Lo Spirito Santo e la vita spirituale

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Canicattini   10 – 15 – ottobre   2017

Va detto anzitutto che la vita spirituale non è una vita oltre o al di sopra della realtà quotidiana, ma è vissuta nell’esistenza umana di tutti i giorni, senza evasioni e senza esenzioni. Non va dunque contrapposta alla vita “corporea”, perché, essendo vissuta da esseri umani, essa riguarda tutta la persona.

Va anche detto che l’espressione “vita spirituale” è molto ampia, persino ambigua, perché riguarda tutti gli uomini, siano essi credenti o no, cristiani o appartenenti ad altre vie e confessioni religiose. Essa è, infatti, una dimensione dell’esperienza umana.

  • Quando nell’uomo insorge la domanda di senso; quando l’uomo, attratto dalla conoscenza di sé, comincia ad esplorare il suo intimo;  quando inizia ad osservare il mondo, ad ascoltare, a pensare, a meditare, a interpretare e di conseguenza a scegliere, a decidere, ad assumere sentimenti e comportamenti, allora comincia in lui la vita spirituale.
  • Fondamento della vita spirituale è l’esigenza di senso che abita l’uomo. Per trovare questo senso egli deve cercare, vivere, esperimentare in profondità: ecco perché la vita spirituale può anche essere detta vita interiore. Non a caso, quando si pensa alla vita interiore di una persona, noi cerchiamo di intravedere ciò che c’è in essa di più profondo, le sue motivazioni ultime, il suo fondamento vitale, i suoi ideali. L’oracolo di Delfi continua a chiedere:

“ Uomo, conosci te stesso!” Chiede interiorizzazione, integrazione delle esperienze e degli eventi vissuti, per giungere – pur accettando l’enigma che ci abita – a interrogarci.

Le domande: “Chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? cosa ci brucia nel cuore? chi sono gli altri per noi? devono essere ripetute in quella struttura dialogica interiore che è la coscienza, e così aprire itinerari di senso e perciò di speranza.

  • E tuttavia, se questa vita interiore o spirituale appartiene ad ogni uomo, che può svilupparla o trascurarla, lasciando “ spazio a quell’omologazione dell’intimo cui tendono le società conformiste” (U. Galimberti), la vita spirituale cristiana la trascende e non appartiene a tutti ma a quelli che “ si lasciano guidare dallo Spirito di Dio” (cfr Gal 5,18). La vita spirituale cristiana è dunque una vita possibile solo a causa dello Spirito Santo creatore che la fa essere, che la ispira, che la sostiene, che la porta ad una pienezza impossibile da raggiungere con le sole forze umane.

Questa vita spirituale cristiana ha relazione con quella (vita) spirituale interiore umana, ma la trascende: infatti può essere solo una risposta di fede, speranza, carità al Dio che chiama, che si lascia raccontare da Gesù Cristo, che si fa presenza efficace nello Spirito Santo.

  • La vita spirituale cristiana nasce dalla parola rivolta da Dio al cristiano nel battesimo: “Tu sei mio figlio!”, figlio nel Figlio Gesù Cristo, dunque figlio amato, figlio chiamato a “respirare lo Spirito Santo”, partecipando così alla vita stessa di Dio.

La vita spirituale cristiana è dunque vita interiore – ed esteriore – animata e normata dallo Spirito Santo, e può essere raccontata e spiegata da molte espressioni di Paolo: “ vita nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3), vita che è Cristo stesso (cfr Col 3,4), vita dell’ “uomo interiore che si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor 4,16), “vita nuova”  in cui il cristiano cammina ( cfr Rm 6,4), fino alle affermazioni vertiginose, quasi indicibili: “ Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20), e anche: “ Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). Qui, però, occorre subito fare attenzione e vigilare per non cadere nell’equivoco di una vita che pensa di poter essere “spirituale” solo attraverso l’esperienza cristiana   liturgica o gnoseologica: no! E’esperienza pratica, è una scienza, una conoscenza data soprattutto attraverso una conformazione reale della propria vita alla vita di Gesù Cristo.

  • C’è una sinergia tra la grazia dello Spirito Santo e lo spirito dell’uomo. Ma dove inizia l’azione dello Spirito di Dio e dove termina quella dello spirito dell’uomo? Chi lo può dire? E’ impossibile circoscrivere il dominio della grazia in rapporto all’essere uomo … E’ una respirazione in noi talmente profonda che a un certo punto non è più nostra: un altro respira in noi.

La preghiera: gemito dell’uomo o dello Spirito?

  • Da quanto abbiamo cercato di abbozzare è comprensibile che per la vita spirituale si sia pensato e individuato un luogo, un organo simbolico: è stato il cuore umano a fornirne l’immagine più adeguata per il suo essere interiore profondo nell’uomo, per il suo essere palpitante, vivificante tutto il corpo, per il suo essere tenero,

“di carne”. Così nella tradizione biblica e poi in quella cristiana è il cuore l’organo della vita spirituale, perché sede del pensiero, della volontà, dell’amore.

        Sì, in noi c’è questo spazio che tuttavia, a causa del peccato, è refrattario, contraddittorio allo Spirito Santo: è “cuore di pietra” (lithokardìa), “cuore indurito” ( sklerokardìa), ma cuore che lo Spirito può cambiare con il nostro consenso in “cuore di carne” (cfr Ez 36, 26 e    2 Cor 3, 3), cuore capace nella sua interezza di amare Dio e i fratelli (cfr Dt 6, 5 e Rm 5, 5), cuore che sa ascoltare (cfr 1 Re 3, 9 e Lc 8, 15), cuore dimora dello Spirito Santo (cfr Gal 4, 6).

        Il profeta Isaia richiamava gli israeliti a “ritornare al cuore”

(“redite ad cor. Is 46,8) e l’apostolo Giacomo chiede ai cristiani: “Santificate il vostro cuore” (Gc 4, 8).     Questa è la vita spirituale.

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  • Vorrei adesso indicare quattro cardini della vita spirituale.
  • La frequentazione assidua della Parola di Dio.
  • La Parola di Dio plasma, trasforma, conforma.

Dobbiamo accoglierla, custodirla nel cuore, meditarla assiduamente.

  • La Parola illumina la mente, riscalda il cuore e lo dilata, scuote la coscienza, orienta la libertà. “Lampada per i   miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 118 (119), 105).
  • La Parola di Dio “interpella, orienta e plasma l’esistenza” ( N.M.I. 39)
  • La Parola giudica la condotta, consola il cuore, fustiga i vizi.
  • La Parola di Dio è “saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” (D.V. 21).
  •  E’ luce degli occhi e gioia del cuore (dalla liturgia).
  • E’ rivelazione, promessa e norma di vita (P. Grelot).
  • E’ àncora sicura e salda che penetra nel cielo (Eb 6, 18 ss).
  • E’ spada (Eb 4,12), fuoco (Sir 48,1), maglio e verga (Is 11, 4).
  • Suscita speranza, la alimenta e la purifica (Sal 119,49).
  • Fa’ vivere (Sal 119, 50).
  • E’ viva ed efficace (Eb 4, 12), penetra nell’intimo e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (ivi).
  • La Parola di Dio è parola che guarisce e tuttavia è esigente; è parola liberatrice, ma anche scomoda; parola misericordiosa senza essere accomodante. Attraverso di essa Dio ci dà la possibilità di affrontare il male senza paura e di custodire la pace e la giustizia con la tenacia dei miti e dei sognatori. Grazie ad essa noi conosciamo le vie del Signore e non ci lasciamo sedurre da proposte seducenti, ma senza futuro. Invece “tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà” (Sal 25, 10).

Perciò – dice il Concilio – ha venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore e non cessa di nutrirsi – soprattutto nella S. Liturgia – del Pane della vita, della Mensa della Parola e del Corpo di Cristo.

  • L’intimità con Gesù.

E’ questo il suo invito pressante: “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15, 4). “Rimanere in” nel Vangelo di Giovanni indica la reciproca appartenenza di Gesù e dei suoi discepoli, che costituisce un’unica sfera di vita retta dall’amore, a imitazione della reciproca immanenza del Padre e del Figlio. E subito dopo dice: “Rimanete nel mio amore” (v.9) E’ come se dicesse: “Non dimenticarmi. Amami come voglio essere amato. Ama i fratelli come voglio che tu li ami. Distaccati da te stesso, decentrati da te per centrarti su di me. Chiedimi spesso la grazia di non dimenticarmi. Il fatto di ricordarti della mia presenza (in te, nel prossimo, nell’Ostia) trasfigura tutto ciò che fai.

Non dimenticare i miei desideri:

  • quelli che riguardano la gloria del Padre mio, l’avanzamento del mio Regno nel cuore degli uomini, la santificazione della Chiesa;
  • quelli che riguardano te, cioè la realizzazione dei voleri del Padre su di te … il suo progetto eterno nei tuoi riguardi, riguardo al tuo posto nella storia dell’umanità.
  • Cerca costantemente di farmi piacere. Sia questo l’orientamento essenziale del tuo cuore e della tua volontà.

        Se sapessi fino a qual punto io ti amo, non avresti mai paura di me. Ti getteresti perdutamente nelle mie braccia Vivresti nell’abbandono fiducioso alla mia immensa tenerezza ripetendomi continuamente: “ Di Te mi fido. In Te confido. A Te mi affido. “Mio Dio e mio Tutto!”

        E’ nell’intensità della vostra unione con Me che le vostre preghiere, attività, sofferenze porteranno frutti. Io stesso sono in voi Colui che adora, che loda il Padre, che rende grazie, che ama, che si offre, che prega. Fate vostra la mia adorazione, la mia lode, la mia azione di grazie, i   miei slanci d’amore, la mia oblazione redentrice, i miei immensi desideri.

        Questa è l’adorazione in Spirito e Verità.

        Vivete di me, vivete con me, vivete per me.

        Soltanto la contemplazione costante permette questa interiorizzazione della preghiera, della fede, della carità e al tempo stesso l’irradiazione della mia bontà, della mia umiltà e della mia gioia profonda.

  • La docilità   allo   Spirito Santo.

Salomone, per esercitare bene il suo compito di giudice, chiese al Signore la grazia della docilità: “Concedi al tuo servo un cuore docile” alla lettera “un cuore che sappia ascoltare”. Questa richiesta “piacque agli occhi del Signore”, il quale gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te” (1 Re 3, 9-12). Non solo, ma per mostrargli il suo grande gradimento, Dio     aggiunse: “Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la vita” (v. 13).

La grazia che anche noi dobbiamo continuamente implorare è proprio la docilità del cuore: un cuore docile alle illuminazioni, alle folgorazioni, alle mozioni interiori dello Spirito Santo. E’   Lui il Maestro interiore. E’   Lui che può illuminarci, ispirarci, infiammarci. E’   Lui che può liberarci da ogni spirito di ripiegamento in noi stessi e tenerci aperti ad accogliere la sua guida (cfr Rm 8, 14). E’   Lui che ci fa apprezzare nel loro giusto valore le umiliazioni e le sofferenze.

E’   Lui che agisce nel nostro cuore con le sue pulsioni discrete ma preziose: muove le aspirazioni, ispira i desideri, orienta le opzioni, stimola gli sforzi. Invochiamolo con fiducia: “Vieni, Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce”. “Accendi in noi il fuoco del tuo amore”. Liberaci dalla tiepidezza. Meglio: preservaci dal cadere nella tiepidezza. Accendi in noi il fuoco del tuo amore e rendici fervorosi.

4)  La devozione filiale alla Madonna.

Maria è maestra e modello di vita spirituale.

E’   colei che disse “sì” a Dio, il sì dell’amore.

E’ colei che rispose con l’adesione totale: “Eccomi, si compia in me la tua parola”. “Ecce” – “fiat” è il difficile abbandono nelle mani del Padre, l’accettazione preventiva di tutti i rischi, la sottomissione fiduciosa a tutti gli eventi.

E’ colei che al “gratia plena” corrispose con la “fide plena” e diventò “carta bianca” su cui Dio potè scrivere una storia nuova: la storia della salvezza.

  • Maria è la Vergine in ascolto.

Nel silenzio Maria ascoltava la Parola, meditava la storia salvifica, si effondeva nella lode, sviluppava la dimensione contemplativa della vita.

  • Maria è la Vergine in preghiera:

a)    La preghiera del Magnificat è un canto di adorazione e di lode, un inno di incantato stupore, un’esplosione incontenibile di meraviglia. Si articola in tre momenti; uno sguardo su Dio, uno sguardo su di sé e uno sguardo sulla storia.

b)   A Cana, dove manifestando al Figlio con delicata implorazione una necessità temporale, ottiene anche un effetto di grazia: che Gesù compiendo il primo dei suoi “segni” confermi i discepoli nella fede in Lui (cfr Gv  2, 1- 12).

c)    Nel Cenacolo: presenza orante di Maria nella Chiesa nascente e nella Chiesa di ogni tempo, poiché Ella, assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione e di salvezza. Nell’attesa della Pentecoste, mossa dallo Spirito Santo, Maria diventa l’animatrice silenziosa della comunità dei discepoli, che invoca e attende l’irruzione dello Spirito sulla Chiesa e sul mondo.

d)  Sotto la croce, dove fu “amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata”; dove la sua fede fu tartassata, la sua speranza contraddetta, il suo amore sfidato. Sotto la croce lei stette impietrita dal dolore, ma incrollabile nella speranza; addolorata, ma non delusa. Rimase donna di speranza, perché amava. La carità … tutto spera. Chi ama, non si arrende. Non per puntiglio, ma per fedeltà. In un mondo piombato nelle tenebre, lei è l’unica che tiene alta la fiaccola della speranza: quando il Figlio risorgerà dai morti, lei, passata la bufera, la consegnerà agli apostoli, che il Figlio manderà ad illuminare il mondo.

In tutte queste forme di preghiera il grande regista è sempre lo Spirito Santo. E’ Lui che illumina la mente, è Lui che riscalda il cuore, è Lui che muove la volontà. E’ Lui il Maestro, l’Avvocato, il Consolatore.

Invochiamolo, accogliamolo, siamo a Lui docili.

† Giuseppe Costanzo