Φως (luce)-  Dio Padre della luce

•

Può sembrare un titolo ambizioso. È certamente impegnativo, ma ben si addice ad una rivista edita da un Istituto Teologico quale è il nostro “San Metodio”.

Chiamare “luce” una rivista che nasce, è già dichiarare gli intenti che essa si prefigge.

In un tempo di oscurità come il nostro, questo nome contiene un giudizio ed esprime un impegno.

Il giudizio riguarda la situazione di tenebra e di difficoltà che affaticano questo periodo della storia e danno la percezione di attraversare una lunga oscurità, di cui non si vede il termine.

L’impegno attiene alla qualità dei contributi che la rivista si propone di offrire: che aiutino i lettori a far luce sulla complessità del reale, evitando che gli allarmi prevalgano sui progetti e le paure sulle scelte; favorendo un processo di umanizzazione dei rapporti e di ridimensionamento delle pretese; educando ed educandosi all’amore per l’uomo e al rispetto per il creato; anelando alla luce e alla vita e ricercandone appassionatamente la sorgente.

Il simbolismo della luce e delle tenebre è presente in tutte le religioni. Nella religione biblica la luce appare a cascate: riempie gli occhi e dilata il cuore. È il primo frutto dell’intervento creativo di Dio: “Sia la luce! E la luce fu” (Gen 1, 3). E subito dopo si aggiunge: “Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre” (Gen 1, 4). Dunque, la creazione comincia con lo splendore e lo stupore della luce.

Ma c’è di più. Il Nuovo Testamento afferma esplicitamente che “Dio è luce”, cioè vita, conoscenza, bontà e gioia e che “in Lui non ci sono tenebre” (1 Gv 1, 5), che Egli, quindi, è la negazione di ogni menzogna, di ogni ignoranza, di ogni nequizia. “Alla sua luce – dice il Salmista – noi vediamo la luce” (cfr Sal 36, 10). Vivere in pienezza, conoscendo e amando, è attingere da questo abisso di verità e di vita.

In una delle sue autorivelazioni Gesù si definisce “luce del mondo” e assicura che chi lo segue “non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).

Nel discorso della Montagna, poi, arriverà a trasferire questo appellativo ai suoi discepoli (“voi siete la luce del mondo”, Mt 5, 14) e ad impegnarli a diffondere nel mondo la loro luce: “risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Mt 5, 16).

Luce è, dunque, Dio con la sua parola, la sua legge, la sua sapienza; luce è Gesù Cristo con la sua persona, il suo magistero, il suo mistero di morte e resurrezione; luce è, infine, il suo discepolo con la coerenza della sua fede e la testimonianza della sua vita.

Siracusa annovera tra i suoi figli più grandi e più illustri Lucia, la santa della luce, la cui vita è stata tutta un inno alla luce, che si sprigionava dalle sue parole, dalle sue scelte, dal suo martirio.

Figura di spicco, tra i santi siracusani, è anche quella del vescovo San Metodio, che fu patriarca di Costantinopoli, e che rifulse per la sua cultura e la sua ascesi, diffondendo la luce della verità e il calore della carità.

Lucia, Metodio e tutti gli altri santi siracusani splendono “come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita” (cfr Fil 2, 15 ss).

È recente a Siracusa il prodigio delle lacrime di Maria. Tale evento, che ha scosso tanti cuori induriti e ha ridestato le coscienze degli uomini più pensosi, ha contribuito non poco a diradare le ombre del male, a vincere le tenebre del peccato, a far trionfare la luce. Il Santuario è non solo la “tenda” che accoglie, ma anche il “faro” che illumina.

Nella crepuscolare foschia di questo nostro tempo, i Docenti del “San Metodio” hanno voluto darsi uno strumento di comunicazione, di raccordo e di dialogo con quanti, anche estranei all’esperienza ecclesiale, accettano di fare insieme un cammino di ricerca e di confronto. Essi sono credenti che, nella loro fede, hanno trovato la ragione principale per impegnarsi nella ricerca con creatività e libertà. Sono convinti che le sfide sono anche risorse, a condizione che non manchino fiducia e coraggio: la fiducia che la luce è vicina e il coraggio di guardare avanti, anche quando la strada non si vede, di progettare – se necessario – nuovi sentieri, di darsi nuove mete, di elaborare nuova cultura.

In questa stagione della storia, che provoca la vita ed il pensiero, osserviamo – come è naturale che sia – il succedersi o il comporsi delle possibili luci ed ombre, delle speranze realizzabili e dei gesti forse destinati a restare sospesi o incompiuti. Ma desideriamo che il “San Metodio” possa essere un avamposto del pensiero, della cultura e dell’azione nella nostra terra.

Nessun grande cambiamento è realmente interpretabile e orientabile senza il nesso strettissimo tra scienza e sapienza, tra vita e fede. Oggi, poi, tale nesso risulta indispensabile e urgente.

“Luce” si colloca nel solco del progetto culturale orientato in senso cristiano, che la Chiesa Italiana ha promosso dopo il Convegno Ecclesiale di Palermo del 1995. Vuol essere, perciò, un laboratorio di idee e di proposte e un luogo di incontro e di scambio con quanti considerano rilevante il ruolo dei cattolici ed essenziale la loro partecipazione ai processi di trasformazione in atto.

Al plauso per questa encomiabile iniziativa dei nostri Docenti si unisce, cordialissimo, l’auspicio di una straordinaria fecondità, certi che “il Padre della luce” (Gc 1, 17) non mancherà di essere “luce alla loro lampada” (cfr Sal 18, 29) e che lo Spirito Santo, “luce di sapienza” li condurrà per i sentieri della conoscenza della Verità (cfr Gv 16, 13).

†Giuseppe Costanzo