Canicattini 10 -15 – ottobre 2017
In questo corso di Esercizi dedicato allo Spirito Santo è giusto ed è bello che una delle meditazioni prenda a tema il rapporto di Maria con lo Spirito.
Ella, infatti, fu il tempio, il tabernacolo, il santuario dello
Spirito Santo (cfr LG 53) e dallo Spirito fu “quasi plasmata e resa una nuova creatura” (LG 56).
Vogliamo considerare, tra i tanti atteggiamenti del suo cuore, quello della docilità alla voce dello Spirito.
Già all’Annunciazione rifulge questa disposizione del Cuore Immacolato della Madonna. Di fronte alla proposta inaudita e sorprendente del divino messaggero, Maria pone sì qualche domanda, ma per dare una risposta consapevole e libera, per fare della sua persona un’offerta totale e generosa: “Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Maria si lascia sconvolgere il suo progetto di vita dal progetto misterioso e amorevole di Dio, e obbedisce prontamente.
L’obbedienza di Maria è ascolto docile della voce dello Spirito. Dall’inizio alla fine – dall’annuncio dell’Angelo alla desolazione della croce – Maria non fa la sua volontà, ma la volontà di Dio, lasciandosi condurre dallo Spirito. Come Cristo. E lo Spirito conformò progressivamente il suo Cuore al Cuore del Figlio. L’ “eccomi” di Maria, il “ si faccia di me secondo la tua parola”, è l’eco della parola di Cristo: “ Ecco, io vengo … per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10, 5 – 7). Il suo “stabat” ai piedi della croce è l’eco di Cristo che prega nel Getsemani: “Padre, si faccia non la mia, ma la tua volontà” (Lc 22, 42). Anche per Maria cibo dell’anima, alimento del cammino di fede, è fare la volontà del Padre (cfr Gv 4, 34), e perciò si rende “docibile” dallo Spirito, cioè si lascia istruire, e si offre alla sua azione con una singolare disponibilità e con una inedita dilatabilità di cuore.
Anche la preghiera di Maria è docilità all’azione dello Spirito, che “intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili” (Rm 8, 26), che “attesta al nostro Spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8, 16) e “ che intercede per i credenti secondo i disegni di Dio” (Rm 8, 27). Illuminata e guidata dallo Spirito, Maria prega con la Parola che Egli stesso ha ispirato: l’ascolta, l’accoglie, la custodisce, la medita. Anche quando non la comprende. Anche quando sembra contraddire altre parole da lei ascoltate. Anche quando le lacera il cuore e, come spada affilata, le trapassa l’anima.
Maria ha detto Sì a quella Parola, si è offerta in anticipo e in radice, ha proferito un “ecce” e un “fiat” che congloba tutto, e perciò si lascia condurre “dove non vuole” (Gv 21, 18), perché la Parola che segue, quella che è stata “seminata” nel suo cuore, non è la sua personale sapienza, ma quella di Dio, e perciò si fida e si lascia condurre.
Tutta la condotta di Maria è impegno vigile e generoso a non resistere allo Spirito (cfr 1 Tess 5, 19) e a “camminare secondo lo Spirito” (Gal 5, 16).
Fra lo Spirito Santo e Maria vi è di fatto una specie di simbiosi e di sinergia. Tutta la vita della Vergine è sotto la luce e la potenza dello Spirito Santo. Lo Spirito dà i suoi doni e Maria li riceve con una piena e gioiosa corrispondenza, si lascia da Lui guidare, plasmare, condurre. Tiene il cuore sempre desto e sempre pronto ad accogliere le indicazioni dello Spirito, che è il Maestro interiore e la gioia della vita.
Guardando a Maria, alla sua fedele corrispondenza all’azione dello Spirito, scopriamo quale dev’essere il nostro rapporto con Lui, “Padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori”. Egli ci è stato donato per “compiere ogni santificazione”. “Ogni”: questo significa che senza lo Spirito Santo non c’è santità possibile. La sua presenza ed azione è necessaria: “senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza macchia”.
Infine, tutta l’esistenza di Maria si consumò in un duplice silenzioso martirio, da lei accettato e patito per essere totalmente disponibile allo Spirito Santo. Lasciandoci guidare da S. Agostino, potremmo dire: come Maria fu Madre prima nella mente che nel corpo – “prius mente quam corpore concepit” – così fu prima associata al martirio “spirituale” (cioè al martirio che viene dallo Spirito) che al martirio “cruciale” (cioè a quello che viene dalla croce del Figlio). Il martirio derivante dalla croce del Figlio fu conseguenza in Maria della sua relazione allo Spirito Santo, luce della sua anima, guida della sua condotta, principio vitale di tutta la sua esistenza. Maria si consegnò allo Spirito senza riserve e lo Spirito ne fece il capolavoro della Redenzione.
† Giuseppe Costanzo
