Una figura di spicco. Un gigante dei profeti: “profeta simile al fuoco. La sua parola bruciava come fiaccola” (Sir 48,1). Un uomo lucido, schietto, coraggioso, che non si lascia irretire dagli idoli. Li contesta. Li ridicolizza. Ne evidenzia, con sferzante ironia (1 Re 18, 27), la reale inconsistenza.
È il profeta dell’Assoluto di Dio. Gli obbedisce con prontezza (cfr. 17,5. 10). Lo annuncia con coraggio. Al popolo incline al compromesso, dice con determinazione: “Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo. Se invece lo è Baal, seguite lui” (1 Re 18, 21).
La sua fedeltà assoluta al Dio d’Israele lo spinge a sfidare il potere (cfr. 1 Re 18,16-19). Sa che è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti (Sal 17). Coerente fino in fondo, prende le distanze dai servi del potere, preoccupati solo di mettere in salvo la loro pelle (cfr. 1 Re 18, 7-15) e si espone ai rischi rifuggendo dai calcoli e dai cedimenti.
Mosso da zelo ardente ed indomabile, lotta senza tregua, si espone alle minacce ed alle persecuzioni della perfida Gezabele (1 Re 19, 2), non teme di restare solo contro tutti: “sono rimasto solo”, dice per ben tre volte, e due volte aggiunge: “essi tentano di togliermi la vita” (1Re 18, 22; 19,10. 14). Non è un’esistenza facile, quella di Elia. Non è una missione gratificante. È un servizio che conosce la durezza della solitudine, il logorio della tribolazione, l’eroismo della perseveranza.
E tuttavia non siamo di fronte ad un superuomo, imbattibile, sempre vincitore, inarrivabile… No, Elia fa anche l’esperienza dell’umana fragilità. Conosce la paura (1 Re 19,3), la stanchezza, lo scoraggiamento, la voglia di essere liberato da un compito così gravoso: “Desideroso di morire, disse: ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri. Si coricò e si addormentò sotto un ginepro” (1 Re 19,4-5).
Fa tenerezza cogliere questo campione della fede in questa condizione di vulnerabilità, questo gigante della fedeltà in una tale situazione di debolezza. Un lottatore ferito! E Dio rincara la dose, invitandolo a convertirsi: “Sentisti nel Sinai rimproveri” (Sir 48,7).
Elia visse tutta la sua vicenda con grande umiltà, con fiducioso abbandono e con un costante dialogo col Dio vivente. Due volte sentiamo ripetere dalla sua bocca: “Io sto alla presenza di Dio” (1 Re 17,1 e 18,15). Ecco il segreto della sua vita! Il segreto della fortezza nella prova, della perseveranza nella solitudine, della fedeltà nonostante tutto, sta nella dimensione contemplativa della vita: “La roccia del mio cuore è Dio” (Sal 72. (73), 26).
Un sacerdote che ispira la sua esistenza donata all’esempio di Elia, presto o tardi si sentirà dire dalla sua gente, come Elia dalla vedova di Zarepta: “Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca” (1 Re 17,24).
†Giuseppe Costanzo
