Accolgo come un dono questo sito, ringraziando quanti lo hanno ideato e realizzato. Con la facilità di un “clic”, infatti, è possibile attingere all’immensa eredità spirituale di Mons. Giuseppe Costanzo, che ci ha arricchiti col suo “enarrare mirabilia Dei”.
“Lasciate allora che io entri ancora una volta in punta di piedi dentro al vostro cuore e che possa depositarvi il tesoro che anche a me è stato donato e che mi preme consegnarVi” (Benedetti benediciamo, Lettera Pastorale 2007/2008)
Così scriveva Mons Giuseppe Costanzo rivolgendosi ai suoi “diletti figli di questa nobile Chiesa che è in Siracusa”, nell’introduzione all’ultima lettera pastorale scritta quasi al termine del suo ministero episcopale a Siracusa.
E proprio in punta di piedi entrò dentro al mio cuore, il 19 dicembre del 1991, proponendomi di svolgere il compito di segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano.
Il mio primo incontro “ravvicinato” con l’Arcivescovo era avvenuto qualche mese prima durante il Convegno Pastorale Diocesano “Evangelizzazione e testimonianza della carità”, tema che ricalcava gli orientamenti pastorali della CEI per gli anni 90. In quella occasione, in quanto catechista degli adulti, mi fu chiesto di coordinare un gruppo di studio sul tema dell’evangelizzazione, per analizzare la consapevolezza, degli adulti praticanti, nei confronti della fede. L’Arcivescovo aveva osservato lo svolgimento dei lavori, soffermandosi ad ascoltare per alcuni minuti all’interno dei vari gruppi. Al termine del confronto, i coordinatori dei gruppi di studio avevamo sinteticamente relazionato al Vescovo e a tutta l’assemblea le considerazioni emerse e le proposte avanzate nell’ambito della tematica trattata.
Mons Costanzo, a conclusione di quella prima giornata del Convegno, mentre lo salutavamo congedandoci, volle soffermarsi con me e manifestarmi apprezzamento per il metodo con il quale avevo condotto il lavoro nel gruppo di studio e per lo stile adottato nella relazione finale. Ricordo ancora l’emozione suscitata in me dalle sue parole che mi arrivarono al cuore come una “chiamata”. Non molto tempo dopo, “la chiamata” si concretizzò attraverso la lettera con cui mi veniva comunicata la nomina, da parte del Vescovo, a membro del Consiglio Pastorale Diocesano.
Il 19 dicembre Mons. Costanzo, prima di dare inizio all’incontro in cui si insediava l’assemblea del primo Consiglio da lui presieduto, mi propose di svolgere il servizio di segretaria. Cogliendo il mio imbarazzo, per un compito che sconoscevo, e l’emozione con cui, ringraziandolo, accettavo l’incarico, mi illustrò brevemente il motivo della sua scelta. In quella breve conversazione fu già evidente il suo atteggiamento innovativo di accoglienza e apertura all’ascolto e il suo desiderio di valorizzare il ruolo dei laici all’interno della Chiesa.
Formazione e promozione del laicato cattolico
Durante tutti gli anni del suo ministero pastorale ha mantenuto sempre questa postura nei confronti dei laici, coerentemente con il Concilio Vaticano II°, promuovendoli e stimolandoli a mettere a frutto i loro carismi e le loro competenze, all’interno delle comunità ecclesiali, per passare dalla semplice collaborazione alla corresponsabilità.
Grande operosità in clima di collaborazione fu, fin dall’inizio, l’impostazione data dal Vescovo all’assemblea del Consiglio pastorale indicando un metodo di lavoro che fosse orientato a far comunione secondo tre fondamentali azioni da svolgere insieme: programmare, realizzare, verificare. Apparve evidente il suo gusto per l’incontro, il confronto e il dialogo al fine di ricercare insieme (clero, religiosi, religiose e laici) le strade da percorrere, animati dalla passione per Cristo e la sua Chiesa.
Ed è proprio il senso della Chiesa che Mons. Costanzo ci ha comunicato, con la sua passione coinvolgente e contagiosa, invitandoci a camminare uniti nella preghiera e nell’ascolto della Parola.
Il suo presiedere gli incontri è stato accompagnato sempre dall’esigenza educativa e formativa oltre che naturalmente dal desiderio di alimentare la comunione tra i membri attraverso ascolto e confronto. Il metodo con il quale lo svolgeva rispecchiava le caratteristiche del Padre amorevole che incoraggia, sostiene, esorta, guida, e del Pastore paziente che tollera le lentezze.
E così, ci esortava a lavorare insieme sui progetti pastorali da condividere poi con la base ecclesiale di provenienza di ognuno, affinché tutti assumessimo la consapevolezza di appartenere alla Chiesa e alla Storia nella realtà territoriale della Diocesi. Sottolineava spesso l’importanza della comunicazione da centro a periferia, necessaria per la comunione, l’unità d’intenti e la testimonianza di Chiesa. Desiderava che alle comunità di base si facesse comprendere e sviluppare la dimensione teologica, liturgica, caritativa e testimoniale della Chiesa. A tal fine ci invitava ad evitare programmi e iniziative con risvolti spettacolari o con parvenza di trionfalismo e concorrenza alla mentalità mondana. Accoglieva con entusiasmo le proposte di iniziative riguardanti la vera testimonianza cristiana, quella che, partendo da riflessione e preghiera, approdasse a segni concreti con risvolto nel sociale. Ci sollecitava a far emergere una Chiesa della fiducia e della lode, del coraggio e del servizio, della gioia e del positivo, mediante la fedeltà al Vangelo.
La formazione dei laici, la cura della loro dimensione spirituale e la valenza culturale della pastorale, hanno costituito, sin dall’inizio, l’ansia del Pastore e quindi lo stimolo fornito da lui stesso al cantiere del Consiglio Pastorale.
Con le sapienti riflessioni contenute nei suoi scritti pastorali, ci ha guidato a comprendere il senso e la meta della nostra storia salvifica, ad assimilare il concetto di vocazione universale alla santità, a conoscere profondamente i Santi, nostri compagni di cammino di questa privilegiata terra siracusana: Maria, Lucia, l’apostolo Paolo.
Gli sono sempre stata grata, e lo sono ancora, per la fiducia accordatami con la nomina (riconfermata nei successivi anni fino al termine del suo mandato nel 2008) a svolgere quel servizio di segretaria che, lungi dall’essere l’arida esecuzione di alcuni compiti – preparare e spedire le lettere di convocazione degli incontri sui quali poi stilare il verbale- di fatto mi ha introdotto in un cammino di formazione e crescita molto arricchente. Lo studio e l’approfondimento dei suoi scritti pastorali sui quali mi basavo per preparare l’ordine del giorno dell’incontro, mi hanno permesso un frequente e proficuo confronto con un Pastore sapiente e Padre amorevole del quale mi considero discepola e figlia rigenerata nella fede. Nel corso degli anni, attraverso la ricchezza dei suoi insegnamenti, ho compreso e acquisito la consapevolezza della corresponsabilità dei fedeli laici nell’edificazione della Chiesa.
Esperienza ricca di spiritualità
All’inizio del terzo millennio, cogliendo un calo di interesse e di partecipazione attiva negli incontri, il Vescovo, dopo confronto e consultazione, ha proposto ai membri del Consiglio una nuova modalità d’incontro per dare maggiore vitalità e creare più comunione tra i partecipanti.
E così, per un certo periodo gli incontri si sono svolti durante il fine settimana articolati con momenti di preghiera comune (lectio divina, adorazione eucaristica, celebrazione della messa) alternati a momenti di programmazione pastorale, confronto e verifica. L’esperienza di quegli incontri è stata coinvolgente e vissuta realmente in un clima intimo come di famiglia che prega e lavora. Mi sono rimasti impressi soprattutto i momenti di spiritualità quando, dopo l’ascolto della Parola e la lectio, da maestro dello spirito, ci conduceva alla meditazione personale e condivisa, dalla quale, mirabilmente, scaturiva la preghiera spontanea.
Durante l’adorazione eucaristica, la dimensione della preghiera del Vescovo, così intensa e ispirata, in ginocchio ai piedi del Santissimo in atteggiamento di abbandono, coinvolgeva tutti noi in un silenzio adorante. Personalmente venivo sopraffatta dall’emozione che era un misto tra stupore e ammirazione nel vedere concretizzato nella realtà quanto Egli aveva scritto nei vari documenti pastorali: “Adorare significa amare da cascare in ginocchio…. Vuol dire restare come travolti dalla piena dei sentimenti che ti invadono l’anima: sorpresa, stupore, gratitudine e tenerezza che diventa contemplazione radiosa […]. L’adorazione ci fa godere l’intimità del Maestro, ci fa gustare la gioia di stare con l’Amico”. (Lettera Pastorale L’Eucaristia).
E ancora: << La preghiera prolungata, l’adorazione silenziosa, la contemplazione amorosa sono cardini della vita cristiana […]. C’è bisogno di fermarsi, di raccogliersi, di sostare davanti a Gesù. Le soste di preghiera servono a verificare la rotta…>>.(Piano pastorale Il coraggio di sperare.)
Quella modalità di incontro con ascolto della Parola, che Mons Costanzo riusciva a far penetrare nei nostri cuori, seguìto da preghiera e adorazione, diventava per noi un’esperienza di profonda comunione ecclesiale. Ne conseguiva un lavoro di programmazione più creativo in un clima di grande sinergia.
La formazione dei laici è stato un desiderio costante nel cuore di Mons Costanzo. A conclusione del IV Convegno delle Chiese di Sicilia – riguardante i laici e l’impegno nel mondo-(Acireale 20-24 Marzo2001), nella sua relazione finale, auspicava una prospettiva che risuonava come profezia: <<Laici maturi capaci di ascolto della Parola e di contemplazione, percorrendo la ‘Via lucis’ ; capaci di ascolto del mondo e contemplazione delle strade del nostro difficile tempo, percorrendo la ‘Via Crucis’; capaci di testimonianza e annuncio gioioso generati dalla comunione, l’unica condizione che mostra la ‘Via pulchritudinis’ >> . Queste tre vie, che Mons. Costanzo proponeva “per concederci un futuro pieno di speranza”, hanno rappresentato anche le piste su cui programmare la pastorale che ci conducesse missionari alla gente lì dove vive, soffre e spera, per ‘Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia’ secondo gli orientamenti pastorali della Chiesa italiana per gli anni 2000/2010.
Ringrazio Dio per aver donato alla Chiesa di Siracusa l’Arcivescovo Mons Giuseppe Costanzo, che, con la sua vita radicata in Cristo, ha profuso una grande ricchezza di insegnamenti, ha testimoniato il coraggio di credere di amare e di sperare, conducendoci al cuore del Cristianesimo: Gesù Cristo, il centro della storia e del mondo.
Personalmente ho accolto con gioia tutti i suoi insegnamenti e le sue indicazioni che custodisco ancora come fondamenti per la mia vita di fede.
Anna Abita
