L’Umiltà

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L’umiltà è, oggi, una virtù sospetta, screditata, non più di moda. Eppure bisogna che sia fondamento della nostra identità di presbiteri, una dimensione assolutamente irrinunciabile del nostro servizio. “È non l’umiltà alla fine della vita – diceva il Card. Ballestrero – ma al principio, al momento della partenza, come consapevolezza che il sacerdozio è infinitamente più grande di noi” (”Il cuore del curato d’Ars, p. 13). Chi è pieno di sé, chi è troppo consapevole delle proprie risorse, chi è troppo sicuro di sé, fa fatica ad accogliere il dono di Dio con umiltà e a custodirlo con senso di responsabilità.

Se manca l’umiltà, però, crescono le ipocrisie, si moltiplicano le presunzioni, aumentano le pretese. Si rischia di diventare saccenti, arroganti, sprezzanti. “Dio – ci ricorda San Pietro – resiste ai superbi, ma da’ grazia agli umili” (1 Pt 5, 5). E la Madonna – la donna umile per eccellenza – dice che il Signore “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore” (Lc 1, 51).

Quando ci si gonfia di orgoglio si diventa ridicoli davanti agli uomini e detestabili davanti a Dio (cfr. 1 Cor 4,7). L’umiltà suscita il bisogno di una dedizione incondizionata, come nel curato d’Ars; l’orgoglio eccita continuamente la bramosia di successo. L’orgoglioso non si sente mai sufficientemente apprezzato e valorizzato, l’umile, invece, sente l’infinita grandezza di Dio, la sua sovrana signoria ed è felice di essere piccolo, povero, ignorato da tutti per rendere così testimonianza alla grandezza, all’amore e alla gloria del Signore. L’umiltà è virtù indispensabile per una crescita nelle virtù e per una maturazione globale della personalità.

Il curato d’Ars praticò l’umiltà in una maniera sconcertante, fino a chiedere insistentemente al vescovo di essere sostituito perché non si sentiva degno di essere parroco. Diceva di sé: “penso che il Signore abbia voluto scegliere il più testone di tutti i parroci… se ne avesse trovato uno ancora peggiore l’avrebbe messo al mio posto, per mostrare la sua grande misericordia”. Oggi forse siamo troppo disinvolti, e troppo sicuri per quel poco che sappiamo.

C’è da chiedere col Salmista: “Anche dall’orgoglio salva il tuo servo, perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro da grave peccato” (Sal 19, 14).

† Giuseppe Costanzo