Una giovane quercia biblica, con le radici abbarbicate alla roccia e i rami protesi ad accogliere in un abbraccio: ci appare così monsignor Costanzo quando il 10 ottobre 1982 fa il suo solenne ingresso a Nola, parata a festa, tra un’ala immensa di folla entusiasta ed orante.
In una comunicazione che si fa subito intensa, il vigore e la tenerezza, la concretezza e la compassione del Pastore si incontra con l’ansia di un rapporto umano autentico delle persone.
E’ una domanda colta con l’intuizione di chi conosce il cuore dell’uomo: il suo camminare a piedi per la città, il fermarsi per conoscere, per ascoltare e capire le persone singolarmente, nasce dall’esigenza di comprendere la realtà, di individuare i bisogni, di valorizzare i doni, facendo emergere il positivo di ciascuno.
Un nuovo volto di Chiesa dai tratti sempre più nitidi, si va delineando: una Chiesa amica dell’uomo, che sa risvegliare la speranza e la gratuità di un amore che personalizza ed apre allo stupore della vita.
Da consumato biblista che ha l’orecchio educato all’ascolto registra tutte le voci per risentirle sull’onda della Parola: così discerne, accoglie, unifica.
E’ uno stile che si fa consegna di una pedagogia e di un metodo; nasce qui l’appassionato richiamo al primato della Parola che dà un respiro profondo alla pastorale e alla coscienza ecclesiale.
L’appello costante al radicarsi nella Parola-evento (nel “dabar”) diventa centro unificante per costruirsi e vivere come comunità, per fare quell’unità di vita e di missione che è tanto più vigente quanto più forte la frammentazione, per scoprire il mondo con passione nuova e tuffarsi nella storia con amore.
Sempre più cogente si fa il richiamo all’interiorità, non come culto di quella soggettività esasperata che vanno predicando i filosofi, ma come itinerario nel profondo, come attitudine alla contemplazione e al discernimento che porta alla conoscenza e alla comprensione dei problemi, come ricerca della verità, come capacità di andare alle radici della propria fede, di ripensarla nella coltivazione dell’intelligenza, di fondarla sulla coscienza.
L’obiettivo sembra evidente: spingere ad un salto di qualità, far passare da un cristianesimo di tradizione al sapere della fede, ad una mentalità di fede che dia occhi e cuore nuovo per radicarsi nella storia.
Con la stessa intensità, ritorna il discorso sulla responsabilità, la spinta a scegliere con libertà a decidersi con coraggio, ad inserirsi con spirito di collaborazione e di servizio nella comunità.
A questo stile di corresponsabilità, il Vescovo educa attraverso una lezione di fiducia, l’esercizio della gratuità, il sostegno della comunione, la proposta di riflessione culturale e di impegno formativo etico-spirituale sui nodi drammatici della realtà sociale, la richiesta di un contributo professionale specifico e di un’attrezzatura culturale rigorosa per evitare genericità e approssimazione, la coerenza di scelte che conducano ogni realtà umana alla pienezza del Regno.
La scuola di preghiera, la scuola di formazione per una coscienza politica, l’osservatorio sociale, tutta l’attività culturale della biblioteca diocesana sono la concreta offerta di tempi forti in cui è dato rigenerare tutto il potenziale umano di risorse, di motivazione, di intuizioni e creatività; recuperare un’autentica passione per la vita civile; disporre di strumenti di lettura, di analisi, di approfondimento di problemi; aprirsi al futuro con l’intelligenza della complessità dei problemi, dei meccanismi ad essi sottesi, capaci di andare oltre l’esistente.
Quali profondità abbia toccato, che cosa abbia prodotto nelle coscienze l’incontro settimanale con la Parola, alla scuola di tanto testimone e maestro, è mistero che nessuno può sondare. Ci si è messi in “stato di sorpresa” e di “attesa” verso il nuovo che va emergendo, verso la vita di ogni fratello.
Non meno preziose sembrano le indicazioni di una spiritualità della politica che il vescovo ha maturato nel vissuto della nostra realtà (cfr. Costanzo – Martini – Sorge Servizio politico e spiritualità) avvicinata con amore, letta con coraggio, stimolata ad uscire dalla chiusura, dall’immobilismo, dall’indifferenza e dall’individualismo. L’invito, questa volta, è quello del rischio e del coraggio.
“A vent’anni dal Concilio il coraggio giovanneo deve continuare a farci lezione. E’ un coraggio motivato dalla convinzione che lo Spirito spinge, nonostante tutto, la Chiesa, e la parola di Dio non è incatenata” Queste parole del Vescovo diventano una consegna tanto più impegnativa quanto più parte da un esperto di rischio e di coraggio.
Franco Manganelli
