragili, insicuri, pessimisti, pronti domani a sposarsi e a disgregarsi.

        Parlando delle infinite difficoltà nell’educazione di questi figli, è bene ricordare che un minimo di gratificazione davanti a chi fa bene il proprio dovere, va fatta. Anche S. Tommaso D’Aquino nella lettera agli Ebrei dice: “Li loda e fa bene e la lode fa crescere immensamente” Infatti si acquista fiducia in se stessi. E’ bello incoraggiare quando c’è da incoraggiare ma senza ipocrisia, ma essere veri. Negli anni ’50 c’era un libretto preziosissimo di un francese intitolato così: “Educare educandosi”. Guai a pensare che l’educazione sia unidirezionale, ma in tutte e due le direzioni: io educo e mi lascio educare con le domande che mi pone, con gli atteggiamenti che assume.

        Qual è il giusto atteggiamento col terzo figlio? La prima cosa direi che è questa: una sana riflessione sull’esperienza fatta, quali sono stati i risultati, quali le difficoltà che ha accusato il primo, quali quelli che mi ha procurato il secondo. Da tutto questo poi deriva la capacità di un aggiustamento che richiede (come diceva il Cardinal Martini) intelligenza e riflessione. Dice il Salmista: “Di ogni cosa perfetta ho visto il limite”. Non ci sono cose perfette tra gli uomini, solo la legge di Dio è perfetta.

        Dire: “Dio perdona sempre” è un atteggiamento altalenante che passa da un eccesso ad un altro: ieri si presentava più facilmente un Dio rigoroso, appellandosi con un pizzico di ignoranza all’Antico Testamento (tutt’altro: basta leggere Osea, Isaia, dove Dio ci porta stampati sul palmo della mano), un Dio che non perdona, quasi un Dio-poliziotto, oggi invece si sottolinea il Dio che perdona, misericordioso. Dio è Dio quindi è esigente ed anche misericordioso, è paziente ed anche chiede, perché è giusto e se è giusto mette insieme la tenerezza e la severità. Non diciamo con troppo   facilità: “tanto Dio perdona tutto”. Calma! Se io amo veramente Dio, non gli faccio un torto, ma cerco di essere fedele al suo amore, non lo spreco, non lo vanifico e non getto le perle davanti ai porci.

        Il tema dell’assenza del padre. In verità non basta stare con i figli per fare i tassisti, accompagnandoli di qua o di là. Bisogna stare con loro nel senso di dedicare loro del tempo, giocare, conversare con loro, lasciare che facciano delle domande e dare delle risposte, non come accade spesso sistemandoli davanti ad un televisore o al Pc (andrebbero seguiti anche in questo, sbarrando certi accessi).

        Un aneddoto che se non è vero è bene inventato: un giorno una bambina fece questa preghiera: “Gesù fammi diventare un televisore, così sono sicura che papà e mamma troveranno il tempo per guardarmi”.

        . L’intimità con Dio mi dilata il cuore, me lo riscalda, mi illumina la mente, mi dà la gioia di vivere, mi dà sicurezza mentre l’intimità tra i coniugi rende solido il loro rapporto che va continuamente verificato, purificato, rigenerato, rimotivato.

        Uno psicologo che aveva fatto l’esperienza del lager diceva: “Un perché nella vita permette di affrontare qualsiasi come” (V. Frankl).

Cioè tu lo puoi affrontare questo “come” se hai “un perché” cioè se sei motivato. Quando uno è motivato allora le cose si affrontano, anche le più terribili..

 L’intimità con Dio porta all’intimità tra i coniugi e diventa anche per i figli una scuola di apertura al trascendente, una scuola di vita e di come l’amore concreto veramente rende felici, perché due sposi che si amano irradiano gioia, gioia di vivere, gioia di donarsi, gioia di stare insieme nonostante e dentro le difficoltà quotidiane.

Quali sono i punti cardini irrinunciabili? Metterei queste tre parole insieme: Parola – Spirito Santo – Vita.

        La vita deve essere vera, autentica. Perché questo accada, l’importante sono la Parola e lo Spirito Santo. Qualcuno ha detto: lo Spirito Santo dentro di noi e la Parola di Dio fuori di noi sono come le due mani con cui Dio Padre, plasma, forma e trasforma l’uomo a immagine del Figlio suo. Lo Spirito Santo dentro perché Lui è il principio di vita nuova, il Maestro interiore, colui che ci istruisce, ci inquieta, ci consola, ci pungola, ci conduce; la Parola di Dio fuori, che è luce ai nostri passi, è gioia, è beatitudine. Stamane l’antifona dell’Ora media ci ha fatto pregare così: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la custodiscono nel cuore”. Sì, ascoltarla e custodirla, questa Parola che ci forma, ci plasma. Vorrei chiudere con il Cardinal Martini che asseriva come la Parola di Dio non basta studiarla, bisogna studiarla in un clima di fede e di preghiera. Egli diceva testualmente:  “Lo studioso lavora il testo biblico, l’orante è lavorato dal testo biblico”. La Parola di Dio ci lavora, ci plasma, ci forma e ci trasforma a sua immagine e ci configura a Cristo.

        Ancora il Cardinal Martini aggiungeva: “Certo la scienza aiuta a comprendere la Parola, ma la santità molto di più. Guardiamo S: Teresa di Gesù Bambino, morta a soli 23 anni, la Chiesa l’ha   riconosciuta  Dottore della Chiesa.

        Vi voglio lasciare una cosa come impegno: consentire alla Parola di Dio non solo che ci informi, ma che ci trasformi, non solo illumini la nostra mente, ma che converta la nostra vita.

† Giuseppe Costanzo