“Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto”.
Questa esplosione di umanità che il libro degli atti registra per l’addio di Paolo alla Chiesa di Efeso legittima la nostra commozione per la partenza del nostro Vescovo.
Leggiamo il suo trasferimento nell’unico modo possibile: la logica del servizio apostolico. Esso porta in sé questa insuperabile tensione: da una parte l’apostolo è padre, e dunque chiamato a radicarsi con amore indefettibile nella vita di un popolo; dall’altra è un “mandato” e dunque un servitore docile dello Spirito sempre pronto a sradicarsi e a mettere radici dovunque lo esiga l’edificazione della Chiesa.
Lo sappiamo e lo accettiamo con atteggiamento di fede. Ma la visione soprannaturale non ci sottrae all’amarezza del distacco. La rende semmai più cocente, quando chi parte è uno che ha saputo guadagnarsi la nostra stima, ha dato e meritato affetto e ha inciso fortemente nella nostra vita. Sappiamo di non essere né soli né pochi a provare questi sentimenti. Sentiamo comunque il bisogno di unire, ad alta voce, il nostro attestato d’affetto a quello dell’intera diocesi, esprimendo al nostro Pastore la vicinanza della comunità del Seminario nelle sue varie articolazioni: il Seminario Vocazionale, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, l’Istituto Vescovile, la Biblioteca San Paolino.
Qui, in Seminario abbiamo goduto molto della ricca e vivace personalità di monsignor Costanzo. Qui abbiamo toccato con mano la sua accorata preoccupazione per le vocazioni e la formazione sacerdotale, la sua spiccata sensibilità culturale, la sua attenzione costante alla formazione teologica del laicato e all’educazione cristiana della gioventù, la sua capacità di dialogare coi giovani.
Qui, ha risuonato tante volte la sua parola: sempre fine, efficace, impregnata della Parola di Dio e ricca di umanità.
Qui, egli ha presieduto i grandi convegni, nei quali è maturato, anno per anno, il piano pastorale della Diocesi. A questa Istituzione, complessa, quale i secoli l’hanno configurata nei suoi diversi settori, egli ha voluto imprimere un solido indirizzo di unità, nella pur legittima diversità di ruoli, facendole assumere un volto che la renda sempre più accogliente per l’intera comunità diocesana.
Molto dell’episcopato di monsignor Costanzo rimane legato alla vita e alla storia del Seminario.
Nella sobrietà di queste parole, egli legga la nostra commossa gratitudine, ed accetti l’augurio di un servizio apostolico ancora ricco di tanti frutti.
Giuseppe Giuliano
Giuseppe Gambardella
Mimmo Sorrentino
