Sono 10 anni che sua eccellenza monsignor Giuseppe Costanzo, è venuto eletto Vescovo titolare di Mazara e ausiliare della diocesi di Acireale, il 21 Febbraio 1976, fu ordinato il 4 Aprile 1976.
Nominato vescovo di Nola il 6 agosto 1982, fece il suo ingresso nella nostra Diocesi il 10 ottobre 1982. Riconoscimenti e auguri, preghiere e impegni di fedeltà sono stati espressi da tutta la comunità diocesana.
La celebrazione liturgica del Giovedì Santo è stato il momento ufficiale per mettere in debito risalto la ricorrenza. Monsignor Olindo Pacia, vicario generale della Diocesi, ha svolto una sintesi di riflessione e di voti che, per il suo significato rappresentativo riportiamo.
Eccellenza
In questo giorno santo la Liturgia ci invita a fissare lo sguardo su Gesù – che ci ha amati fino alla fine – e a celebrare con commossa gratitudine, i doni del suo Cuore:
- l’Eucarestia
- il Sacerdozio
- il Comandamento nuovo della carità fraterna.
In questo giorno noi vogliamo ricordare una ricorrenza a voi tanto cara: il decimo anniversario della vostra ordinazione episcopale. Esso cade precisamente il 4 Aprile prossimo, ma ci è sembrato opportuno e conveniente ricordarlo, con un po’ di anticipo, oggi, Giovedì Santo, festa dei sacerdoti, giorno in cui è nato il nostro sacerdozio. Questa ricorrenza è diventata cara anche a noi, perché dal 1982 voi siete il nostro Padre e Pastore, dopo aver prestato il ministero episcopale prima ad Acireale, come vescovo ausiliare dal 1976 al 1979, e poi a Roma come assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana dal 1979 al 1982.
Siete il nostro Vescovo e noi, oggi, con spirito di fede, fissiamo lo sguardo su di voi, segno vivente di Cristo presente e operante nella nostra Comunità. Nella fede vediamo in voi il “Ministro” che in modo eminente, rende attuale e perenne la missione di Cristo: insegnare, santificare, guidare la Chiesa che è in Nola, voi ne siete visibilmente il principio, e il fondamento di unità. Voi siete il vincolo di comunione gerarchica della nostra Chiesa con la Chiesa universale. Dalla riflessione dei padri conciliari del Vaticano II è emersa più nitida la figura del Vescovo fedele a Cristo e fedele all’uomo .
Non è il caso di richiamare qui la ricchezza dell’insegnamento conciliare sulla figura del Vescovo, ma mi sia consentito ricordare con rapidi cenni alcune caratteristiche che mettono in evidenza quello che il Vescovo è e deve essere
Nei documenti conciliari e post conciliari, confronta specialmente (Ecclesiae imago), il vescovo è presentato come l’uomo della carità pastorale, perché configurato a Cristo buon pastore, che offre la vita per le sue pecorelle.
Il vescovo è l’uomo che si dona totalmente a Dio e ai fratelli, fa della sua vita un dono sempre disponibile. Non vive più per sé stesso, ma per Cristo e per i fratelli: fa della sua vita un dono, sempre disponibile.
Si dona con gioia.
Il vescovo è l’uomo della fede ed educa alla fede. Egli la nutre in sè stesso con la preghiera liturgica e la contemplazione, nello studio e in ascolto della Parola di Dio; la testimonia con la sua vita prima di proporla e alimentarla negli altri.
Il vescovo è l’uomo della speranza e accende speranza. Ogni bene attende da Dio e in Dio, ripone la massima fiducia. La speranza che non delude stimola nel Vescovo lo spirito missionario e di conseguenza lo spirito di creatività e di iniziative. Di qui quel sano ottimismo che il Vescovo vive personalmente e per così dire, irradia negli altri, specialmente nei suoi collaboratori.
Il vescovo è l’uomo dell’obbedienza a Dio e alla sua volontà, manifestata attraverso la mediazione della Comunità. Egli è convinto che nessuno nella Chiesa pu legittimamente ed efficacemente prestare il suo umile fraterno servizio, se prima non offre se stesso come modello di obbedienza.
Il vescovo è l’uomo della prudenza che è saggezza pratica e arte del buon governo. La prudenza che gli fa conservare le legittime tradizioni della Chiesa particolare, ma al tempo stesso ne fa un appassionato ricercatore di iniziative nuove, perché la Comunità diocesana cammini verso il meglio, per una via di sana continuità e di un doveroso adattamento alle nuove situazioni.
Il vescovo è l’uomo della fortezza. E’ per la fortezza che il Vescovo, senza timore di perdere il favore degli uomini, non esita a dire con gli Apostoli: “non possiamo non parlare” e ad agire liberamente nel Signore.
Ma egli sa armonizzare la fortezza con la dolcezza. Certe situazioni non si superano – dice Sant’Agostino – con l’asprezza o la durezza né con modi imperiosi, bensì più con l’ammonimento che con la minaccia”.
Ma oltre a queste e altre doti soprannaturali, il Vaticano II vuole che nel vescovo rifulgano quelle doti umane, giustamente apprezzate nella società: una ricchezza di umanità, una bontà e nobiltà di animo, un carattere costante, una mente aperta e lungimirante, un cuore sensibile alle sofferenze altrui, un rispetto e un’attenzione premurosa alle persone, una larga capacità di autocontrollo, gentilezza e sopportazione, una sana apertura al dialogo, una prontezza di volontà nel donarsi al servizio del prossimo.
In poche parole il Vescovo è presentato dal Vaticano II come padre, fratello, amico che fa sue le gioie e le speranze, le tristezze, le angosce delle persone affidate alle sue cure, dei poveri, soprattutto degli emarginati, di coloro che soffrono. Il Vescovo del Vaticano II si occupa dell’uomo, quale oggi in realtà si presenta, è in dialogo con l’uomo, è al servizio dell’uomo per la sua promozione integrale. Egli è convinto che per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo, bisogna amare l’uomo per amare Dio. Eccellenza,
nel clima di intensa spiritualità che caratterizza il Giovedì Santo, soffuso di mestizia e di mistica gioia, mentre contempliamo Gesù, nostro Signore che si offre a noi nei suoi doni e per noi si appresta a morire sulla croce, ci raccogliamo in umile e fervorosa preghiera intorno a voi e con voi. E la nostra preghiera è di lode e di ringraziamento per i dieci anni del vostro episcopato.
E’ di lode e di ringraziamento per il dono che il Signore ha voluto fare alla nostra diocesi della vostra persona, in cui siamo lieti di scorgere ogni giorno più, i lineamenti e le caratteristiche della figura del Vescovo come emergono dal Vaticano II.
E’ preghiera di impetrazione, perché aumenti sempre più in voi la sollecitudine del pastore e cresca sempre più in noi la docilità, la collaborazione responsabile, l’affetto filiale.
E la nostra preghiera si fa augurio: il Signore vi conceda la gioia di veder fiorire nella nostra cara diocesi Comunità di persone che credono nella presenza di Cristo risorto e si amino come fratelli per testimoniare al mondo l’amore di Dio; Comunità di fede e di amore che, seguendo le vostre direttive, diano il primato alla Parola di Dio, pongano al centro la Comunione, si impegnino in gesti di carità operosa. La nostra preghiera e il nostro augurio si concretizzano in un piccolo segno che vuole essere espressione del nostro grande amore e della nostra sincera gratitudine.
Un anello d’oro, che ha un suo particolare valore, perché è l’anello del Vaticano II e perché porta inciso: “Nola al suo Vescovo”. È evidente che il significato simbolico di questo nostro dono vuole sottolineare una realtà molto bella a cui crediamo. Il Vescovo è strettamente unito alla sua Chiesa e come congiunto a lei da mistico vincolo, sì da meritare, a somiglianza di Cristo, l’appellativo di sposo. Anzi il vescovo riflette visibilmente e in maniera speciale l’immagine di Cristo, sposo della Chiesa.
Questo segno di amore e di gratitudine, questo dono carico di significato ve lo presentano due fanciulli a nome di tutto il presbiterio, di tutti i membri degli Istituti di vita consacrata, di tutto il laicato cattolico della Chiesa che è il Nola.
Viva, fiorisca, rifulga la nostra diletta Diocesi nella potenza dello Spirito Santo e sotto la vostra Sapiente guida.
Monsignor Olindo Pacia
