Carissimo Padre e Pastore!
Nella trasparenza della memoria la nostra mente torna al Cenacolo, a quell’angolo avvolto nel silenzio sotto un cielo tinto di santità, dove puntualmente ogni anno ci hai atteso: “venite e vedrete!”
Che bella icona vivente di comunità apostolica!
Intorno al Vescovo eravamo proprio tutti: sacerdoti, religiosi, suore, laici, laiche, espressione della varietà dei ministeri e dei carismi di questa Chiesa.
Hai desiderato instaurare un clima di convivialità e attraverso non solo gli orecchi, ma il cuore dell’uomo.
Hai voluto immergerci nel silenzio perché, paradossalmente, potessimo uscire dalla separatezza e tessere, nell’intreccio di esperienze diverse, cammini di comunione.
In quello spazio di libertà, di dono dall’alto, di gratuità e di attesa, di ascolto e di comunicazione, abbiamo imparato ad accoglierci, in un movimento di concentrazione, di ricerca del proprio nucleo interiore e di decentramento verso l’Alto e gli altri.
Ci hai fatto salire al piano superiore, non perché guardassimo dall’alto e con distacco il panorama sottostante della storia, ma perché imparassimo a coglierne il senso e le prospettive da un punto di vista più ampio, a leggerne i segni con discernimento, con larghezza di cuore, nella docilità allo Spirito, con la tensione audace di chi ha l’ansia di vedere oltre.
Qui, con il tuo lavoro di scavo e di penetrazione ci hai fatto gradualmente gustare ed assimilare il rotolo della Parola, fino a creare profonde risonanze, silenzi e spazi di preghiera di lode e di adorazione.
Sul tracciato delineato dalla Parola ci ha indicato a lasciarci attraversare e trasformare da quella luce.
Ci hai spinto, così, ad uscire dall’usura, ad allentare gli ormeggi delle difese, delle sicurezze, per aprirci all’ebbrezza del vino nuovo.
Hai alimentato le lampade della speranza perché tornando in città potessimo riscaldare i nostri ambienti, mutarne in danza il lamento, le tensioni in tratti di armonia e di bellezza.
Vorremmo ricambiarti accendendovi la luce della solidarietà fraterna e del dono dell’unità, intrecciando Trinità e vita.
Continueremo a dirti grazie tenendo viva la “tradizione” di un’esperienza che ci ha fatto riscoprire il primato della contemplazione come urgenza della Chiesa e della storia.
I figli della Chiesa di Nola
Rachele Sibilla
