GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’
Stadio Comunale di Guidonia (Roma)
17-8-2000
L’Incarnazione del Verbo, del Figlio Unigenito di Dio è la strada più imprevedibile, più misteriosa, più difficile, ma anche la più sicura, che l’amore di Dio abbia potuto inventare per raggiungere il cuore dell’uomo.
Un Dio che escogita una tale via è un Dio folle d’amore per la sua creatura. Un amore che lo ha portato ad assumere pienamente la natura umana, a condividere tutte le possibili esperienze compatibili con la sua santità: l’intimità familiare, l’amicizia, la gioia della mensa, la stanchezza, l’amarezza, il tradimento.
Ma oltre al dono fontale
- E’ dono la sua Parola, che ammaestra, consola e fustiga; rivela il cuore del Padre e i suoi disegni d’amore, annuncia il Regno; invita alla sequela, suscita la speranza e promette la gloria.
- E’ dono il suo sguardo: penetrante, affascinante, folgorante. Ne sanno qualcosa il giovane ricco, l’apostolo Pietro, la Samaritana, l’adultera, la Maddalena…
- Tale sguardo era il riverbero del suo spirito; rivelava lo splendore della sua vita intima.
• Sono dono le sue mani: Mani capaci di trasmettere fiducia, di esprimere affetto, di offrire sicurezza, di donare amore. Mani aperte per accarezzare e benedire i bambini; mani tese a soccorrere i deboli; mani pronte a curare i corpi lacerati e gli spiriti affranti, mani laboriose che tiravano le reti, mani che indicavano il cammino e stimolavano ad andare avanti…
• Sono dono i miracoli, con cui guarisce le malattie, scaccia satana, allevia le sofferenze, mostra il suo amore compassionevole per l’uomo, lo avvolge di vita e di misericordia…
• Sono dono le Beatitudini, con cui ci indica il cammino ascensionale verso la perfezione, ribalta i criteri e i giudizi del mondo, proclama beati coloro che il mondo irride, che i potenti emarginano, che i superbi disprezzano.
• In una parola, è dono tutto quello che Egli ha detto e fatto: ha aperto orizzonti d’Infinito, ha rinfrancato gli spiriti, ha dilatato i cuori, ha tracciato cammini di pienezza e di gioia, ha additato mete di speranza…
• L’ha compreso per prima Maria, sua Madre, che nel Magnificat ha cantato l’inno di lode piena: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore” (Lc 1).
Quello che ci colma di stupore è la modalità del dono: la sua totalità, la sua radicalità, la sua generosità. Dio si fa uomo. Grande, si fa piccolo. Onnipotente, si fa debole. Infinitamente distante da noi, pianta la sua tenda in mezzo a noi. Signore del Cielo e della terra, si fa povero per arricchirci con la sua povertà. Si dona facendo risplendere la sua umanità, e tu lo senti fratello, amico, compagno di viaggio. Si dona facendosi solidale in tutto tranne che nel peccato, e tu sperimenti il suo amore tenero e la sua misericordia avvolgente.
Ma il dono generoso e totale di sé, offerto durante tutta la sua vita è completato nella sua Passione e Morte. Ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5, 2).
Si è consegnato nelle mani dei peccatori, Lui, il Santo, l’Agnello Immacolato; si è lasciato giudicare da uomini iniqui, Lui, il Giudice universale; si è lasciato condannare come un sovversivo, un agitatore politico, un bestemmiatore, Lui, l’Innocente, e non si è difeso, si è lasciato umiliare e insultare, Lui, il Figlio glorioso del Padre, e non ha aperto bocca; si è lasciato sbattere da un tribunale all’altro, Lui, il Re di giustizia e di pace,
con la sua potenza miracolosa ha salvato gli altri, ma si è rifiutato di usarla a suo vantaggio;
si è lasciato uccidere e non ha reagito, Lui, l’Onnipotente, il Signore della vita e della morte.
“Si è caricato delle nostre sofferenze – dice il profeta – si è addossato i nostri dolori… è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità” (Is 53, 4ss).
E’ morto per noi, per noi uomini e per la nostra salvezza. ” Ha distrutto l’inimicizia in se stesso (cfr. Ef 2, 16).
Notate: ha distrutto l’inimicizia, non il nemico; l’ha distrutta in se stesso, non negli altri! Anzi, ha perdonato i suoi crocifissori, ha pregato per loro scusandoli per la loro ignoranza e chiedendo al Padre di perdonarli.
Il movente di questo atteggiamento?- L’amore.
“Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20), confessa Paolo col cuore colmo di stupore e di gratitudine.
E’ il vertice dell’amore. E’ la prova suprema: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13).
Sofferenza e morte sono l’espressione più grande e più toccante del sorprendente amore di Gesù per noi. Un amore ineffabile e inarrestabile Neppure la morte lo frena. Dio, infatti, “non è un Dio dei morti, ma dei viventi” (Mc 12, 27).
Amore incommensurabile e assolutamente gratuito. E per amore e per totale solidarietà con noi, si addossa volontariamente i peccati di tutti, e li elimina sul legno della Croce: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Gv 1, 29)
Accetta la morte: la considera parte integrante della missione ricevuta dal Padre. Per questo “è causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5, 9).
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La Salvezza
che cos’è la salvezza’ Che cosa intende il mondo per salvezza? E che cosa intende la Chiesa? Qui le due concezioni divergono in maniera assoluta. Sono visioni radicalmente opposte.
a) Il pensiero del mondo sulla salvezza è multiforme. E’ frastagliato.
– per alcuni una salvezza vera e propria della persona umana è impossibile, per altri, invece, è superflua.
– Molti, però, ritengono possibile e necessaria una salvezza “esteriore”, cioè che si risolva in un mutamento delle strutture e delle condizioni sociali, politiche e culturali.
– Tutti quelli, poi, che ritengono possibile e necessaria una qualche salvezza esteriore o interiore affermano con certezza che l’unico salvatore di se stesso è l’uomo, che nessun intervento dall’alto è necessario, anzi che non è possibile, e, in fondo, neppure gradito. E’ l’idea della autoredenzione.
La salvezza realizzata da Cristo tocca la realtà profonda dell’uomo e il suo destino. E’ salvezza interiore e trascendentale. E’ liberazione dalla falsità, dall’insignificanza e dall’insipienza; dal peccato e dalla schiavitù del peccato; dalla morte e dalla condizione terrestre di decadenza e di mortalità.
I contenuti della salvezza non riguardano qualcosa dell’uomo o qualche spicchio della sua esistenza, ma si riferiscono all’uomo totale e al suo stato definitivo: è una salvezza che ci è data
– con la luce della verità.
– con l’infusione della carità (= nuova e vera capacità di amare)
– con la remissione dei peccati
– con la restaurazione della libertà di fronte alle forze del male
– con la partecipazione alla natura divina
– con la vittoria sulla morte mediante la risurrezione corporea
– con la vita eterna.
Tale salvezza è frutto dell’amore misericordioso del Padre: un amore paterno e materno, sponsale e amicale, tenero e compassionevole. Un amore che è garantito a tutti, perché il Padre “vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 5).
Questa salvezza ci è stata ottenuta per mezzo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio Crocifisso e risorto. “Egli portò i nostri peccati… sul legno della Croce… dalle sue piaghe siamo stati guariti“.
E’ Lui il Riconciliatore e il Pacificatore universale. E’ Lui il Mediatore unico tra Dio e L’uomo. “In nessun altro vi è salvezza” (At 4, 12).
Egli ci ha salvati per la sua obbedienza al Padre e per la sua solidarietà con noi. Fin dall’eternità Dio ha pensato e voluto Cristo come il principio, il modello ed il fine di tutti gli uomini.
Il peccato, sopravvenuto, non arriva a scompaginare la sostanza del disegno di Dio, anzi in qualche modo lo conferma e lo invera, perché il Figlio di Dio non si dissocia dai suoi fratelli divenuti colpevoli, ma restando il Capo sano di un organismo malato, si fa per l’umanità sorgente di risanamento e di vita nuova”(Biffi “Gesù di Nazareth).
Afferma s. Paolo nella lettera ai Romani: “se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo (10, 10).
“Sarai salvo”: cioè libero dal male, dal peccato e dalla morte, e pienamente realizzato. E’ Cristo, infatti, che dà senso alla tua vita e alla tua morte, lla tua gioia e al tuo dolore, al tuo amore e alla tua fedeltà, ai tuoi fallimenti e alle tue delusioni, alle tue lotte e alla tua solitudine. E’ Lui il Signore. Riconoscilo come il “tuo” Signore. Accoglilo e adoralo. E’ Lui il centro e il senso, la tua ragion d’essere e il tuo bene supremo E’ Lui la tua pienezza e la tua gloria, il tuo Capo e il tuo Salvatore.
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Ma c’è un dono che prolunga questo dono e ce lo rende misteriosamente presente e quotidianamente fruibile: è il dono di sé nell’Eucarestia.
Mistero grande della fede. Dono stupendo del suo amore. Farmaco efficacissimo d’immortalità.
L’Eucarestia: presenza silenziosa in mezzo al popolo di Dio in cammino, presenza costante in testa a questa carovana di credenti che avanza fiduciosa verso la meta. Presenza corroborante: davanti al tabernacolo, dove Egli è sempre presente e sempre ci attende, tutte le tentazioni si superano e tutte le battaglie si vincono. Lì la vita Ti è donata in abbondanza e ogni giorno ti viene offerto il pane per il tuo pellegrinaggio. Lì attingi forza per il faticoso cammino quotidiano. Lì impari a diventare anche tu “pane spezzato” e “sangue versato” per il fratello che ti cammina accanto.
Da quello che ha fatto per te, impara quanto tu valga per Lui. Dalla totalità del dono misura la grandezza del suo amore. “Così Iddio ha amato il mondo” (Gv 3, 16), “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi” (Rm 8, 32). E il Figlio si è consegnato liberamente, si è sacrificato volontariamente: “Mi ha amato – esclama stupito e grato s. Paolo – “e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20).
Questo amore folle del Padre e del Figlio interpella la tua libertà, tocca il tuo cuore e ti induce ad una decisione seria,
di tutto te stesso e per tutta la vita. Dalla radicalità della proposta deve scaturire la radicalità della risposta.
Non fare come il giovane ricco, che, davanti alla richiesta di Cristo, abbassò la testa, voltò le spalle e si allontanò triste. Non temere. Non calcolare. Fidati. Lui è fedele. Non è il tuo rivale, ma l’Amico, che mai tradisce e mai delude. Su di Lui puoi contare.
Hai paura? Lui ti libera.
Sei angosciato? Lui ti guarisce. Cerchi una strada? E’ Lui la via. Sei confuso e smarrito? E’ Lui la Verità.
Sei deluso? E’ Lui l’Amore sempre fedele.
Hai voglia di vita e di pienezza? Lui è venuto perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
In Lui l’Amore si è fatto Vita e la vita ora sfida la morte.
Giovani, coraggio! Lanciatevi con fiducia verso la grande avventura: l’avventura dell’amore, il viaggio della vita, la montagna della santità!
Mons. Giuseppe Costanzo
Arcivescovo di Siracusa
