Spirito di carità e di unità

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È un tema di perenne attualità. Vivere uniti, volendosi bene e accettandosi reciprocamente non è un fatto che va da sé.  Tutti abbiamo esperienza della quotidiana fatica dello stare insieme, giacchè è sempre possibile criticare una persona: nessuno, infatti, piace a tutti e persino le qualità di una persona possono diventare oggetto di critica. L’Apostolo Paolo più volte è costretto a richiamare questa o quella comunità alla carità e all’unità. Con sofferenza scrive ai Corinti:

“Temo – dice – che venendo, non vi trovi come desidero. Temo che vi siano contese, invidie, animosità, dissensi, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini …” (2Cor 12, 20).

        E agli Efesini raccomanda: “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità” (4, 31). “La discordia – dice – rattrista lo Spirito Santo, che sta alla radice dell’amore” (4, 30). Infatti, come scrive ai Romani, “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5, 5). Ai Filippesi Paolo raccomanda: “Rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi”. E aggiunge: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Fil 2, 2 – 4).

        La promessa che Dio aveva fatto attraverso il profeta Ezechiele (che richiama Ger 31) suona così: “ Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi …” (Ez 36, 26 sg ). È lo Spirito Santo. Egli è principio di coesione e di unità. Abbatte steccati e fa cadere le divisioni. Valorizza le diversità e cerca comunione. Per questo ci è presentato anche come fuoco: il fuoco purifica, libera dalle scorie, brucia alle radici l’orgoglio e la vanità, incenerisce fronzoli e orpelli.

        Lo stesso Spirito che, come luce, ci fa passare dall’ignoranza alla verità, come amore ci fa passare dall’egoismo alla carità. Ci libera, dunque, dall’amor proprio che ci fa criticare tutto e tutti, e ci fa giustificare i nostri difetti (superbia, invidia, pigrizia, individualismo), e ci dona la carità, che è paziente e benevola, non è invidiosa … (1Cor 13 4 – 7 ).

        In positivo, S. Paolo incoraggia i Corinzi in chiusura della 2a lettera: “Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi” (13, 11).

In questa ascesi quotidiana maestro e guida è lo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo ci fa apprezzare nel loro giusto valore le umiliazioni e le sofferenze che non mancano mai nel rapporto con gli altri. È Lui che ci suggerisce ciò che dobbiamo fare e ci ispira sentimenti di comprensione e gesti di comunione. È Lui che ci libera dall’amor proprio, che è il peggior nemico della comunione fraterna.

È Lui che ci dà la forza e il coraggio di lavorare per l’unità malgrado gli ostacoli e i contrasti. Senza di Lui siamo solo un pugno di polvere, di fragilità e di sterilità: “Sine tuo nomine nihil est in homine, nihil est innoxium” “Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza macchia”. È Lui che ci insegna a pregare, ad amare e ad agire come se fossimo già in Paradiso. Come andrebbe meglio il mondo, come sarebbe più viva e unita la Chiesa se lo Spirito fosse desiderato più ardentemente e più fedelmente obbedito! Se conoscessimo la potenza unificante dello Spirito Santo! Egli agisce suaviter et fortiter nell’intimo dei cuori che si mettono docilmente sotto la sua guida. Sono relativamente pochi coloro che lo invocano realmente ed è per questo che tante comunità e famiglie sono divise.     

Fuoco di unità, nel rispetto delle legittime e preziose potenzialità di ognuno, lo Spirito sopprime tutto ciò che divide, tutto ciò che è di ostacolo, per assumere ogni cosa nel suo amore.

        Quando lo Spirito Santo scende su un essere umano, lo cambia in un altro uomo, poiché quest’uomo è sotto l’azione divina. Perciò la Chiesa ci fa pregare: “ Lava quod est sordidum, flecte quod est rigidum, lave quod est frigidum, rege quod est devium”.

        Egli è la Novità che opera nel mondo.  Egli è la presenza del Dio – con- noi, “unito al nostro spirito” (Rm 8, 16).

        “Senza di Lui, Dio è lontano, Cristo appartiene al passato, l’Evangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione è propaganda, il culto un’evocazione, e l’agire cristiano una morale di schiavi”.

“ Ma in Lui, in una indissolubile sinergia, il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno, l’uomo lotta contro la “carne”, Cristo Risorto è qui, l’Evangelo è potenza di vita, la Chiesa vuol dire comunione trinitaria, l’autorità è un servizio liberante, la missione una Pentecoste, la liturgia memoriale e anticipazione, l’agire umano è deificato” (Ignazio Hazim).

        Invochiamolo spesso questo “Spirito Creatore”. Egli “verrà” in ciascuno di noi secondo la misura della nostra disponibilità ad accoglierlo e ad obbedirgli.

† Giuseppe Costanzo