Una memoria di 60 anni

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Ho incontrato per la prima volta, Don Giuseppe Costanzo nel mese di dicembre del 1965 ad Acireale. Ero stata invitata a presentare il Movimento Studenti che l’Azione Cattolica aveva avviato, in quel periodo, per la Gioventù Femminile.

Don Giuseppe Costanzo, appena trentenne, già vice Rettore del Seminario diocesano, era l’Assistente Diocesano per la G.F. di A.C.

La saletta che ci accoglieva era quasi piena, mentre ci disponevamo per la nostra conversazione, quando Egli ci raggiunse. Alto, dall’aspetto disinvolto, passo da atleta. Appariva imponente, austero, di carnagione chiara, occhi blu.

Si sedette subito in prima fila di fronte al tavolo, dove mi preparavo a prendere la parola e, conclusa la mia relazione, si è avvicinato per salutarmi. Dovette andare via per un altro impegno. Quel saluto mi permise di vedere da vicino quello sguardo, cordiale e penetrante, che mi aveva accompagnato durante il mio intervento, attento al mio dire, con qualche espressione di consenso.

Mi colpì il colore dei suoi occhi trasparenti del colore del mare, in quel viso aperto, che si accendeva quando parlava. Mi chiesi come quel giovane, con una carica umana tanto intensa e così espansiva, avesse scelto di farsi Prete.

Avevo intravisto in lui una straordinaria forza comunicativa che trasudava da tutti i pori del suo viso e dei suoi occhi. Ma anche una capacità di concentrazione, determinata ad orientare e focalizzare l’attenzione di ascoltatore, assai raro in questo nostro tempo.

Lo incontrai dopo qualche anno, quando don Giuseppe fu incaricato di insegnare Teologia, alla Scuola Superiore di Servizio Sociale, dove io svolgevo lavoro di Segretaria e Monitrice: un compito che favoriva un rapporto di accompagnamento degli allievi, spazi di dialogo e di approfondimento di problematiche, spesso delicate o anche personali, per le quali anche un supporto spirituale era opportuno. La stessa Scuola programmava, inoltre, nel periodo pasquale, nella Villa Vescovile a Santa Maria Ammalati, giornate di spiritualità, in forma residenziale, guidate da don Giuseppe Costanzo, che intanto era diventato Rettore del Seminario. Quella nomina suscitò in alcuni di noi per lui l’attributo di “Magnifico”, mentre altri lo citavano, per la sua austerità, il “Tedesco”.

In effetti, in lui, tutto era “magnifico”. Si presentava sempre puntuale, in modo spontaneo, in perfetta forma, familiare, sorridente. Quando parlava il suo linguaggio era sempre lineare, semplice e chiaro, anche quando doveva esporre concetti difficili. Amava spiegare l’etimologia delle parole, specie quelle delle lingue ebraiche della Bibbia. Alla chiarezza del linguaggio trasmetteva le emozioni che il messaggio provocava in lui. Parlava guardando negli occhi l’uditorio, con cui entrava subito in empatia.

Negli anni in cui è stato Rettore in Seminario si sono svolti, nei tempi liturgici di Avvento e di Quaresima, una volta a settimana, incontri sui testi biblici, che egli presentava integralmente, insegnando come accedere, interpretare, studiare, pregare, amare, ruminare, masticando il testo, parola per parola. Una vera e propria scuola per lo spirito. Il salone del secondo piano del Seminario Vescovile era sempre pieno, il tempo della presentazione rigorosamente di un’ora. Agli incontri partecipava il popolo della diocesi. Con me partecipavano anche mia madre, che aveva frequentato soltanto le scuole elementari e mia zia che insegnava lettere classiche al Liceo. Il commento di mia madre era di compiacenza, per aver capito un concetto nuovo della Parola di Dio che veniva spiegata. Mia zia condivideva l’etimologia di qualche vocabolo. Io alimentavo la mia ricerca d’infinito e mi cimentavo a tradurre qualche testo dal greco.

Invitato dalla Pro Sanctitate, che aveva un Centro di Spiritualità a Catania, Egli, una volta al mese, presentava qualche testo del Concilio Vaticano II, (Gaudium et Spes, Lumen Gentium, Dei Verbum), invitando l’uditorio a prendere coscienza dell’impegno attivo di testimonianza, nella società e nella Chiesa.

Se tornavamo insieme in macchina ad Acireale, mi proponeva di recitare il Rosario, che per lui era un atto quotidiano di gratitudine a Maria SS. Assunta, venerata nella sua Parrocchia di Carruba, che gli aveva consentito di intenerire i cuori del papà e della mamma, per realizzare il suo sogno di Sacerdote.

Ho ritenuto sempre un privilegio quello di poter condividere un tempo di preghiera con lui: una celebrazione eucaristica, una giornata di ritiro, una lezione su un testo biblico o evangelico.

Nel 1971, in seguito a concorso, sono andata in servizio fuori dalla Sicilia, rientrata nel 1974, il Rettore del Seminario chiese a tre donne, di accompagnare il cammino formativo dei Seminaristi delle prime classi delle Scuole Secondarie. Infatti, in quegli anni, si sperimentava l’inserimento nelle scuole pubbliche dei ragazzi che vivevano nel Seminario Diocesano. Fu un esperimento breve, a cui fui associata, per aiutare il discernimento nella fase evolutiva della vita.

Nello stesso periodo, in Diocesi maturava l’idea di aprire uno sportello di ascolto e un percorso formativo per fidanzati e per le famiglie. Per volontà del Vescovo, Mons. Bacile, si giunse all’istituzione di un Consultorio Familiare di ispirazione cattolica, quando ancora non c’erano i Consultori pubblici.

Fui designata come segretaria nella costituzione di questo gruppo di lavoro, che poi aprì una sede in uno stabile del Seminario, con lo sportello di ascolto, predisponendo corsi di formazione al matrimonio per fidanzati nell’intera diocesi. In questo campo mi sentivo molto impegnata e carica di responsabilità. Il gruppo dei collaboratori era vasto e accoglieva persone e professioni varie (medici, avvocati, ginecologi, psicologi, sacerdoti), specialisti preparati e competenti, oltre che buoni cristiani e fedeli al Vangelo. Io mi sentivo piccola e inadatta. Osai chiedere al Rettore, che mi aveva voluto in questo servizio, di vigilare sui compiti del Consiglio Direttivo e sui programmi che si mettevano in atto. Lui con molta disinvoltura e spontaneità mi rispose: “C’è lei!”.

“Io?”. Mi sentii interdetta! Compresi allora quanta stima e quanta fiducia mi avesse assegnato. Io stessa non mi ritenevo all’altezza e meritevole di tanto affidamento. Non potevo deludere tali attese.

Sono certa che questi sono stati segni di grazia che il Signore ha sparso nella mia vita e che mi hanno indicato un cammino che ho percorso quasi inconsapevolmente, ma convinta che quella era la strada che il Signore mi offriva per la mia crescita umana e spirituale. Tanta stima e tanta fiducia non doveva essere mal riposta!

Giunse improvvisa nel 1976 la nomina a Vescovo. Fu una grande gioia per tutta la Diocesi, ma per chi lo aveva avuto vicino, si annunziava una perdita. Ricordo il giorno della sua Consacrazione Episcopale: molte lacrime furono versate dalle persone presenti a quella cerimonia. Lacrime di gioia, si, ma anche segno di un distacco.

In effetti, il primo anno, non lo avvertimmo, perché è rimasto come Vescovo Ausiliare di Mons. Bacile, già infermo, ma l’anno successivo, quando giunse la nomina di Assistente Nazionale dell’Azione Cattolica, capimmo che il nostro “Magnifico” era stato dato in dono alla Chiesa Italiana, non era più soltanto nostro. Era un dono bellissimo per l’A.C.!

La sua grande apertura al dialogo, la simpatia immediata che suscitava la sua presenza si trasformava presto in empatica amicizia; una stretta di mano esprimeva il suo calore e la sua vicinanza; il suo sorriso e la sua risata contagiosa avrebbero portato un soffio di vitalità nuova nell’Associazione e in tutta l’Italia. Ancora una volta quello che era stato dono per la chiesa di Acireale, si faceva dono per una moltitudine più grande.

Finito il tempo dedicato all’A.C., il nostro “Magnifico”, fu designato Vescovo nella Diocesi di Nola. Sognavamo in tanti che presto sarebbe stato consacrato Cardinale. Lo pensavamo nella nostra terra di Sicilia! Ma così non è stato. Lo comprendemmo quando, successivamente giunse il trasferimento nella Diocesi di Siracusa.

Ora siamo giunti quasi al 60mo anno del nostro primo incontro, anni in cui ho ricevuto tanta ricchezza di conoscenza, d’insegnamenti e suggerimenti utili per la mia crescita personale. Dal punto di vista spirituale: un esercizio costante a mettere in pratica e sperimentare Parola di Dio, perché diventi vitale e produca energia nuova, se accolta, compresa, amata, pregata e comunicata. Dal punto di vista umano, ho avvertito sempre, anche quando le distanze non ci hanno consentito occasioni d’incontro e di dialogo, che non è mai venuta meno la stima e la fiducia. Anche nei momenti di maggiore fatica della mia vita, questa presenza è stata per me motivo di stimolo e d’incoraggiamento, per mantenere quella stima di sé, che si abbassa, quando si sperimentano sconfitte e delusioni. Sono riconoscente e grata in modo permanente e crescente nei confronti di un Magnifico amico fraterno, Sacerdote e Vescovo, “Giuseppe Costanzo”, per questi 60 anni di vicinanza spirituale e umana, spontanea e libera. Questa presenza amica è motivo di gioia nella mia vita e alimenta ogni giorno il rendimento di grazie e di lode a Dio, che ci ha fatto incontrare e camminare sul sentiero da Lui indicato ai Suoi Discepoli.

Acireale, Settembre, 2025                                  

Teresa Scaravilli