Non è facile accomiatarsi dalle persone con cui il rapporto è stato intenso e i vincoli di amicizia profondi.
Non è facile tradurre in espressioni ciò che tumultua nell’animo con tutta una gamma di vibrazioni e di colori.
Non è facile lasciare luoghi diventati familiari e volti di persone con cui hai condiviso gli ideali di vita e le fatiche apostoliche, il dono della comunione e la gioia del servizio. ‘E’ un improvviso voltar pagina. E’ uno stacco doloroso.
“Partire è un po’ morire”, dice la canzone. E tuttavia si parte. Senza attardarsi in considerazioni o atteggiamenti che smorzano la prontezza del cuore e sciupano la grazia dell’ora.
Uno sguardo rapido al passato fa esplodere la nota dominante dei sentimenti del cuore: la gratitudine a Dio e ai fratelli.
Come non dire “grazie” al Signore per questi sette anni di servizio episcopale alla Santa Chiesa di Nola? Come non effondersi nella lode festosa per questa esperienza così ricca di valori umani, di tensione spirituale e di impegno apostolico?
Come non sciogliersi in inni di ringraziamento “a Colui che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare?” (Ef. 3,20).
Il ricordo anche superficiale e fugace, dei tanti amici incontrati, di tutti coloro che mi hanno donato collaborazione leale, condividendo fatiche e speranze, per rendere più giovane il volto della diocesi e più incisiva la presenza apostolica, dilata il cuore e fa dire: “Tu sei un Dio che compie meraviglie”.
Ciò non vuol dire che siano mancati problemi delicati, situazioni difficili e sofferenze del cuore, ma la grazia di Dio e l’aiuto dei fratelli mi hanno fatto capire, di volta in volta, che tutto rientrava nel disegno d’amore di Dio e che tutto, dunque, era grazia.
E di tutto rendo grazie al Signore affidando alla sua misericordia le molte manchevolezze e lacune.
Giuseppe Costanzo
Vescovo
