“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”, così scriveva nel suo Diario, Cesare Pavese. Un “attimo” è stato quello che ha segnato il ricordo più bello dell’inizio della mia amicizia con Monsignor Giuseppe Costanzo.
Ero una giovane suora quando, il 10 ottobre del 1982, il nuovo Vescovo di Nola fece il suo ingresso in Diocesi, accolto da un’immensa folla di fedeli; c’ero anch’io insieme a tanti giovani della Parrocchia di San Gennarello. Nel suo saluto introduttivo, fui colpita da una frase, insolita nei discorsi di un Vescovo: “Fatemi dono, vi prego, della vostra amicizia”. Quella richiesta mi arrivò dritta al cuore e, non potendo condividere materialmente un’amicizia impari, perché, lui Vescovo ed io giovane suora impegnata in tutt’altre mansioni, cominciai solamente a volergli bene. Seguivo tutti i suoi incontri, sensibilizzavo i ragazzi della parrocchia a seguire le sue orme. Non ero, però, ancora soddisfatta. L’amicizia, infatti, si vive in due, la mia era a senso unico.
Un giorno, non mi chiedete quale, perché non lo ricordo, (aveva ragione Pavese), ci fu “quell’attimo” che diede inizio, qualità e valore ad un’amicizia vera e duratura tra me e Monsignor Costanzo. Eravamo ad un ritiro spirituale di Religiose della Diocesi che si svolse a San Giuseppe Vesuviano, la prima parte in una comunità del mio Istituto e la seconda parte nella comunità di un altro Istituto. La mattinata si concluse con la celebrazione dell’Eucarestia e, alle ore 13, il Vescovo ci congedò per poi rivederci per la seconda parte.
Puntuali ci ritrovammo tutte alle 15 nella sede dell’altra comunità. Fu qui che venni a sapere che il Vescovo era stato ospite a pranzo presso quella comunità.
Fui presa da una “folata di gelosia”, “adrenalina alle stelle” e, in un batter di ciglia, mi avvicinai a Monsignor Costanzo e gli dissi: “Lei ha lasciato la nostra casa alle 13 per andare a pranzo a casa di altre suore? Perché non è rimasto a pranzo da noi? Questa non gliela perdono!”. Non ebbi neanche il tempo di prendere coscienza di ciò che avevo fatto, ovvero, un severo rimprovero ad un Vescovo, che ricevetti da lui un forte abbraccio, mentre mi diceva “non lo faccio più”, accompagnato da una fragorosa risata di cuore. In “un attimo” nacque una vera amicizia, vissuta in una bellezza di relazioni per quasi sette anni e mai troncata dopo il suo trasferimento a Siracusa. Rapporti epistolari, telefonate, fino al 15 agosto del 2025, e visite in presenza (quando mi è stato possibile), hanno tenuto vivo “quell’attimo” che si dileguerà solo nell’eternità, quando non ci sarà più bisogno di RICORDI.
Suor Mariolina Cutolo
