13 Aprile 2008
Siamo in festa in questo giorno santo.
Festa perché celebriamo la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Il Crocifisso è risorto ed è il Vivente per sempre.
Festa perché al centro della nostra contemplazione adorante sta il Buon Pastore, il Pastore grande delle pecore, Colui che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Festa perché la nostra sorella, Sr…fa la sua solenne professione religiosa e fa dono gioioso e generoso di tutta la sua vita all’Autore della vita. Consegna tutta la sua capacità di amare a Colui che l’ha preceduta col suo amore e l’ha avvolta del suo amore.
Ci uniamo a tutta la Comunità, che loda e benedice il Signore per questa vita donata. Ci uniamo ai genitori di Sr…che, con fede viva, offrono al Signore questa loro figlia, felici di averla avuta e fieri di poterla prontamente offrire.
E ora, ci mettiamo in religioso ascolto della Parola divina che ci è stata annunciata e chiediamo allo Spirito Santo che apra il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture. Dal ricchissimo messaggio dell’odierna liturgia della Parola, voglio raccogliere tre indicazioni che mi sembrano
particolarmente adatte ad illuminare questa liturgia della Professione religiosa:
1) Conoscere la voce del Pastore
2) Contemplare il Volto del Pastore
3) Seguire le orme del Pastore.
1) Conoscere la voce del Pastore
Conoscere la voce significa distinguerla dalle altre, che turbano, disturbano, suggestionano, ingannano, distraggono, portano fuori strada. Quella del Pastore invece riscalda, rincuora, sostiene.
Significa riconoscerla immediatamente, per il suo timbro particolare e rassicurante.
Tale conoscenza è frutto di frequentazione assidua, di familiarità calda, di amicizia coltivata.
Tale conoscenza si alimenta attraverso l’ascolto di quella voce.
E’ la “lectio divina”. E’ la lettura meditata della Bibbia. E’, in fondo, la preghiera contemplativa, fatta di sguardo adorante e di ascolto orante.
Il volto del Pastore “bello e buono” si delinea sempre più amabile ed affascinante; lì la sua voce acquista per l’anima un timbro inconfondibile. Ed è Lui che “guida per il giusto cammino”.
Allora l’anima può dire con serena fiducia: “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza” (Sal. 22).
2) Contemplare il Volto del Pastore.
E’ l’anelito più profondo ed insopprimibile del cuore umano: “Quando verrò e vedrò il volto di Dio?” E’ la vocazione più alta e più universale: “Lo vedremo così come Egli è” (1 Gv. 3).
Adesso lo vediamo “per speculum et in aenigmate”, allora lo vedremo “facie ad faciem”.
Questo è il destino beatificante che ci attende: “Trasformati a sua immagine, noi vedremo il suo volto, e sarà gioia piena” (dalla liturgia).
Era questo il desiderio del grande Tommaso d’Aquino: “Oro fiat istud, quod tam sitio: ut Te, revelata cernens facie, visu sim beatus tuae gloriae”.
Trascurare o contraddire tale vocazione della creatura umana, vuol dire mortificarne l’aspirazione fondamentale, svuotarne e umiliarne la grandezza, ingannarne le esigenze primarie: essere con Dio, saziarsi della sua presenza, adorarLo in silenzio, ammirarLo senza fine, godere del Suo immenso amore.
La tua vocazione carmelitana, carissima Sr. ,
ha questa precisa finalità: cercare Dio, amare Dio, lasciandoti da Lui accogliere amare; stare alla sua presenza – come gli angeli, come il profeta Elia – zelare la sua causa, ricondurre al cuore del Pastore buono tutti coloro che vanno errando come pecore. Fanne il tuo impegno d’amore. Fanne il senso della tua vita in questo fazzoletto di terra benedetta che è il Carmelo. Dì ogni giorno, più volte al giorno: “Il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto”.
Ricorda sempre: ognuno di noi diventa quel che contempla. Ognuno diventa quel che ama. Lo sguardo costantemente puntato sulla Persona che ammiri e che ami, ti plasma, ti trasforma, ti conforma, giacche l’amore di amicizia o ci trova o ci rende simili: “Amicitia similes aut invenit aut facit”.
S. Agostino diceva: “Terram diligis? Terra es! Coelum diligis? Coelum es!
Da quel Volto, appassionatamente contemplato e teneramente amato, comincia la creatura nuova e il mondo nuovo.
3) Seguire le orme del Pastore.
E’ l’invito che ci viene dall’apostolo Pietro. Egli che, nell’ora della tempesta, aveva detto e spergiurato di non conoscerlo, dopo la Risurrezione e la Pentecoste, mostra di conoscerlo molto bene e ne tratteggia per noi un Volto stupendo:
Gesù, Buon Pastore è
– l’ Innocente: “non commise peccato”
– L’Agnello immacolato ed incontaminato: “non si trovò inganno sulla sua bocca”
– Il modello dell’umiltà e della mitezza: “insultato, non rispondeva con insulti; maltrattato, non minacciava vendetta;”
– L’esempio più bello di fiducioso abbandono al Padre: “si affidava a Colui che giudica con giustizia”.
– Egli è il Figlio solidale con noi peccatori e vittima di espiazione per i nostri peccati: “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della Croce”.
– Egli è il Guaritore ferito: “dalle sue piaghe siamo stati guariti”.
– Egli è il Pastore e custode delle nostre anime.
– Egli è Colui che ci conduce ad acque tranquille, che ci unge di olio il capo, che ci prepara una mensa, che rinfranca la nostra anima coi sacramenti della vita.
– Egli è colui che ci conosce, ci ama e offre la vita per noi, affinché noi possiamo vivere e vivere in pienezza.
– Egli è il Pastore tenerissimo: “porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri” (Is. 40,11). Seguire le sue orme vuol dire assimilare questi lineamenti e imitare questi comportamenti.
Vuol dire amare come Lui ha amato, ubbidire come Lui ha ubbidito, spendersi come Lui si è speso.
Il dono che tu, quest’oggi, fai di te stessa – un dono radicale
totale, irrevocabile – dichiara solennemente alla comunità ecclesiale questo santo proposito di camminare dietro al Pastore grande delle anime, di seguirne con ferma determinazione e interiore letizia, le orme.
Dietro a Lui e con la sua forza passerai attraverso il fuoco e l’acqua, ma canterai anche tu – come il popolo dell’Esodo – il canto di vittoria degli eletti. Sperimenterai quanto sia esaltante e crocifiggente la realtà descritta dal Salmista: “Sul mare passava la tua vita, i tuoi sentieri sulle grandi acque, e le tue orme rimasero invisibili” (Sal. 76 (77), v. 20), cioè nessuno ne conosce il tracciato. Solo attraverso la via della fede si può intravedere la via di Dio. Solo chi crede e chi ama può accostarsi, senza smarrimenti e ribellioni, al mistero della salvezza.
Perché – come scriveva KierKegaard – Dio è “la punta di fuoco dell’infinito nel finito” ed è per questo che, senza la visione superiore della fede, i nostri occhi restano bloccati al finito.
Ma se la fede è viva e se l’amore è generoso, “in Dio – come diceva un mistico spagnolo – quanto più si naviga e tanto più si scoprono nuovi mari”.
Può darsi che Dio chieda alla tua anima di camminare per vie che nessuno ha praticato o per vie che appaiono impraticabili, e questo genera ansia, paura, disorientamento, scoraggiamento.
Non temere! Non sei sola!
Il Pastore veglia sulla sua pecorella e nessuno può strappargliela di mano. Continua a credere. Non stancarti di amare e di camminare nel buio. Il credente sa dove va! Sa che cammina verso l’”incontro”, anche se non conosce per quali strade dovrà passare. Strade spesso anguste, tortuose, ripide, piene di insidie e di pericoli. Conosce – il credente – la meta del suo pellegrinaggio, anche se non capisce il senso di certi tratti del suo cammino e spesso se ne chiede il “perché”. Sa che le vie di Dio si aprono nel suo cuore e che sono “vie della vita”, e si chiamano “strada santa” e che conducono alla santa montagna, all’unione sponsale.
Ti consegno un Salmo bellissimo per questo tuo pellegrinaggio: il Sal. 83. E’ il Salmo delle tre beatitudini:
● La prima: “beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi!” (v.5). E’ il tuo impegno quotidiano in questa casa di preghiera.
● La seconda: “beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (v. 6). Tu l’hai deciso e oggi ti metti in cammino con slancio e determinazione.
● La terza: “beato l’uomo che in Te confida” (v. 13). Col cuore colmo di questa fiducia, dici anche Tu col Salmista: “Corro sulla via dei tuoi comandamenti, perché Tu hai dilatato il mio cuore” (Sal. 119).
Il mio augurio affettuoso e paterno: possa “crescere lungo il cammino il tuo vigore” (v. 8), e possa sperimentare che “sole e scudo è il Signore” (v. 12). Se la roccia del tuo cuore è Dio, se è Lui il tuo rifugio costante e l’Amore teneramente amato, le tue energie si moltiplicheranno a mano a mano che avanzerai nel cammino e supererai gli ostacoli che si frapporranno, e vivrai in continuo rendimento di grazie,
“perché eterna è la sua misericordia” (Sal. 136).
† Giuseppe Costanzo
