Riflessioni e Lineamenti del nostro Vescovo

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INTRODUZIONE

Non ho voluto quest’anno consegnarvi un nuovo piano pastorale. Mi è sembrato infatti che quello proposto lo scorso anno, incentrato sul rinnovamento delle “comunità parrocchiali” meriti ancora attenzione puntuale ed operosa.

La vita delle parrocchie rimane così ancora al centro del nostro comune impegno. Ce ne faremo un pensiero tutti, preti, religiosi e laici. Io stesso, proseguendo la mia visita pastorale, continuerò ad offrirvi incoraggiamento e stimolo. Se le parrocchie si rinnovano, è la Chiesa tutta che cresce. Tra la più piccola parrocchia e la Chiesa universale c’è un vincolo inscindibile, come ci ha ricordato il Papa nella Christifideles laici”: “La comunione ecclesiale, pur avendo sempre una dimensione universale, trova la sua espressione più immediata e visibile nella parrocchia: essa è l’ultima localizzazione della Chiesa, è in un certo senso la chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (C.L. 26). Lavoreremo dunque ancora fervidamente al progetto del rinnovamento delle nostre parrocchie. Esse dovranno adeguarsi sempre di più all’ecclesiologia conciliare, diventando comunità di fede, vivendo l’esperienza della comunione e della partecipazione, promuovendo i ministeri, valorizzando le associazioni e i gruppi ecclesiali, attivando i Consigli pastorali e i consigli per gli affari economici, aprendosi nel servizio al territorio.

Vi prego perciò, fratelli e figli carissimi, di non considerare esaurito il progetto pastorale dello scorso anno. Occorre invece riprenderlo, rimeditarlo, portarlo ad ulteriore maturazione.

Mi è sembrato però che proprio per realizzarlo in maniera compiuta, venisse provvidenziale l’esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II sulla Vocazione e missione dei Laici nella Chiesa e nel mondo. Riscoprire oggi l’identità laicale, dare ai laici lo spazio che loro compete, chiedere ad essi di vivere sempre meglio la loro missione nella Chiesa e nella società, è certamente il segreto per avere delle parrocchie vive. E’ per questo che ho voluto il nostro Convegno Diocesano Pastorale di settembre, incentrato sullo studio dell’esortazione Pontificia.

Le cose che ora vi dirò, non pretendono di essere una sintesi adeguata delle cose emerse dal Convegno. Rappresentano tuttavia quelle che ritengo maggiormente degne di una mia sottolineatura, e che intendo consegnare alla vostra attenzione e alla vostra operosità.

Tre piste nella mia proposta:

  1. le attese espresse dal Convegno;
  2. alcune idee portanti;
  3. gli ambiti del servizio.
  1. LE ATTESE ESPRESSE DAL CONVEGNO
  2. L’attesa di una vitale coscienza ecclesiale. Essa comporta due cose:
  3. Il capovolgimento di tutto Il popolo di Dio e non solo dei pochi laici impegnati. Ciò vuol dire porre mano ad un risveglio capillare che raggiunga e scuota tutti quelli che vivono ai margini della comunità, affinché maturi una coscienza ecclesiale veramente “popolare”. Si tratta di sviluppare in tutti una coscienza missionaria che faccia sentire ad ogni credente l’urgenza della responsabilità dell’annuncio e della testimonianza;
  4. una forte coscienza di comunione. Tale coscienza matura anzitutto nell’acquisizione, non solo dottrinale di un’ecclesiologia di comunione, ma anche in un rapporto armonico tra sacerdoti e laici, condizione per un autentico progresso pastorale.

La valorizzazione del sacerdozio comune e la diversità di quello ministeriale può rendere i laici più consapevoli delle loro responsabilità e i sacerdoti più felici del loro ministero.

Non serve la contrapposizione dialettica. Serve, invece, la comunione che fonde le differenze.

E’ importante che i sacerdoti e laici imparino a ricercare e riflettere insieme, con criteri comuni e con la specificità del proprio contributo, a collaborare negli organismi di partecipazione con la disponibilità a superare paure, diffidenze, forme di difesa; a valorizzare la ministerialità che lo Spirito suscita.

  • Una maggiore attenzione nella parrocchia alla pastorale dei ministeri e alla ministerialità dei laici, per far crescere la corresponsabilità e lo spirito di servizio, per promuovere, attraverso il fondamento sacramentale e vocazionale dei ministeri, la dimensione oblativa. “La ministerialità è l’essere della Chiesa” (2 gruppo). Vanno curati anzitutto i catechisti e gli animatori della liturgia e della carità. Ma è pure urgente curare quei ministeri che impegnano il laico in una storia da fare alla luce del Vangelo (nella famiglia, nella scuola, nell’economia, nella politica, nella consapevolezza che il servizio del laico nel mondo non è puramente “mondano” ma è sempre servizio per la salvezza ed è perciò squisitamente ecclesiale. I ministeri “ad intra” e “ad extra” non sono alternativi, ma espressione dell’unico servizio che rende visibile l’indole secolare della Chiesa.
  • una mentalità di fede che apra l’accoglienza del mistero e della storia che renda sicuri del cuore di Dio capaci di una lettura profetica della realtà.

 Solo una fede purificata da incrostazioni pietistiche, da volontarismo e moralismo religioso spesso intollerante ed intransigente, consente di passare dal vivere per se stessi a vivere per il Signore. Senza questo messaggio che libera da una esistenza chiusa in se stessa e senza prospettiva di eternità, non c’è slancio missionario, ma gretto individualismo ed esistenza ripiegata sui propri interessi personali, o di gruppo.

  • ALCUNE IDEE PORTANTI
  •  La centralità della persona.

E’ il dato che emerge da un’antropologia illuminata dalla fede. “In forza della sua dignità personale l’essere umano è sempre un valore in sé e per sé, e come tale, esige di essere considerato e trattato”

“La dignità personale costituisce il fondamento dell’uguaglianza di tutti gli uomini tra loro…

Essa è anche il “fondamento della partecipazione e della solidarietà degli uomini tra loro”…

“La dignità personale è proprietà indistruttibile di ogni essere umano.

E’ fondamentale avvertire tutta la forza vivente di questa affermazione che si basa sull’unicità e sulla irrepetibilità di ogni persona. Ne deriva che l’individuo è assolutamente irriducibile a tutto ciò che lo vorrebbe schiacciare e annullare nell’anonimato della collettività, dell’istituzione, della struttura, del sistema. La persona, nella sua individualità, non è un numero, non è un anello di una catena, né un ingranaggio di un sistema”. (37 C.L.)

Per Dio e di fronte a Lui, “l’uomo è sempre l’unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto, qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome”. (Giovanni Paolo II).

Concretamente vanno individuate e concordate delle priorità intorno alle quali far convergere l’impegno della comunità (per gli immigrati, per i drogati, per gli handicappati, per l’accoglienza e la promozione della vita)

  • La vocazione alla santità, a partire dalla radice battesimale.

In quanto battezzati siamo chiamati alla santità – cioè alla perfezione della carità, alla pienezza della vita cristiana – nel quotidiano: lì deve risplendere la docilità dei figli, la fedeltà dei discepoli, l’amore di quanti sono creduti alla Buona Novella.

Un lungo catalogo di santi “anonimi”, di testimoni semplici che sanno tessere rapporti di riconciliazione, diffondere serenità e speranza, servire l’uomo rinunciando a categorie mondane di successo e di potere, deve far fiorire la nuova umanità.

  • Educazione all’ecumenismo e alla mondialità

È una dimensione fondamentale della parrocchia.

E’ un’esigenza dell’unità e universalità della Chiesa.

E’ una richiesta che viene dall’attuale contesto storico-culturale multinazionale e multireligioso.

L’amore per l’unità della Chiesa ci fa cercare tutti insieme la pienezza del Vangelo, non la sua riduzione dove le differenze si vanificano.

Mettersi in ascolto delle diversità culturali e di altre fedi per capire che cosa significa per gli altri vivere il Vangelo ed essere Chiesa, può spingere a superare pregiudizi, a riscoprire l’essenziale della propria fede, a riconoscere i valori cristiani presenti in altre fedi.

E’ un respiro, una tonalità che deve attraversare tutti i settori della pastorale e far maturare mentalità, sensibilità, stile di vita.

  • La “nuova” evangelizzazione

“Nuova” perché rinnovata nel linguaggio.

“Nuova per le sfide nuove della storia.

“Nuova perché generatrice di nuove mentalità e forme di vita.

L’impegno non è solo quello di annunciare il Vangelo, di “rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali”, ma anche quello di servire l’uomo e la società con una nuova coscienza storica che coniughi competenza, riconoscimento, apprezzamento dell’autonomia di tutte le realtà umane con le prospettive trascendenti che facciano luce, incidano sul processo di umanizzazione, conducano verso la pienezza di umanità.

  •  La formazione per promuovere mature coscienze laicali, che sentano la dignità e la responsabilità della missione e della testimonianza.

 L’obiettivo è l’unità tra fede, vita e missione nella fedeltà all’essere persona, all’essere Chiesa, all’essere di questo tempo, in una sintesi che non mortifichi nessuna dimensione.

E’ una formazione che non si avvale di competenze pedagogiche e di tutti gli aiuti offerti dalle scienze umane, ma è sempre azione teandrica, che impegna la persona e la comunità nella docilità allo Spirito.

Segnalo, in tal senso, la funzione preziosa che svolge, anche per le parrocchie, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e chiedo ai parroci un forte impegno nel proporlo ai giovani migliori. I giovani, però, siano aiutati a scegliere lo studio della teologia non mirando esclusivamente allo sbocco professionale, ma per la maturazione della fede il servizio ecclesiale. Le iscrizioni motivate dal miraggio occupazionale sono destinate inesorabilmente a ridursi a man mano che si verifica la saturazione dei posti di lavoro. Rimane il compito fondamentale ed urgente di una formazione teologico-spirituale che aiuti la persona a fare sintesi tra la fede e i valori. Una formazione che abbia come fondamento la Parola e come alimento la preghiera liturgica, per una mentalità di fede e per una cristiana lettura della storia, non disgiunta da capacità progettuale e da generosa assunzione di responsabilità.

Non c’è chi non veda, a questo punto, la necessità almeno di una catechesi sistematica che non cesso di raccomandare come compito imprescindibile di ogni comunità parrocchiale, e ripropongo con forza i corsi zonali per catechisti e per operatori pastorali.

  • Associazioni, Movimenti e Gruppi ecclesiali

Il riconoscimento del diritto ad associarsi derivante dal Battesimo evidenzia come l’aggregarsi dei laici si fonda su una ragione ecclesiologica (partecipazione alla missione della Chiesa) sotto la spinta della libertà dello Spirito.

L’autenticità del dono delle varie aggregazioni deve essere riconosciuta con disce,rnimento onde evitare divisione e confusione.

L’incoraggiamento e l’opera promozionale dei pastori è importante per la vita di aggregazioni che servono la missione della Chiesa e si impegnano per la crescita della comunione. Esse non possono assolutizzarsi, né chiudersi nel ghetto delle proprie iniziative, alternative o parallele a quelle della Chiesa locale.

Una riflessione sui criteri di ecclesialità può essere utile per creare ulteriore disponibilità all’unità e alla comunione intra – ecclesiale.

I sacerdoti poi non facciano mancare sostegno e simpatia a tutte queste aggregazioni, e però non se ne servono in modo strumentale e funzionale.

  • Il servizio alla società, nella linea e nello spirito dell’Incarnazione. Tale spirito ci mette in cammino con tutti gli uomini e ci radica dove è più forte il travaglio umano. E’ qui che più ampio si fa l’abbraccio col mondo, più sofferto e profonda la relazione e la condivisione, più grande è la responsabilità nei confronti di ogni persona e della comunità.

Un servizio che promuova tutte le potenzialità umane, nello sforzo di salvare dalla dispersione e dalla frammentazione la vita dell’uomo, di vivere con libertà e responsabilità il tempo della storia. Un servizio che coniughi scienza e coscienza, competenza e deontologia professionale, gratuità e rifiuto del potere. Un servizio rispondente ai bisogni veri delle persone e nello stesso tempo profetico, che sia richiamo alla vita vera.

  • GLI AMBITI DEL SERVIZIO
  • La famiglia primo spazio per l’impegno sociale

Essa è la cellula fondamentale della vita sociale. In un corpo se in una cellula impazzisce, crea problemi a tutto l’organismo. La crisi che oggi investe la famiglia, la disgregazione che attenta alla sua vitalità e alle sue funzioni e compromette l’avvenire dell’umanità, ci avvertono dell’urgenza di tale impegno.

All’interno della famiglia, infatti, si giocano grandi valori: la qualità dell’educazione per la peculiarità del rapporto, unico per la sua carica affettiva ed emotiva; la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa; la formazione della coscienza (specie al valore della libertà e al rispetto della diversità), l’esperienza della riconciliazione, del perdono, del superamento delle tensioni, dei gesti concreti di responsabilità e di amore verso l’altro. Perché la famiglia sia protagonista della propria crescita, occorre un’azione puntuale ed organica sia sul versante politico-istituzionale sia su quello pastorale. In una rinnovata consapevolezza del proprio ministero la famiglia va aiutata a recuperare la specificità del proprio ruolo, a superare il senso diffuso di impotenza creato dalla cultura dell’indifferenza e della delega, a gestire spazi di vita e a ricostruire ambienti educativi che diano alla persona solidità e apertura vocazionale. Se animata da spirito di fede, di carità e di pietà, la famiglia costituisce “come il primo seminario” (cfr. OT 2). Vanno perciò offerti itinerari formativi specifici per una incisiva pastorale della famiglia in ogni parrocchia e formati operatori di catechesi coniugale, vanno incoraggiati:

  •  corsi di educazione all’amore per i giovani
  • di preparazione al matrimonio per i fidanzati
  • incontri per i genitori,

avendo cura di coordinare le iniziative, onde evitare dispersione e frammentazione.

La commissione diocesana potrebbe riprendere la “Carta dei diritti della famiglia” (1982), approfondire la problematica ed enucleare un programma organico coinvolgente nella convergenza di alcuni obiettivi, associazioni e movimenti.  Un prezioso contributo può venire anche dal  CIF.

  • Tutti destinatari e protagonisti della politica (CL 42) l’esortazione offre innanzitutto la motivazione: tutti hanno il diritto-dovere di partecipare alla politica, perché “la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia e, ciascuna a modo suo, esigono il pieno riconoscimento effettivo dei diritti della persona alla quale è ordinata la società con le sue strutture e istituzioni”.

Sono poi indicati i criteri:

  1. il perseguimento del bene comune, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini;
  2. difesa e promozione della giustizia
  3. spirito di servizio congiunto con la competenza, per smontare l’idolatria del potere e la prassi clientelare (fare politica non vuol dire garantirsi comunque il consenso elettorale, ma servire la città senza asservire.

E’ chiaro il rapporto – di distinzione, non di separazione – tra Chiesa e politica. Sono da evitare le due tentazioni:

  • voler coinvolgere la chiesa in operazioni elettoralistiche
  • voler mettere in silenzio la Chiesa, quasi che non debba evangelizzare anche la politica.

La lettura del territorio evidenzia quanto debba ancora penetrare nelle coscienze questa sensibilità e quanta strada ci sia da fare per una nuova cultura politica, per una diversa partecipazione e per una riscoperta della vocazione all’impegno politico. Quest’opera formativa non può essere disattesa, perciò:

  1. va ripensata, ed assunta da tutta la comunità, la scuola di formazione per una rinnovata coscienza politica;
  2. vanno promossi gli “Osservatori Sociali”, come strumenti di una presenza profetica, vigile e stimolante, delle comunità parrocchiali sul territorio;
  3. vanno offerte occasioni di riflessione, di incontro di verifica a tutti gli amministratori. E’ l’ora di un dialogo franco è aperto con tutti: la comunità può chiedere degli impegni su alcune questioni e poi verificare in un dialogo costante. Un nuovo collegamento tra istituzione e tessuto sociale passa anche attraverso queste cose.
  4. è da segnalare, in tal senso, il “Centro di documentazione sociale” della Biblioteca diocesana. Esso può diventare non solo un servizio documentario, ma anche un concreto luogo di confronto e di dialogo tra gli operatori culturali e politici, per una messa a fuoco dei problemi del territorio e per l’elaborazione di adeguate proposte e strategie di intervento;
  5. vanno proposti itinerari di spiritualità per la formazione della coscienza sociale e politica.
  • creazione e trasmissione della cultura

Il problema dell’inculturazione della fede lascia capire l’urgenza pastorale di questo impegno da affrontare “con coraggio e creatività intellettuale”.

La complessità sociale e la pluralità delle culture rendono il compito ancora più arduo. Le persone vanno aiutate a riscoprirsi “artefici” della cultura del loro tempo nel senso che – con la mentalità, col costume, col tenero di vita, con l’organizzazione del lavoro – comunicano sempre il tipo di uomo a cui fanno riferimento.

I laici devono mediare l’immagine cristiana dell’uomo nei messaggi culturali, tenendo fermi due elementi: integrare nella visione di fede i valori umani espressi dalla cultura e immettere come fermento nella cultura i valori dell’umanesimo cristiano, con una grande capacità di accogliere la diversità.

Un impegno prioritario è quello di rispondere alla domanda di senso e di verità che sale da quanti sono solo raggiunti dalla cultura della violenza, della droga, dell’indifferenza.

Penso con particolare intensità ai giovani, che più degli altri soffrono di questa situazione. Penso al loro disagio esistenziale per la divisione che si registra tra l’essere, il pensare e l’agire. Penso al loro bisogno di certezza e di speranza, di progettualità e di protagonismo.

Occorre elaborare per costoro delle proposte coinvolgenti nei luoghi specifici (la pastorale scolastica potrebbe progettare con sistematicità ed organicità iniziative di grande respiro: ad esempio in vista del ’92 un progetto giovani con un grosso discorso di educazione ai valori, alla mondialità, alla solidarietà, ecc..)

  • La carità anima e sostegno della solidarietà,

 in quanto stimolo e completamento della giustizia, la carità non può non avere un respiro politico ed impegno i cristiani come singoli e in quanto cittadini.

La comunità cristiana è invece chiamata di una testimonianza profetica della carità e ad un’opera formativa rivolta a creare nuove sensibilità e nuove attenzioni ai bisogni dei più poveri.

C’è da curare perciò uno spazio educativo nel quale si coltivino nelle coscienze il senso della giustizia, del servizio, della verità, della professionalità, ma c’è anche da porre mano a gesti e presenze profetiche che siano un segno nel mondo in cui l’uomo – a partire dal più rifiutato – va amato.

Va qualificata la pastorale della carità nelle parrocchie, dove rimane ancora legata a qualche persona e rivolta ad interventi frammentari di tipo assistenziale. La commissione diocesana deve curare prioritariamente questa qualificazione.

  • Organizzazione del lavoro e questione socio-economica (n. 43)

 Anche il mondo del lavoro si pone come questioni urgente soprattutto per la rivoluzione tecnologica ed informatica del nostro tempo che ha creato nuove tensioni e squilibri e chiede nuovi interventi. Si registra una distanza della comunità ecclesiale dai problemi e dal linguaggio dei lavoratori, mancanza di formazione specifica, difficoltà insite nel ritmo di lavoro che non concede momenti di sosta e di riflessione, la pressione ideologica che assolutizza l’economia e crea i miti del benessere, della produzione della competitività. Da qui il bisogno di rimotivare il lavoro alla luce delle recenti riflessioni teologiche e di viverlo come impegno per crescere in umanità e socialità, come espressione altissima di creatività, di collaborazione e di solidarietà.

Da qui l’esigenza di restituire all’uomo e non al lavoro e al valore economico, la centralità ed il primato.

La commissione per la pastorale del lavoro ha avviato una riflessione che può e deve continuare.

  • Una annotazione finale

 Tutto il nostro essere è segnato dall’ansia di una sintesi: al primo posto è la sintesi tra la Parola di Dio e la coscienza-esperienza dell’uomo (cfr. GS 46).

Da questa deriva ogni altra sintesi.

Il bisogno dell’unità della persona, particolarmente avvertito in una realtà di dispersione e di frammentazione, può essere soddisfatto solo a partire dalla persona di Cristo, centro unificante, vita di relazione che eternamente si trascende, novità che rompe schemi e dispone all’apertura, alle ulteriorità.

E’ questo il fondamento per ristabilire l’unità tra l’essere e l’operare, l’unità nel rapporto tra sé e gli altri, l’unità tra quello che si crede, si prega e si celebra nella liturgia e la missione come servizio all’uomo.

E’ il problema più urgente, proprio perché la cultura in cui viviamo è frammentata e prigioniera di schemi scettici e relativistici.

L’opera di inculturazione da fare a livello delle comunità è quella di creare una mentalità ed un orientamento di vita coerente con i valori evangelici capaci di suscitare confronto, discernimento, scelte conseguenti, coraggio di stili alternativi di vita.

Si tratta di aprire la coscienza alla Rivelazione di Dio, al giudizio di Dio sulla storia, di suscitare risposte che diventino “cultura”

E’ perciò opera non di pochi addetti ma di tutta la comunità, che, valorizzando le competenze di ciascuno, saprà leggere e interpretare i fenomeni culturali, nella consapevolezza che questo è un momento particolare dell’evangelizzazione.

San Paolino interceda per noi.

Maria Madre della Chiesa, ci guidi nel gioioso e faticoso cammino.

 Giuseppe Costanzo
Vescovo