Il saluto della chiesa Nolana

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“Il Santo Padre mi ha nominato arcivescovo di Siracusa”. Così il nostro Pastore – profondamente commosso – dava l’annuncio del suo trasferimento a sacerdoti e a membri di Istituti di vita consacrata, a fedeli laici e alle Autorità civili e militari della città di Nola, convocati nel palazzo vescovile per le 12:00 il 7 dicembre.

Un attimo di smarrimento, un velo di mestizia ha sfiorato il cuore di tutti i presenti consapevoli che qualcosa di importante ci veniva a mancare, qualcuno stava per lasciarci: una persona che ci amava veramente e che noi amavamo.

Ma poi sono prevalsi sentimenti di gioia per la promozione del nostro caro Vescovo, trasferito alla sede arcivescovile e metropolitana di Siracusa, capoluogo di provincia, città antica, ricca di storia e patria di uomini illustri, celebre per la popolare martire Santa Lucia. A Siracusa approdò e vi rimase tre giorni l’apostolo Paolo, nel suo viaggio verso Roma, come prigioniero di Cristo (Atti 28,12); là ben presto si formò una fiorente comunità cristiana. Esprimiamo viva gratitudine a monsignor Costanzo, la cui presenza tra noi – anche se limitata a poco più di un settennio – è stata una luce sul nostro cammino. Egli figura degnamente tra i presuli della Chiesa che è in Nola, perché uomo di Dio, buon Pastore, guida illuminata e saggia, specialmente come annunciatore signore della parola – che scaturisce dalla profondità del suo cuore -maturata nel silenzio e nello studio, soprattutto nella preghiera.

Intorno a lui, centro visibile di unità, il tessuto della comunità diocesana è diventato gradualmente più saldo. Ogni anno, il 10 ottobre – giorno del suo ingresso in diocesi – egli ci ha indicato la strada da battere per progredire nella comunione ecclesiale ed essere così testimoni più credibili di Cristo in mezzo ai nostri fratelli. Ora egli ritorna nella terra che gli ha dato i natali; là continuerà a profondere i suoi tesori di mente e di cuore per l’edificazione del Regno di Cristo nella storia, annunciando le meraviglie dell’amore di Dio secondo il motto programmatico del suo stemma episcopale.

L’abbiamo venerato come padre nella fede, ma egli è stato per noi soprattutto fratello ed amico. Così l’abbiamo sentito, come tale lo ricorderemo.

Ricorderemo la sua amicizia profondamente soprannaturale e squisitamente umana nelle espressioni. La sua bontà e lealtà d’animo. Il suo carattere costante e la vita metodica. Il cuore sensibile alle sofferenze altrui. La gentilezza e la signorilità. La buona capacità di autocontrollo e di sopportazione. La facilità di contatti umani e l’apertura al dialogo, così da ispirare fiducia. La prontezza di volontà di donarsi al servizio del prossimo: il suo è stato un dono sorridente, totale, sempre disponibile.

Ma l’amicizia di monsignor Costanzo non sarà solo un ricordo anche se indelebile. Se è vero che l’amico non si può dimenticare è anche vero che l’amicizia non conosce distanze, specialmente quando è coltivata nel cuore di Cristo. Rinsalderemo la nostra amicizia soprattutto nella preghiera alla scuola di Paolino – il Santo dell’amicizia – di cui monsignor Costanzo è stato un degno successore e noi figli fortunati.

Monsignor Olindo Pacia
Delegato Generale