Corpus Domini 2016

•

Siracusa

Celebriamo, adoranti ed esultanti, la festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. In una sintesi mirabile S.Tommaso D’Aquino dice che “L’Eucaristia è il memoriale della Passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo immenso amore per gi uomini”.

        S. Agostino, a sua volta, ha così definito l’Eucaristia:

  • sacramento dell’amore                            sacramentum pietatis
  • segno dell’unità                                       signum  unitatis
  • vincolo di carità                                       vinculum caritatis

        Per brevità seguo queste tre piste indicate da S. Agostino.

  1. L’Eucaristia è il sacramento dell’amore:
  2. Dell’amore del Padre che, nella follia del suo amore, ci dona il Figlio, il Crocifisso glorificato: “Così Dio ha amato il mondo da dare a noi il suo Figlio Unigenito”.
  3. Dell’amore del Figlio che “ci ha amato e ha dato se stesso per noi”.

        Notate: “ha dato se stesso”.

        Non ci ha lasciato una sua statua, una sua foto, una sua reliquia. Ha voluto continuare ad essere presente fra noi come nostro cibo, come nostro alimento. Amore sconfinato per la sua creatura.

        E questo “nella notte in cui fu tradito”.  Mentre Giuda lo “consegna” ai suoi nemici, Gesù “si consegna” a noi: si consegna nel modo più radicale, perché ci dà il suo Corpo e il suo Sangue, cioè se stesso, per il perdono dei peccati nel sacrificio della Croce che si sarebbe compiuto il giorno dopo. E materializza questo dono nei segni più umili che si possano pensare: il pane e il vino, scegliendo anche in questo l’abbassamento più radicale. Per dirci che niente – neanche il tradimento – può spegnere l’amore.

        E’ esemplare per noi il comportamento di Gesù, che, di fronte al voltafaccia agghiacciante, non si chiude, ma si dona. Rifiutato, perdona e si immola. “Non c’è amore più grande: dare la vita!”

        Pensate: alla folla che lo seguiva, Gesù non si è limitato a dare il cibo della Parola (che pure è dono grande perché cambia l’esistenza, aprendo orizzonti sconfinati), ma ha voluto prendersi cura della loro fame fisica. E non ha detto “ datevi da fare”, ma ha comandato agli apostoli: “ Voi stessi date loro da mangiare”, invitandoli a condividere quel poco che c’era e distribuirlo alla gente. E Lui ha fatto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Quando il poco che diamo è il tutto di cui disponiamo, il Signore pensa a farlo bastare per tutti: moltiplicandolo prodigiosamente!

        Davvero l’Eucaristia è “scuola d’amore”, è sacramento della compassione e della tenerezza di Dio: “Pietà e tenerezza è il Signore. Egli dà il cibo a chi lo teme” (Sal 110).

        C’è da magnificare il Signore – “adorare, tacere, godere” facendo del nostro corpo un tabernacolo, del nostro cuore un trono, della nostra vita un canto.

“ Voglio cantare al Signore finchè ho vita, cantare al mio Dio finchè esisto”. “Loda il Signore anima mia; loderò il Signore per tutta la mia vita; finchè vivo canterò inni al mio Dio”. (Sal 145)

  • Segno di unità: di Cristo con la Chiesa, sua Sposa.

                             Dei tralci (che siamo noi) con la vite, che è Lui.

                             Del corpo (che siamo noi, sue membra) con Lui, che è il capo.

        L’Eucaristia non è un alimento da consumarsi in solitudine. È pane spezzato e condiviso tra fratelli.

        Non è concepibile che venga posto il gesto che indica unità, condivisione, donazione reciproca e siano tollerati contrasti, odi, gelosie, accaparramento di beni, sopraffazioni … Una comunità che celebra l’Eucaristia in queste condizioni, dà scandalo e – dice S. Paolo – “mangia e beve la propria condanna”.

        Gesù ci ha chiesto di vivere in unità affinchè il mondo creda che Lui è l’Inviato del Padre. Le divisioni tolgono credibilità alla nostra testimonianza. Dobbiamo comportarci come la primitiva comunità cristiana di cui gli Atti affermano che “erano un cuor solo e un’anima sola”. Non basta “fare la comunione”, occorre “fare comunione”.

  • L’Eucaristia vincolo di carità.

L’Eucaristia ci insegna ad amare, cioè ci rende attenti a tutte le forme di fame dei fratelli:

  • Fame di pane (non solo nei paesi del Terzo mondo! )
  • Fame di amore e di speranza
  • Fame di senso e di pienezza
  • Fame di misericordia e di tenerezza  (durezza, violenza)
  • Fame di fraternità e di comprensione ( homo … lupus)
  • Fame di Dio (fame debole) Dove la fame di Dio è debole, crescono gli idoli, che schiavizzano l’uomo
  • L’esercizio della carità in tutti questi campi fa nascere un mondo più solidale, più giusto, più umano. Non è questione di soldi,  ma di cuore.

        Ce lo faccia capire la Madonna, Madre di misericordia.

† Giuseppe Costanzo