Siracusa 31 gennaio 2017
Celebriamo la festa di San Giovanni Bosco, che la liturgia giustamente chiama “Padre e Maestro dei giovani”.
“Padre”, che li ha amati, spendendosi e sacrificandosi per loro; “Maestro”, che li ha educati con sapienza e lungimiranza, perché fossero buoni cristiani e onesti cittadini.
Questa festa interpella fortemente i genitori, gli educatori e i formatori: nella famiglia, nella scuola, nella comunità ecclesiale. Ci sentiamo tutti chiamati in causa, perché il tempo in cui viviamo è davvero un tempo di “emergenza educativa”: vengono meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno senso alla vita; si diffonde facilmente, tra i genitori e gli educatori, la tentazione di abdicare al proprio compito; i fanciulli, gli adolescenti e i giovani – pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo delle prove e delle difficoltà della vita, – si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande, alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro.
- Di qui l’urgenza educativa. Non è un compito facile. Anzi, è certamente difficile. Ma è improcrastinabile. Non c’è più tempo da perdere. Bisogna formare l’intelligenza, la coscienza, la libertà, la capacità di amare, di fare scelte definitive e di agire con senso di responsabilità.
Non si tratta di dare informazioni, ma convinzioni.
Non si tratta di dare notizie ma certezze.
Non si tratta di dare mezzi per vivere, ma
le ragioni per vivere.
Non possiamo rassegnarci a lasciare che i nostri giovani vivano senza un senso e una direzione, senza una regola di vita, vittime di quella falsa idea di libertà che consisterebbe nel fare ciò che uno desidera, senza limiti e senza regole, senza sapere nemmeno cosa desiderare. Occorre educarli alla libertà, alla legalità, alla fede, alle virtù, alla fraternità.
- A questo servono i Santi come Don Bosco: in un mondo che manca di modelli cui ispirarsi, e si costruisce “prodi” ed “eroi”, “divi” e “campioni”, idoli che mutano da una generazione ad un’altra e che si rivelano altrettanto fragili quanto i loro adoratori.
Il Santo è il vero modello cui ispirarsi e con cui confrontarsi; il Santo è “il vero maestro”, “il vero eroe”, l’amico e il modello di vita. Tale è Don Bosco che però spicca per la genialità del suo sistema educativo. Alla repressione egli sostituì la prevenzione, all’autoritarismo lo stile familiare. La prima prevenzione però era la persona stessa dell’educatore, la sua assoluta dedizione.
“Ho promesso a Dio – diceva Don Bosco – che fino all’ultimo, il mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani”.
Diceva loro: “Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono anche disposto a dare la vita. Fate conto che quanto io sono, sono tutto per voi, giorno e notte, mattino e sera, in qualunque momento”.
- La prevenzione comincia a questo livello di dedizione totale dell’educatore. La disciplina non doveva essere ottenuta col castigo, ma con la persuasione. Istruirli, convincerli, incoraggiarli e dimostrare loro che senza la pace del cuore non potevano essere veramente felici. Don Bosco era profondamente convinto che senza familiarità con Dio, senza “religione”, non è possibile educare.
- “L’educazione, diceva, è cosa del cuore e Dio solo ne è il padrone e non potremo riuscire a niente se Dio non ci dà in mano la chiave di questi cuori”.
Ecco, allora, il trinomio su cui Don Bosco intendeva fondare la sua opera preventiva: ragione, religione, amorevolezza. Su quest’ultima egli insisteva in modo particolare. Diceva: “Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi sappiano di essere amati”. Questa è la genialità di Don Bosco: non basta amare, bisogna far vedere che si ama, renderlo percepibile: “Un amore che si esterna in parole, atti e perfino nell’espressione degli occhi e del volto”.
Dunque, sapersi amati e sentirsi amati. Devono sentirsi amati anche quando siamo costretti a correggerli. Questo chiede autocontrollo e dominio di sé. Don Bosco diceva: “ E’ più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo … E’ più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli sopportandoli con fermezza e con benignità …”
E ancora: “Non agitazione dell’anima, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione … In certi momenti molto gravi giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole …”
- Tutto questo esige un’ascesi profonda, un coinvolgimento totale e quotidiano, una vita spirituale matura.
Pio XI disse di lui: “Nella sua vita il soprannaturale era divenuto quasi naturale e lo straordinario ordinario”. Questo non si improvvisa: è frutto di un lavorio su di sé e di fedeltà alla grazia.
- Un’ultima cosa voglio evidenziare: Don Bosco fu un contemplativo nell’azione: pienamente immerso in Dio e generosamente dedito ai giovani. Attivo perché contemplativo. Amico dell’uomo perché intimamente unito a Dio. Coi piedi saldamente piantati sulla terra perché il cuore era costantemente proteso verso il Cielo.
Don Bosco, Padre e Maestro, noi ti amiamo e ti ammiriamo, Tu aiutaci ad imitarti nell’amore a Dio e nel servizio ai fratelli.
Maria, Aiuto dei cristiani, guidaci nel cammino, tenendoci per mano.
† Giuseppe Costanzo
