Oggi celebriamo la festa di San Benedetto, il patriarca del monachesimo occidentale, il patrono del continente europeo.
Un maestro di vita e un modello di vita spirituale.
Vorrei indicare alcuni punti che sono fondamentali nella vita di questo santo.
Il primato verso l’amore a Gesù Cristo e al Regno che è venuto a fondare.
Regno di verità di verità e di vita, di santità e di grazia.
E’ Regno di giustizia, di amore e pace.
“Nulla dobbiamo anteporre all’amore verso Cristo”, diceva ai suoi monaci. Per lui hanno lasciato tutto gli apostoli, i santi. Per questo riceveranno il cielo.
Ecco la prima cosa importante dove Benedetto è modello.
La seconda: la centralità della Parola di Dio.
Lui raccomandava questo ai suoi monaci perché “La parola di Dio è luce degli occhi e gioia del cuore”, dice la liturgia.
E’ per i figli della Chiesa “saldezza nella fede, cibo dell’anima, sorgente pure e perenne della vita spirituale”.
La Parola di Dio interpella, orienta e plasma l’esistenza.
E’ uno dei doni più grandi che Dio ci ha fatto perché ci ha parlato come ad amici.
Ci ha parlato al cuore, ci ha fatto conoscere i Suoi disegni di amore.
Questa Parola illumina, consola, suscita la fede, nutre la speranza, stimola la carità. Consola e giudica.
Non finiremo mai di parlare della ricchezza della Parola di Dio.
Benedetto lo sapeva e lo ha inculcato ai suoi monaci.
La terza cosa che mi pare importante è la forza della fede.
Benedetto ha tanto costruito su questa roccia, su questa ancora, su questa bussola che è la fede.
Senza la fede l’esistenza è come brancolare nel buio è come un vagare senza meta, un non sapere dov’è il senso, l’origine, la meta della nostra esistenza.
La fede nei momenti bui della nostra vita è l’unica luce che ci permette di andare avanti nonostante tutto appaia insignificante, assurdo, umanamente incomprensibile dunque inaccettabile.
La fede questa grande risorsa!
Da ultimo Benedetto non finiva di raccomandare ai suoi monaci l’unità tra la preghiera e il lavoro. “Ora et labora”, preghiera e lavoro il moto dei monaci benedettini.
Un lavoro che fatto come si deve diventa preghiera. Una preghiera che serve quando è genuina serve a fare lavorare nel modo più giusto ad un credente.
Il modo più giusto di lavorare è la competenza, è la diligenza, è la coscienza.
Un cristiano, uno che prega, non può far male il suo lavoro. Sa che è un suo dovere di coscienza procurarsi la competenza, lavorare con senso di responsabilità.
Chiediamo a San Benedetto questa grazia. Lui che è veramente maestro di modello di vita e di vita spirituale interceda per noi e ci aiuti ad essere così nei confronti del primato di Gesù e del Regno, nei confronti della parola di Dio, nei confronti della fede che va coltivata, approfondita.
Nei confronti di una fede che va anche pensata.
Una fede che non è pensata non è autentica si scambia facilmente nel fideismo, nell’idolatria.
Ci aiuti anche ad essere gente che prega e lavora, lavora pregando, prega per lavorare come si conviene.
