Costanzo mancherà alla città

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La Sicilia

Politica/ Economia/ Cronaca lunedì
15 settembre 2025, Pagina 46

Parlare di un vescovo, del vescovo della propria diocesi, a conclusione della sua esistenza, si corre il rischio di farlo in maniera edulcorata e, dunque, poco attendibile.

      Per evitare questa tentazione non citerò circostanze particolari, dirò, invece, di cosa un laico, una laica, ha potuto cogliere nel padre e pastore della   nostra Chiesa.

Mi ha sempre colpito, infatti, nell’arcivescovo Costanzo la sua    particolare sensibilità verso il laicato, accolto da lui con le sue risorse e i suoi limiti.

Questa sua sensibilità nasce anche dall’appartenenza all’Azione Cattolica,  

 di cui è diventato Assistente Ecclesiastico generale negli anni 79/82,

Associazione di laici chiamata ad agire con uno stile sobrio e dialogico,

a f f e r m a n d o i l p r i m a t o d e l l a P a r o l a, d e l s e r v i z i o a l l a     C h i e s a, dell’evangelizzazione.

Sono state tante le sue iniziative per responsabilizzare i laici, nel tentativo di adattare la nostra Chiesa all’evento straordinario del Concilio Vaticano II.

Vorrei utilizzare le immagini di due foto: una è quella dell’ingresso in diocesi, che ritrae il vescovo in un atteggiamento ieratico, solenne, pensoso. Forse appesantito dalla responsabilità perché avvertiva la necessità di

una matura corresponsabilità nel tracciare percorsi pastorali innovativi.      L’altra foto è recente e colpisce il suo sorriso coinvolgente. Penso che mons. Costanzo sia giunto all’immagine che lo ritrae sorridente, gradualmente

attraverso un lungo periodo durante il quale ha sperimentato: i limiti di una diocesi che faticava ad accogliere in pieno la novità; le difficoltà di un laicato che, nonostante alcune spiccate individualità, continuava ad essere non al

passo; la problematicità della coesistenza, nel mondo presbiterale, di diverse visioni di Chiesa e dunque di diverse metodologie pastorali; le fatiche di una comunità sociale troppo spesso tradita, dimenticata, incapace di uscire dal

fatalismo e dalla rassegnazione di un presente senza futuro.

Questo variegato mondo, così complesso, spingeva monsignor Costanzo, percorrendo gli itinerari tracciati con fatica, a volte ad arrestare il passo, rallentando il ritmo, modificando la traiettoria con le inevitabili conseguenze:

sofferenze interpretative, lentezze pastorali.

Sulle basi delle sollecitazioni del vescovo, in una società secolarizzata, molti hanno ricominciato a pensare in termini nuovi: non più uno stanco e disincantato gestire il presente, ma un guardare la realtà, comprenderla con amore e passione, studiarla con intelligenza e fatica.

Non sempre le nostre posizioni sono state in sintonia, e tuttavia le mie idee, il mio pensare hanno trovato in lui accoglienza e quindi volontà di argomentare e di discutere, in un confronto costruttivo.

Per quanto mi riguarda sicuramente mons. Costanzo mi ha aiutato nel tentativo di una sintesi esistenziale tra spiritualità e cultura.

Ciascuno, che ha avuto un suo rapporto con il vescovo Costanzo, l’ha conosciuto in un modo tutto suo per un tempo più o meno lungo, con una familiarità più o meno grande, con una profondità di comprensione inevitabilmente diversa.

Una cosa è certa, il vescovo ha dato fiducia a tanti uomini e donne, mostrando di attendersi da loro un contributo decisivo nel far crescere la Chiesa siracusana secondo la lezione del Vaticano II, cioè con la partecipazione attiva di tutti i suoi membri per l’evangelizzazione e l’inculturazione della fede, ma anche per la promozione umana del territorio.

Il suo è stato un cristianesimo concreto, quello della doppia fedeltà, alla terra e a Dio, capace di confrontarsi con i nodi della storia del nostro tempo: dalla pace all’ambiente, dalla giustizia sociale all’impegno politico.

Temi presenti anche nel volume Dialoghi con la città, ed. San Metodio 2008.

Ora che la sua esperienza terrena si conclude tre sentimenti accomunano il ricordo di lui.

Il primo è di gratitudine, il secondo di preghiera per lui e il terzo è di richiesta a lui affinché continui a tenerci nel suo cuore.

Gratitudine per il dono che il Signore ha fatto alla nostra Chiesa, non solo attraverso il suo ministero, ma anche grazie alle sue notevoli capacità umane di apertura e di ascolto nei confronti delle persone che incontrava.

Ha desiderato essere considerato amico delle persone che l’hanno avvicinato.

Non sempre vi è riuscito. Accanto alla gratitudine c’è la preghiera per lui e la richiesta a lui della preghiera per noi. In questa preghiera contiamo; sul legame di mons. Costanzo con ciascuno facciamo affidamento.

Ha spezzato la parola e per questo non ci sentiremo orfani: quello che ci ha insegnato è entrato nelle nostre vite.

Monsignor Giuseppe Costanzo mancherà alla Chiesa e alla città, mancherà anche alle donne e agli uomini che da lui sono stati aiutati concretamente, consolati e ascoltati, e dei quali non conosciamo il volto e il nome.

Tina Buccheri.