Sento anzitutto il bisogno di porgere un grato, gratissimo, ringraziamento e un saluto deferente ed affettuoso a tutte le autorità presenti. Alcune sono state nominate, quelle che sono al tavolo con me, poi sono tutte le altre che sono qui in prima fila, che saluto davvero con molta riconoscenza per la loro presenza.
Ringrazio tutti voi amici che avete mostrato, grazie alla vostra numerosa e qualificata presenza, una grande sensibilità per un tema così importante così attuale di cocente attualità.
Io dico solo poche parole proprio per giustificare il senso di questa iniziativa che ho voluto con molta energia. In questo sono stato in questo molto appoggiato da tutte le istituzioni e dalla dottoressa Franco che ha creduto e crede in quest’opera. Voglio ringraziare quanti hanno accolto il suo invito a prestare opera qualificata di servizio di volontariato, sono tanti. Voglio ringraziare già alcuni enti che hanno fatto pervenire delle somme proprio per l’avvio di questa casa, la ERG con 10.000,00 €, il Banco di Sicilia che ha pensato a tutte le diocesi per le opere di beneficenza e che mi ha fatto avere
20.000,00 €, di questi 10.000,00 li ho destinati all’avvio della casa e 10.000,00 alla Caritas diocesana che diversamente non saprebbe come far fronte a tutte le richieste che ogni giorno arrivano di gente che non sa come pagare la bolletta della luce o come comprarsi un po’ di pane. Quindi vorrei proprio ringraziare e dire che questa casa si sosterrà in gran parte, non esclusivamente, perché sono gli organi istituzionale che interverranno.
A me sta molto a cuore stimolare, con la solidarietà e la carità di tutti noi.
Il senso è già di per sè intuibile: è un bisogno che, come cristiani, come comunità ecclesiale, sentiamo di essere vicini a questi nostri fratelli che Gesù definirebbe i “più piccoli”, quelli che il mondo ignora, emargina, disprezza, che si ritrovano soli perché questa è una malattia che fa paura; la gente teme il contagio.
C’è chi si allontana per paura, per disprezzo, perché loro hanno meritato un castigo. Sappiamo il vocabolario che ricorre in questi casi: sono persone che veramente si ritrovano sole.
Vogliamo far capire che crediamo nel precetto dell’amore e l’Apostolo Giovanni ci ha detto di non amare “a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,18). Gesù ci ha detto:
“ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
È impressionante e ma anche incoraggiante vedere come Gesù si identifica misteriosamente con questi nostri fratelli e sorelle più piccoli.
- Vogliamo fare un gesto di vicinanza, di solidarietà, vogliamo far sentire e dire loro: non sei solo, la tua vita, anche in queste condizioni, ha un valore inestimabile;
- la tua vita ha un significato ed un valore: tu hai diritto al nostro amore, al nostro aiuto, al nostro incoraggiamento;
- sappi che noi siamo solidali con te e disposti a condividere con te il tuo dolore ed i tuoi disagi, siamo desiderosi di riaccendere la speranza e la voglia di vivere.
Questo il significato di questa casa.
† Giuseppe Costanzo
